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Prezzi bassi, burocrazia, crisi: in piazza Garibaldi la protesta degli agricoltori "in croce"

Prezzi bassi, burocrazia, crisi: in piazza Garibaldi la protesta degli agricoltori "in croce"
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di Andrea Violi

Sono più inclini a scendere in campo che in piazza e lo dicono subito. Sono abituati però a scendere in campo nel vero senso del termine, solo che gli agricoltori devono anche affrontare una burocrazia poco «friendly». Quando vendono i loro prodotti sul mercato, i prezzi sono molto bassi e molti - fra costi di produzione e crisi economica - come si suol dire, “non ci stanno dentro”.
Un numero per tutti lo dà Lorenzo Bonazzi, presidente dell'Unione agricoltori (Upa): «Nei primi nove mesi dell'anno hanno chiuso 150 aziende». È vero che c'è anche una tendenza all'aggregazione fra chi resta, ma perdere terre agricole, manodopera e produzioni alimentari mina alla base quel settore agroalimentare di cui Parma è un'eccellenza nazionale.
Ecco le motivazioni fondamentali della manifestazione indetta da Unione agricoltori, Cia, Legacoop, Confcooperative e Uplas di Parma.

Sono passate da poco le 10 quando circa 160 trattori partono dal ritrovo, il parcheggio scambiatore nord, per sfilare in via Europa, via San Leonardo e via Trento. Il grosso del corteo rimane in viale Mentana, mentre circa trenta trattori «occupano» piazza Garibaldi. Ad aspettarli c'è un presidio davanti al municipio e un trattore blu che, solitario, è andato in centro dritto, senza seguire il gruppo. Appartiene a Rino Pizzetti, agricoltore di Eia in pensione da tre anni. Aveva 150 mucche ma ha smesso: guadagni ormai non ce n'erano più, mentre i costi e gli oneri erano fissi.
Alle 11,25 la manifestazione entra nel vivo: ai clacson che annunciano i trattori, già in via Mazzini, si uniscono i fischietti del presidio. E mentre i decibel si alzavano sempre più, in piazza fa capolino un uomo chino, con la barba e una corona di tralci di vite in testa. Procede a passo lento: sta portando una croce e traina un carretto con una finta forma di Parmigiano Reggiano. Il «Cristo» in questione è Dante Piazza: ha 54 anni e un'azienda a Langhirano con una ventina di capi. Produce latte per il «Re dei formaggi». Lavora in azienda «da quando ho finito il servizio militare» ma ora, come tanti altri, rischia di chiudere sotto il peso di costi e crisi economica.

In piazza ci sono le autorità: i presidenti Lorenzo Bonazzi (Upa) e Guido Baratta (Cia) incontrano il presidente della Provincia Vincenzo Bernazzoli e il suo vice Pier Luigi Ferrari. Per il Comune c'è l'assessore Paolo Zoni. C'è anche l'onorevole Mauro Libè (Udc). A mezzogiorno i rappresentanti delle associazioni incontrano il prefetto Paolo Scarpis all'ingresso di Palazzo Rangoni, illustrandogli i motivi della manifestazione.
«Più carte da firmare che erbacce da estirpare» è uno degli slogan scritto sui trattori. Avere meno burocrazia è una delle richieste che gli agricoltori fanno al governo. E poi ci sono i problemi economici. «I prodotti che vendiamo vengono pagati sempre meno, mentre per i consumatori i prezzi aumentano - dice il presidente dell'Unione agricoltori Lorenzo Bonazzi -. In questo modo noi non riusciamo ad essere competitivi, anche per i costi di burocrazia e del lavoro, e non riusciamo a fare reddito». L'agricoltura sta perdendo addetti: Bonazzi sottolinea che i giovani ci sarebbero, ma se il settore non dà reddito non possono continuare a lavorarci. La burocrazia porta via 110 giornate lavorative all'anno, fa notare il presidente. E le banche? Un migliore accesso al credito sarebbe vitale per il settore.
«Chiediamo maggiore sensibilizzazione da parte delle istituzioni, soprattutto il governo - dice ancora Bonazzi -. Bisogna trovare le risorse per trovare in vita quello che è uno dei fattori portanti del Paese. L'agroalimentare c'è perché ci sono gli agricoltori. Senza agricoltura non ci sono il Prosciutto di Parma, il Parmigiano Reggiano, il latte di alta qualità che produciamo».

Bernazzoli e Ferrari esprimono il sostegno della Provincia agli agricoltori. In particolare Ferrari spiega che la Provincia fa il possibile per andare incontro alle esigenze dell'agricoltura. L'assessore sottolinea che a Parma il settore esprime comunque una sua vitalità: Ferrari sottolinea che su 70 progetti di filiera da presentare in Regione (nell'ambito dei bandi del piano di sviluppo rurale) 13 vengono dal Parmense. «Mi auguro che queste manifestazioni servano per sensibilizzare le realtà nazionali - dice Ferrari -. La Regione sta accelerando al massimo i flussi finanziari legati al Piano di sviluppo rurale. La Provincia cerca di dare esecuzione sollecita ai bandi e cerca di corrispondere in termini di assistenza per il mondo agricolo». Le eccellenze del mondo agricolo parmense, tra l'altro, saranno presentate a Bruxelles il prossimo 9 dicembre, in un evento al quale parteciperà anche la Provincia di Parma e che sarà chiuso dall'ex presidente della Commissione Ue Romano Prodi.

Questa capacità imprenditoriale è minacciata alla base dalla mancanza di redditività: lo ribadisce il presidente della Cia Guido Baratta. «C'è un'attesa per un miglioramento della situazione, dopo anni di difficoltà - dice Baratta -. I produttori hanno tanta voglia di andare avanti, ma da sola non basta. Uno zoccolo duro di giovani c'è e in diversi casi c'è stata una concentrazione fra aziende. Anche il giovane però deve avere un reddito, non solo la passione, per rimanere. Vale per tutti, che si produca formaggio o pomodori, bietole, cereali o vino».

Dopo mezzogiorno il corteo è ripreso: i trattori di via Repubblica si sono uniti a quelli rimasti in viale Mentana, per poi sfilare in via Emilia Est, raggiungere la tangenziale nord e tornare al parcheggio scambiatore vicino al casello dell'A1. Inevitabili disagi al traffico durante il passaggio dei mezzi agricoli (sulla manifestazione hanno vigilato Polizia municipale e Polizia di Stato) ma non ci sono stati episodi gravi.

I motivi della manifestazione

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  • carla

    27 Novembre @ 13.56

    ...non commento i commenti, volevo solo fare alcune precisazioni: 1) cosa mettiamo in tavola tutti i giorni??? 2) se non sono prodotti italiani da dove vengono??? 3) chi lavorerà per far si che nei nostri piatti ci sia qualcosa da mangiare, oppure decideremo di mangiare delle pillole??? 4) ..il parmigiano, il prosciutto di PARMA, il salame di Felino, la coppa, il vino, ecc. ecc. dove nascono??? forse sotto il cavolo??? ma il cavolo vuole coltivato... 5) chi salvaguardia l'ambiente, in particolare in montagna...??? 6) chi lavora 365 giorni all'anno??? 7) chi non ha neanche il tempo di ammalarsi??? 8) chi non sa neanche cosa vuol dire la parola "FERIE"??? 9) chi è costretto a lasciare decidere il prezzo di quello che produce all'acquirente??? .....Potrei aggiungere 100, 1000 altre domande. Vi porto un esempio per tutti, il parmigiano reggiano, circa 20 anni fà veniva pagato alla produzione circa lire 20.000 al kg. (pari a circa € 10,00) attualmente al produttore i commercianti offrono € 7,50 al kg. dal vostro punto di vista, possono continuare a produrlo??? (senza considerare l'inflazione di 20 anni) . E così per tutti gli altri prodotti. Dal mio punto di vista gli agricoltori sono degli "EROI" , non vorrei però fosse troppo tardi... forse stanno chiudendo la stalla adesso che i buoi sono già scappati..... Gli agricoltori in Italia non sono mai stati presi in considearzione da nessun governante di qualsiasi colore politico. L'errore degli agricoltori, dal mio punto di vista, è che non hanno mai fatto abbastanza "CASINO", hanno sempre pensato solo a lavorare, e il lavoro onesto non paga mai......

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  • SIFTO'

    27 Novembre @ 10.26

    +contadini -avvocati

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  • Alice

    26 Novembre @ 20.04

    Volevo rispondere a Corrado: secondo lei con cosa lavorano se non con i trattori, con gli aratri di legno?! Chi le dice che non abbiano fatto mutui o finanziamenti per comprarli!?

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    • francesco

      26 Novembre @ 22.59

      E' un gran peccato sentire la gente che ancora oggi butta lì frasi fatte relative al trattore più o meno grosso, al fatto che gli agricoltori si lamentano sempre ma sono pieni di soldi e ad altre baggianate simili; ma signori vi rendete conto cosa significa fare questo mestiere al giorno d'oggi? In primis il giorno di riposo settimanale non esiste, non esistono festività, le mucche vanno munte tutti i giorni, tutto l'anno; le colture vanno irrigate nel momento in cui la pianta ha sete e non ne vuole sapere di piovere, non ti puoi permettere di aspettare perchè è ferragosto e devi andare a fare il week end al mare:rischi di compromettere il raccolto. Io lo scorso Natale l'ho passato a far nascere un vitellino... La nostra è una vita completamente volta al lavoro;quando lavoravano i miei nonni si guadagnava bene, erano tempi migliori; oggi sei un buon imprenditore agricolo nel momento in cui riesci a pagare tutte le spese senza rimetterci. Oggi i giovani che credono in questo settore vengono visti come alieni dalla società che li circonda. Non siamo poveri contadini ignoranti signori!!! Abbiamo studiato e sappiamo fare bene il nostro mestiere. Con la manifestazione di oggi abbiamo voluto far vedere che ci siamo ancora, che stiamo credendo in quello che facciamo tutti i giorni, che lo stiamo facendo al massimo delle nostre possibilità nonostante i sacrifici continui. Vogliamo solo lavorare con dignità e fierezza. E poi mi scusi signor Corrado ma il trattore è uno strumento di lavoro che serve per aumentare la produttività nei lavori in campo. Ovviamente la tecnologia ha fatto passi avanti anche in questo settore e giustamente noi poveri contadini cerchiamo di trarne vantaggio. Forse però la visione comune ci vuole ancora in campo con i buoi e l'aratro o con il carro trainato dal cavallo. Se una ditta metalmeccanica compra una macchina a controllo numerico per migliorare il lavoro penso proprio che un trattore moderno sia l'equivalente in ambito agricolo. "Strumenti di lavoro" lo tenga bene a mente. Io non vado con il trattore da 100 mila euro a fare le vasche in centro o il giro al mare, lo uso per trasportare letame! Bisogna pensare prima di scrivere banali luoghi comuni

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  • allevatore PR

    26 Novembre @ 20.03

    hai ragione Corrado il latte è bianco e basta, ma non puoi imputare questa situazione a Zaia, è gia da diversi decenni che l Agricoltura Italiana è stata svenduta da tutte le parti politiche, quindi dico solo che dovevate vegliarvi prima,magari protestare quando hanno protestato i Cobas nel ottobre 1996 ,( vedi Linate )invece di dar retta hai vostri vertici sindacali, che RIPETO loro si sono autoattribuiti quote di produzione e tutti i vari finanaziamenti regionalii-europei a spese di noi semplici agricoltori, che ora litighiamo tra di noi, ( vedi tu e io ) mentre i vostri vertici sindacali ( io ho strappato la mia tessera sindacale 11 anni fa ) professano che è giusto pagare multe ed averci fatto acquistare Quote-latte,pagandole salatamete con relativa aggiuntina pro-sindacali

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  • wilson

    26 Novembre @ 18.37

    Lasciando perdere appartenenze politiche ecc ecc.. i dati parlano di oltre 190.000 aziende 10 anni fa..oggi poco meno di 40.000; e i dati nella provincia di pr sono allarmanti..l'altro giorno si è "ventilata" l'ipotesi di chiudere (e spero di no) lo stabilimento della fiat di termini Imerese con presa di posizione contraria di Scajola in tempo reale..qui sta chiudendo un settore ma avete sentito qualcosa? In finanziaria? In qualche dibattito? Ah già forse a Porta a Porta quando la pasta è aumentata 10 centesimi..a voi l'ardua sentenza !.. e chi commenta senza sapere usi almeno il buongusto di astenersi..

    Rispondi

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