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Operazione antimafia: scoperta a Parma una base operativa della cosca Emmanuello

Operazione antimafia: scoperta a Parma una base operativa della cosca Emmanuello
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Da Parma si controllavano appalti, imprese e manodopera di cinque regioni. Un'indagine della Direzione investigativa antimafia e della squadra mobile di Caltanissetta ha scoperto che la nostra città era la base operativa del nord della cosca mafiosa degli Emmanuello di Gela.
L'operazione "Compendium" ha coinvolto la Sicilia, la Lombardia, il Friuli Venezia Giulia, la Liguria e la Toscana: sono stati eseguiti 41 ordini di custodia cautelare - emessi dal gip del tribunale di Caltanissetta, Giovanbattista Tona, su richiesta della Dda -  a carico di esponenti della stessa cosca. Sei delle persone nel mirino dei giudici risiedono nel Parmense.
Gli arrestati devono rispondere, a vario titolo, di associazione mafiosa finalizzata al controllo illecito degli appalti e dei subappalti, intermediazione abusiva di manodopera, traffico di stupefacenti, ricettazione, estorsione, danneggiamenti, riciclaggio di denaro sporco, detenzione e porto abusivo di armi e munizioni.
Tra le armi (pistole, fucili ed esplosivo) sequestrati dagli uomini della squadra mobile di Caltanissetta, del commissariato di Gela e delle altre questure che hanno partecipato all’operazione denominata c'è anche una colt calibro 45 che, secondo una perizia balistica, sarebbe stata usata in due omicidi compiuti a Gela, durante la guerra di mafia: quello di Antonio Meroni, nell’89, e quello di Francesco Dammaggio, nel febbraio del 91.
A Parma si era trasferito uno dei luogotenenti di Daniele Emmanuello, Salvatore Terlati, il quale, con la complicità di alcuni imprenditori gelesi che operavano sul posto (i fratelli Infuso e gli Alabiso), era riuscito a mettere in piedi una lucrosa attività di caporalato, piazzando a varie imprese del Nord manodopera specializzata (saldatori, tubisti, carpentieri) proveniente da Gela. Lo stesso Terlati sottoponeva ad estorsione molte ditte di varie regioni attuando una sorta di 'racket dal volto umanò. Incassava tangenti ma a modo suo 'aiutavà le vittime a recuperare la spesa extra fornendo loro fatture false per prestazioni inesistenti, che permettevano di scaricare i costi ed evadere il fisco. Ma chi non pagava subiva intimidazioni e danneggiamenti. Copertura logistica e denaro servivano al clan per allargare i propri affari nelle regioni dell’Italia centro-settentrionale e per alimentare il traffico di stupefacenti.
Due esponenti della cosca Emmanuello, Orazio Infuso e Marco Carfi si erano perfino candidati nella lista Udeur-Popolari alle elezioni comunali della nostra città, il 27 e 28 maggio del 2007, senza però essere eletti. In quelle liste c'era anche un Nunzio Alabiso che però non c'entra con l'indagine e non è stato arrestato (è invece un omonimo di uno degli arrestati).
L’inchiesta si è avvalsa della collaborazione di una donna tedesca, ex convivente di uno dei fratelli Emmanuello, Alessandro. 

Ecco l'elenco degli arrestati:  Carmelo Alabiso, 32 anni;  Nunzio Alabiso, 33 anni; Angelo Eugenio Di Bartolo, 32 anni, Claudio Infuso, 31 anni, Orazio Infuso, 39, Tommaso Placenti, 33 anni (questi sei residenti nel Parmense) Francesco Aprile, 63 anni; Rocco Ascia,  34 anni; Giuseppe Salvatore Bevilacqua, 42 anni; Giuseppe  Billizzi, 37 anni; Massimo Carmelo Billizzi, 34 anni (detenuto);  Maurizio Burgio, 39 anni; Emanuele Caltagirone, 33 anni;   Giovanni Luca Caltagirone, 35 anni; Marco Gino Carfì, 31 anni;  Rosario Cascino, 42 anni; ;  Gianfranco Di Natale, 36 anni; Andrea Frecentese, 33 anni;  Raimondo Gambino, 25 anni; Gianluca Gammino, 35 anni; Salvatore  Gravagna, 27 anni; ; Fabio Infuso, 37 anni;  anni; Nunzio Mirko Licata, 32 anni (già  detenuto); Claudio Lo Vivo, 34 anni; Crocifisso Lo Vivo, 44 anni;  Marco Maganuco, 33 anni; Francesco Martines, 26 anni; Sandro  Missuto, 31 anni (detenuto); Claudio Parisi, 54 anni; Gianluca  Pellegrino, 25 anni; Alessandro Piscopo, 35 anni; Giuseppe  Piscopo, 33 anni;; Paolo Portelli, 41  anni; Bruno Salvatore Quattrocchi, 30 anni; Nunzio Quattrocchi, 34  anni; Calogero Sanfilippo, 34 anni; Gabriele Giacomo Stanzù, 49  anni; Salvatore Terlati, 35 anni; Daniele Turco, 40 anni;  Francesco Vella, 34 anni (detenuto); Domenico Vullo, 33 anni  (detenuto)
 

 

  

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  • SABRINA

    17 Dicembre @ 18.40

    Non riesco a capacitarmi di come certa gente pretenda di essere informata di un'indagine anti mafia durante il suo svolgimento. Cari signori il prefetto e tutti coloro che sono in prima fila nella lotta alla criminalità non solo vi hanno detto che la mafia e la camorra ci sono, ma hanno dimostrato di avere anche gli attributi per combatterle! Se qualcuno non avesse ancora capito ve l'hanno l'hanno detto con i fatti che la mafia c'è.

    Rispondi

  • Marco Finelli

    17 Dicembre @ 18.34

    Andrea, Mirko e qualcun'altro dovrebbero considerare il fatto che il prefetto non è tenuto a comunicare alla città quando si sta svolgendo un'indagine anti mafia anche perchè qualcuno potrebbe insospettirsi, non credete? Inoltre è evidente che all'epoca delle sue affermazioni questa indagine era quasi a conclusione e lui probabilmente ne era perfettamente a conoscenza. Io piuttosto lo ringrazio per l'operato e mi auguro che continui a negare nuovamente l'esistenza della mafia se poi i risultati sono questi.

    Rispondi

  • michele

    17 Dicembre @ 18.16

    "le imprese senza consensi non potrebbero fare niente": questo varrà al sud, qui se vuoi entrare sul mercato e hai i soldi per il tuo avviamento non ti dice niente nessuno, e se c'è una cosa che le mafie hanno in quantità è il denaro liquido, mica devono chiedere prestiti, prendono dei boss (ma quanti c.. ce ne sono?) con 100.000€ in tasca! "entrano nelle banche che accettano liquidità sporche pur di resistere" questo vale per tutte le banche, guarda la pubblicità "discreta" che fanno per beccarsi i soldi scudati.

    Rispondi

  • callcenter

    16 Dicembre @ 21.02

    .........la "risposta"è che si è innescato il meccanismo malavitoso denunciato da Saviano in città come Parma: le imprese senza consensi non potrebbero fare niente.........entrano nelle banche che accettano liquidità sporche pur di resistere........

    Rispondi

  • giuse

    16 Dicembre @ 12.07

    Tutti come sempre contro qualcuno , però mai nessuno si chiede oltre ai mafiosi chi dei parmigiani ci ha guadagnato con loro? Meravigliarsi di tanto, bisogna proprio metterlo sugli occhi e sulle orecchie il prosciutto invece che mangiarlo per nn rendersi conto che la mafia nn è solo a parma ma in ogni angolo del pianeta . Spero che con questa notizia tutti i bla . bla razzisti sempre pronti a commenti populisti si rendano conto cosa hanno anche esportato gli Italiani con la loro immigrazione . Un ultima nota di sfogo : Questi signori erano in lista con il partito del galantuomo Mastella , provate ad immaginare chi avete mandato a rappresentare il nostro paese in europa.

    Rispondi

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