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Altri sei distributori di latte fresco

Altri sei distributori di latte fresco
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 Per ora sono nove, ma nel prossimo anno ne apriranno altri sei. I distributori automatici di latte fresco a Parma sono destinati ad aumentare. E il Comune non intende fare alcun passo indietro.

 Assessore Zoni, nei giorni scorsi, durante un convegno a Cibus Tec,  però è ripartita la polemica sulla sicurezza del latte crudo...
Non c’è dubbio che anche sui prodotti alimentari di largo consumo, tra questi il latte che è bene essenziale, si sia aperta negli ultimi anni una competizione di mercato assai vivace. La legge consente oggi alle aziende agricole di vendere senza intermediari i propri prodotti, purché rispettino i severi parametri della norma Ue, e tra questi il latte crudo. È una grande possibilità per le aziende agricole che, in cronica sofferenza economica, hanno così un secondo canale di entrate, ma soprattutto si stimola il consumo di prodotti locali, si contribuisce all’occupazione in agricoltura e al mantenimento di quell’universo di saperi ad essa legati. Che poi prenda il nome di filiera corta, chilometri zero o altre denominazioni poco importa, il principio è di contribuire al consumo di prodotti freschi, locali e di stagione. È quindi un aiuto all’economia locale, come tale va interpretato e giudicato. 

Secondo lei non esiste un problema di sicurezza alimentare per il latte venduto ai distributori automatici? 
Per la vendita del latte crudo le leggi esistono e anzi sono aumentati i controlli. Quindi non sussistono pericoli per la salute, a patto che siano rispettati gli standard previsti. Il latte crudo deve essere sottoposto esclusivamente a filtrazione fisica per separare da impurità, refrigerato immediatamente e conservato tra gli 0 e +4 gradi centigradi. La normativa regionale impone che i distributori automatici debbano essere dotati di dispositivi che impediscano l’erogazione in caso di interruzione dell’elettricità con il conseguente superamento della temperatura di +4°C. Spesso gli incidenti sono capitati invece dentro le mura domestiche, magari a causa di un frigorifero poco funzionale o per il contatto con altri cibi mal conservati o mal cucinati. Non dimentichiamo inoltre che le indicazioni ministeriali consigliano la bollitura prima del consumo. 

Quanti sono i distributori di latte crudo a Parma?
 A Parma sono oggi attivi 9 distributori, ma altri 6 apriranno nel 2010 in virtù di un apposito bando che abbiamo fatto nei mesi scorsi. Segno che hanno un mercato, che i consumatori parmigiani sono attenti e consapevoli. Aggiungo che dal giugno 2008 il Servizio Veterinario dell’Ausl di Parma non ha mai registrato alcun esito negativo nei controlli sugli aspetti igienico-sanitari di latte nei distributori. L’aspetto decisivo è la non interruzione della catena del freddo: sono infatti i potenziali “shock termici” a minare la qualità degli alimenti, indipendentemente dal fatto che responsabile sia la piccola azienda agricola piuttosto che la grande azienda lattiero casearia. Non è dunque un problema di chi produce, piuttosto di come si produce. Quando si parla di sicurezza alimentare è d’obbligo il massimo rigore nel rispetto degli standard qualitativi. 

Assessore, la concorrenza nel mercato del latte può creare dei pericoli per il consumatore?
Ritengo che una sana concorrenza di mercato faccia bene se inserita in un contesto di regole chiare e condivise. Sì alla competizione, quindi, ma senza ricorrere alla delegittimazione reciproca tra piccoli produttori e grandi aziende. Non è con i dossier “contro” che si può pensare di rafforzare le proprie quote di mercato, al contrario la competizione si deve misurare sulla qualità del prodotto, sulla bontà, sull’apporto nutrizionale. Laddove invece si sospetti di mancato rispetto delle leggi i cittadini sono tenuti a segnalare il fatto alle autorità competenti, il servizio veterinario Ausl, i Nas  e l’assessorato al Commercio. 

Quindi lei è per una politica del dialogo e della concorrenza?
Le parole d’ordine sono dialogo, concorrenza, trasparenza. Credo che le guerre di religione sul latte non siano utili al “sistema latte” né ai cittadini, ancor meno serve l’allarmismo generalizzato come quello avanzato da un’associazione di consumatori a Cibus Tec. I consumatori non sono ingenui né sprovveduti, si informano prima di fare acquisti, specie quando si parla di alimenti.  Serve un confronto aperto e senza pregiudiziali, nell’interesse dell’intero sistema latte.

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