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Tanzi replica a Report: "In casa mia non ci sono caveau" - "Finanziamenti a Berlusconi? Solo pubblicità in tv" - "Andai in Ecuador da turista"

Tanzi replica a Report: "In casa mia non ci sono caveau" - "Finanziamenti a Berlusconi? Solo pubblicità in tv" - "Andai in Ecuador da turista"
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«In casa mia non ci sono caveau».Così Calisto Tanzi, rispondendo alle domande dei cronisti pochi minuti prima di entrare nell’aula del processo Parmalat, a Parma, dove oggi affronta la seconda parte del proprio interrogatorio. Tanzi, replicando a un servizio della trasmissione tv Report andato in onda ieri sera, ha spiegato di non essere mai stato in Svizzera e di non avere in casa «nessuno dei quadri di cui ha parlato la trasmissione Rai».
Il cavaliere avrebbe, secondo Report, 'trafugato' in Svizzera alcuni dei beni preziosi che si trovavano nella sua abitazione ad Alberi di Vigatto. «Non sono mai stato neppure a Ginevra», ha continuato, mentre il suo legale, l’avvocato Giampiero Biancolella, ha spiegato che subito dopo il crac nell’abitazione di Tanzi sono state condotte ricerche anche con l’utilizzo delle «fibre ottiche».
Stando alle indagini condotte in epoca successiva al crac del 2003, l’elenco dei beni preziosi detenuti da Tanzi avrebbe occupato due pagine nella relazione dell’assicuratore del cavaliere, che aveva stipulato polizza con la Reale Mutua. (Report: "Quei caveau svuotati prima del crac")

«BERLUSCONI FINANZIATO CON LA PUBBLICITÀ». Tra i politici finanziati ci fu anche Silvio Berlusconi, è stato detto da Calisto Tanzi durante l'udienza di oggi.
«Berlusconi aveva chiesto un aiuto per fondare il suo partito - ha ricostruito Tanzi -. Partecipai a una riunione ad Arcore assieme ad altri imprenditori e lui ci disse che fare pubblicità sulle sue reti andava bene ugualmente». Sempre secondo il suo racconto, una parte delle inserzioni pubblicitarie destinate alla Rai furono «spostate su Mediaset. Fu stabilito che avremmo pagato il costo degli spot senza sconti né promozioni - ricorda Tanzi - che data la quantità delle nostre inserzioni pubblicitarie sarebbero state consistenti. In fattura quindi comparivano i pagamenti senza alcuna agevolazione o sconto».
La Procura ha calcolato che l’ammontare degli sconti non praticati da Mediaset a Parmalat è di circa il 5% del totale.
Tanzi ha confermato in aula che Mediaset ha continuato anche in seguito a non praticare un trattamento di favore ad uno dei più importanti inserzionisti pubblicitari italiani. Prima del crac del 2003 Tanzi, sempre secondo la sua ricostruzione, assieme al figlio Stefano fu ospite a Palazzo Grazioli. «Chiesi a Berlusconi di intervenire con le banche e con la Consob - dice Tanzi -. Lui mi disse che poteva fare qualcosa con la Consob ma che sarebbe stato difficile intervenire presso le banche. Riuscimmo ad ottenere attenzione da parte della Consob anche per interessamento di Gianni Letta, al quale chiesi le stesse cose che avevo domandato a Berlusconi».

Tanzi ha parlato anche di altri politici e di banchieri. «Mi sono rivolto all’allora ministro Goria e a Ciriaco De Mita perché appoggiassero la candidatura di Luciano Silingardi a presidente di Cariparma», ha detto il cavaliere ripercorrendo le tappe della carriera di Silingardi, presente in aula come imputato e suo amico «conosciuto sui banchi di scuola». Alla pm Lucia Russo, che gli chiedeva come mai avesse caldeggiato la nomina dell’amico Silingardi ai vertici dell’istituto bancario parmigiano, Tanzi ha risposto che Silingardi meritava quella nomina. Non è l’unico banchiere che ha avuto rapporti di confidenza con l’ex re del latte, è stato ricordato in aula, citando tra gli altri Franco Gorreri, ex numero uno di Bancamonte ed ex tesoriere di Parmalat, e Pellegrino Capalbo di Banca di Roma.

Quella di poter influire sulle nomine dei vertici bancari italiani è una delle ragioni che hanno indotto Tanzi a finanziare alcuni politici, anche se ha dato l’impressione di non ricordarlo. È stata la stessa pm Russo a contestare quanto dichiarato da Tanzi in un precedente interrogatorio. «Finanziavo i politici per avere accesso al credito, per le nomine bancarie e per ottenere protezioni», disse Tanzi in un interrogatorio del 2004. Oggi l’ex patron Parmalat ha detto che «nel bilancio del dare e dell’avere dalla politica ho più dato che avuto».

«BONDI TROVÒ I SOLDI DEL PRESTITO DELL'IMMACOLATA». «È stato Enrico Bondi a trovare i soldi che hanno consentito il rimborso del bond dell’Immacolata». Così Calisto Tanzi ha risposto al pm che in aula gli ha chiesto come avesse fatto la multinazionale di Collecchio, affossata dai debiti e senza un euro in cassa, a risarcire il prestito obbligazionario che scadeva l’8 dicembre del 2003. «Bondi trovò i soldi anche grazie alla Banca Popolare di Lodi», ha specificato Tanzi. Il bond dell’Immacolata ammontava a circa 150 milioni di euro.

IN ECUADOR SOLO DA TURISTA. «Sono andato in Ecuador a fare il turista»: così Calisto Tanzi ha spiegato il suo viaggio in America del Sud avvenuto poco prima dell’arresto del 27 dicembre 2003 a Milano, al suo ritorno. Il viaggio, tante volte citato in questi anni a proposito del presunto «tesoretto» dell’ex numero uno di Parmalat, è stato l'argomento della seconda parte dell’interrogatorio che Tanzi ha sostenuto di fronte al Tribunale di Parma.
«Fu Ributti (Michele, all’epoca legale di Tanzi ndr) a consigliarmi di andare in Ecuador - ha spiegato Tanzi - perché il Paese non aveva estradizione. Poi sono rientrato perché non avevo niente da fare».
Alla pm Lucia Russo, che gli ha chiesto se avesse mai messo piede nella Banca del Pacifico per compiere operazioni, Tanzi ha risposto di «non essere stato a conoscenza neppure dell’esistenza» dell’istituto bancario dell'Ecuador.
Quanto al «tesoro» di Tanzi, sono 27 i beni di valore che un funzionario della Reale Mutua Assicurazioni censì a metà anni '80, in casa sua per stipulare una polizza che ne coprisse l'eventuale furto o danneggiamento. La lista comprende 23 opere pittoriche, tra cui un «Ritratto di donna» di Matisse e uno di Boldini, un «Soldati a cavallo» di Giovanni Fattori, tre opere di Giacomo Balla, un paesaggio di Telemaco Signorini e opere di Mancini, Spadini, Pelizza, Segantini e De Nittis. A questi si aggiungono due sculture in bronzo di Messina e due tappeti Kirman Laver. Nella lista dei beni, non tutti assicurati, non figurano invece il Manet e il Van Gogh di cui hanno parlato Report «Io non ne so niente dei quadri - ha detto Tanzi in una pausa dell’udienza -. Uno è stato dato a Bondi anni fa. Il Manet non l’ho mai avuto, senz'altro».

 

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  • paul

    01 Dicembre @ 18.06

    Ma leone che cavolo dici! Manager truffaldini?????? Ma scusa Tanzi dice che gli altri mentono e lui appena ha la possibilità di dimostrarlo non si ricorda, non c'era, balbetta e davanti ai cronisti prima di andarsene parla senza esitazioni spedito e con un piglio da superbo che fino a pochi anni fa teneva ben nascosto..........il truffatore secondo me è anche lui non solo le banche e in più non riesce nemmeno di fronte all'evidenza ad ammettere le sue responsabilità!

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  • spaarkzter

    01 Dicembre @ 15.53

    Uè ma come è andato in Ecuador a fare il turista?ma non era malato di cuore??al suo arresto avvenuto a Milano,il suo medico di fiducia rilasciò una dichiarazione in cui disse che il suo assistito aveva dei problemi cardiaci,allora perchè è volato in Ecuador???lì s' sa che regime vige....davano rifugio agli ex nazisti,figuriamoci se non lo davano a lui che era a capo di una multinazionale!!Uno così dice solo balle e balle!

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  • leone

    01 Dicembre @ 11.21

    Tanzi , più che truffare, è stato truffato dalle banche.Sono loro le vere artefici di questa truffa, il Tanzi non si era accorto che era contornato da dirigenti truffaldini e anche incapaci. In fin dei conti, ha creato un'azienda dove hanno lavortato e ancora lavorano centinaia di persone. Va condannato sicuramente, ma non è il maggior responsabile.

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  • Andrea

    01 Dicembre @ 07.36

    Tanzi ha ragione quando dice che in casa sua non c'è nessun caveau pieno di ricchezze. A suo tempo infatti si è procurato di metterli al sicuro all'estero. E invece di essere in galera - possibilmente a vita e in compagnia di tutti quelli che hanno contribuito alla colossale truffa di cui lui è il primo responsabile - eccolo libero, anche di raccontare bugie senza vergogna.

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  • mauro

    30 Novembre @ 20.26

    si le grandi spa in borsa sono stracariche di debiti, dovuti tra l'altro agli astronomici compensi pagati al top management, e agli investimenti in pubblicita e spese di rappresentanza ; il problema e' che e' molto dificile valutare chi di queste spa sta sull' orlo del crac. a distanza di piu' di vent'anni anzi quasi trenta veniamo a sapere che la fiat stava per fallire, e parmalat qualche settimana prima del crac era considerata un gioiello in borsa. e chi doveva vigliare o non ha voluto o non ha potuto, in ogni caso non ci ha capito niente.

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