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Crac Parmalat: per Tonna "era Tanzi a decidere tutto" - Rischi dal ddl sul processo breve?

Crac Parmalat: per Tonna "era Tanzi a decidere tutto" - Rischi dal ddl sul processo breve?
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Erano entrambi in aula, Calisto Tanzi e Fausto Tonna, questa mattina in aula, al Centro Congressi di via Toscana, dove si svolge il processo per il crac Parmalat del 2003. Ma Tanzi, ex patron della Parmalat, e Fausto Tonna, ex direttore amministrativo e finanziario della società, non si sono guardati.  Tanzi, accompagnato dai suoi avvocati Giampiero Biancolella, Filippo Sgubbi e Fabio Belloni, si è presentato in udienza per ascoltare personalmente la versione di Tonna, che qualche giorno fa aveva dichiarato che era Tanzi a ordinare i falsi. Alla fine l'ex patron è andato via senza rilasciare dichiarazioni.

L'ex braccio destro del cavaliere, che ha trascorso in Parmalat 30 anni e che ora è imputato per associazione a delinquere finalizzata al crac dell'azienda, ha accusato pesantemente Tanzi, definendolo «il burattinaio» del gruppo alimentare. Parlando al collegio giudicante, presieduto da Eleonora Fiengo, Tonna ha ripercorso, tra l'altro, la genesi dell’affare Eurolat che portò all’acquisto del settore lattiero-caseario di Cirio da Sergio Cragnotti.
Parmalat, secondo l’ex direttore finanziario, è «stata costretta a comprare da Banca di Roma», guidata all’epoca dei fatti da Cesare Geronzi. Per un certo periodo la multinazionale di Collecchio è stata in predicato di comprare tutta Cirio. Lo ha spiegato Tonna ai microfoni Rai, nel corso di una pausa, dicendo che «ad un certo punto Geronzi aveva chiesto questo ulteriore favore a Tanzi», ma l’affare non sarebbe andato in porto «perché i vertici di Cirio non hanno mai fatto avere i dati sul business e non si poteva fare la due diligence».
Calisto Tanzi ha bollato come «bugie» le dichiarazioni di Tonna in aula sulla genesi del crac, ma in relazione alla Cirio ha detto: «Ce l’hanno offerta, non dovevamo comprarla». Parmalat, comunque, acquistò le aziende lattiero-casearie del gruppo laziale per circa 800 miliardi di lire. L’intero complesso industriale, però, secondo Tonna non valeva più di «600 miliardi di lire».
Secondo il ragionier Tonna, in Parmalat molti sapevano dei bilanci truccati. «Lo sapevano di certo Calisto Tanzi, suo figlio Stefano, l’ex direttore marketing Domenico Barili, Luciano Del Soldato e i responsabili dei Paesi stranieri in cui Parmalat operava - ha spiegato -. Era comunque Tanzi a decidere tutto». Tonna ha detto inoltre che i consigli d'amministrazione «erano brevissimi: sostanzialmente si risolvevano con la relazione mia o di Tanzi sull'andamento generale. Ricordo pochissime occasioni in cui qualcuno faceva domande. Eppure, i consiglieri di Parfin venivano a conoscenza delle operazioni, come bond o private placement, prima o subito».
Ampi servizi saranno sulla Gazzetta di Parma in edicola venerdì 13 novembre.

RISCHI DAL DDL SUL PROCESSO BREVE? In Parlamento è stato presentato un disegno di legge per rendere più brevi i processi. Se fosse approvato l'attuale testo, la norma potrebbe mettere a rischio parte del lavoro anche degli inquirenti che hanno lavorato sul crac Parmalat. Resterebbero in piedi le accuse di bancarotta mentre sembra che possano essere "a rischio" i procedimenti per aggiotaggio a Milano e quello contro le banche.
Secondo alcuni avvocati difensori presenti oggi al Paganini, in virtù della contestazione del reato di associazione per delinquere ai principali imputati il processo al crac Parmalat non verrà "cancellato" dal ddl Ghedini sul giudizio breve. Durante una delle pause del processo, alcuni legali presenti, tra cui il professor Filippo Sgubbi (uno dei difensori di Calisto Tanzi), hanno preso visione del testo presentato oggi al Senato, che ha suscitato molto scalpore in aula, arrivando alla conclusione che il processo sul crac non sia comunque prescritto, anche in caso di approvazione del ddl.

PARMATOUR, ASSOLUZIONE PER CARDILE. Angelo Cardile, l’ultimo presidente e amministratore unico di Parmatour, è stato assolto dal Tribunale di Parma dall’accusa di omesso versamento delle ritenute sugli stipendi «perché il fatto non sussiste». È stata la pm onoraria Valentina Migliardi a chiedere l'assoluzione per l’ex generale della Guardia di finanza che, dal 23 dicembre 2003 al 15 gennaio 2004, ricoprì l’incarico di vertice nel gruppo turistico di Calisto Tanzi ormai collassato.
Il tribunale di Parma ha appurato che Cardile non era tenuto all’adempimento perché non era più in carica quando, per legge, avrebbe dovuto versare le ritenute.

 

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  • fabio

    14 Novembre @ 09.53

    BASTA!!!! TUTTI AI LAVORI FORZATI!!! FANNO SCHIFO!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

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  • Sergioker

    13 Novembre @ 16.02

    Rispondo a Marco. Tanzi ha creato quel magnifico impero chiamato Parmalat senza essere nato a Milano o a New York ma a Collecchio. Vincente perfino nelle sponsorizzazioni sportive costellate da epici successi. Persona mai schiva con la gente comune del comprensorio di residenza e molto generosa. Famiglia mai macchiata di scandali di qualsiasi genere eccetto l'ultimo di non avere quel fondo cassaforte dichiarato. Senza quest'ultimo falso la vecchia società avrebbe tirato avanti come tutte le altre tra bond, furbizie nelle trimestrali e aumenti di capitale. A me la Parmalat in borsa ha dato e tolto alla fine ma certi piccoli investitori stanno ancora mediando i prezzi di anni fa con le azioni Mib 30 delle "buone società". A volte è quasi meglio un taglio netto...

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  • Mauro

    13 Novembre @ 14.36

    Una famosa canzone di anni fa diceva, non te regghe più. ora è il caso di dire non ve regghe più. Basta con queste commedie da avanspettacolo, in galera in galera, e lavori forzati, questo dovrebbe essere il vostro futuro cari Tanzi e Tonna della banda T&T.

    Rispondi

  • Marco

    13 Novembre @ 14.22

    Credo che Tanzi abbia delle responsabilità enormi e debba pagare per tutto quello che ha fatto. Sergioker, non capisco se stai scherzando, ma definirlo una grandissima persona ci vuole tutta....anzi, magari spiegaci perchè lo ritieni tale. Magari dopo lo pensiamo anche noi. Però penso anche che da un certo punto in poi alcuni banchieri e politici di livello nazionale lo abbiano preso per il collo obbligandolo a fare operazioni che hanno aggravato ulteriormente la situazione già compromessa. Penso anche che questi personaggi dovrebbero pagare allo stesso modo ma siano ad un livello intoccabile e li le indagini si fermino...anzi, ognuno di loro è ancora al suo posto.

    Rispondi

  • Giorgio Russo

    13 Novembre @ 11.34

    Eh si Cedric ha ragione. Pensate che dalla fine deglli anni "80 le banche hanno cominciato a essere strane (più del solito). Stavano "addosso" alle piccole ditte e molte delle quali hanno chiuso anche a causa di queste cose. Per tamponare il Buco incentivavano l'uso del fido bancario per poi far pagare interessi oltremodo (anche chi doveva avere condizioni tramite le associazioni di categoria) per poi dare ordine di farli rientrare improvvisamente mettendoli in difficoltà. E dopo può accadere di tutto nella testa di una persona.Oltre al danno quantificato in azioni o bond ecc. c'è anche questo che non è sicuramente inferiore. Che danno ragazzi al tessuto economico di Parma. Ancora oggi però qualcuno vuole negare queste cose e allora penso che ci sarà un altro Tanzi accadrebbe la stessa cosa. In Italia finch'è le cose non ci toccano personalmente non ce ne occupiamo.Poi purtroppo c'è chi vuole guadagnare con Avidità e si va a rischiare oltremodo.

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