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Moschea, fedeli in preghiera. E arriva la multa

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La Polizia municipale ha inflitto una multa di 154 euro al centro culturale islamico di via Campanini perché il capannone è stato usato per la preghiera del venerdì dopo la sentenza del Tar che ha costretto il Comune a chiedere inagibile il centro. Intanto, Farid Mansouri, presidente della comunità, spiega che non si darà per vinto. "La multa? E' una cifra che non influisce sul bilancio della comunità - afferma - il vero problema è che serve maggiore buonsenso. Abbiamo una comunità di 15mila persone. Se chiudiamo questo spazio dove andremo a pregare, in piazza Garibaldi".  

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  • Willy

    23 Dicembre @ 17.32

    ecco un altro esempio di menefreghismo ... a loro tutto e' dovuto ma loro non devono nulla a nessuno .. ma come ? 154 euro di multa?? assurdo , loro stessi dicono che e' una cifra ridicola .. il fatto e' che devono rispettare come tutti gli altri le leggi e se devono essere multati che si usi lo stesso metro che si usa per gli Italiani .. il TAR ha detto NO e no deve essere , non che loro devono averla sempre vinta .. ma quali vittime , vedete che arroganza hanno ? .. non ci daremo per vinti ( dicono ) , a casa loro non si permettono neppure di alzare la testa e qui .. tutti arroganti .. io dico niente multe .. chiusura o in regola come tutti .. e controllati sempre .. e punto .. BASTA ASSECONDARLI... BASTA!!!!!!!!

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  • MAX

    20 Dicembre @ 22.43

    spesso si dimentica perché l’Arabia Saudita è la maggiore fornitrice di petrolio del mondo occidentale, e quest’ultimo ha quindi interesse a non guastare i suoi rapporti con quel paese. In realtà, nell’Arabia Saudita, dove vige il wahhabismo, non solo non è possibile costruire una chiesa o anche un piccolissimo luogo di culto cristiano, ma è severamente proibito con pene durissime ogni atto di culto cristiano e anche ogni segno di fede cristiana. Così circa un milione di cristiani e cristiane, che lavorano in Arabia Saudita, sono privati, con la violenza, di ogni pratica e di ogni segno cristiano. Essi possono partecipare alla messa o ad altre pratiche cristiane – e anche allora con grave pericolo di perdere il lavoro – soltanto nei locali delle imprese petrolifere estere. Eppure, l’Arabia Saudita spende miliardi di petrodollari, non a beneficio dei suoi cittadini poveri o dei musulmani poveri di altri paesi musulmani, ma per costruire in Europa moschee e madrasa e finanziare gli imam delle moschee in tutti i paesi occidentali. Si può ricordare che la moschea romana di Monte Antenne, costruita su un suolo donato gratuitamente dal governo italiano, è stata finanziata principalmente dall’Arabia Saudita ed è stata costruita per essere la moschea più grande d’Europa nel cuore stesso della cristianità.

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  • Raadvad

    20 Dicembre @ 21.55

    Scommetto che tanti di quelli che vogliono negare i diritti sono proprio quelli che si dicono liberali e liberisti... Mi sembra che siate a un livello di autostima così basso che vi basta che ci sia qualcuno che sia considerato meno di voi, che possa essere trattato da inferiore, per farvi sentire meglio. E infatti l'unico immigrato che accettate è quello che desidera di essere uguale a voi, che mangia quello che mangiate voi, che cerca di parlare il vostro dialetto e si piega a pregare il vostro Dio. E visto che la maggior parte di chi emigra ci tiene a conservare la propria cultura (molto più di chi resta nel paese d'origine) a voi dà fastidio, perchè vivere nell'omologazione è rassicurante per chi è insicuro. Per questo sareste contenti che il vostro paese si comportasse come i loro peggiori regimi totalitari, perchè nelle dittature sono sempre i mediocri che fanno strada.

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  • massimo

    20 Dicembre @ 18.04

    Quello che dice Max è preoccupantissimo stiamo concedendo spazi a gente che secondo la "dhimma" non riconosce i nostri confini nazionali e si comporta in modo espansionistico. Poi ci danno dei razzisti, quando invece chi professa un'altro credo nei loro paesi viene considerato di un'ordine sociale inferiore ed è tenuto per questo ad avere una pressione fiscale più alta. Vorrei fare una domanda ai lettori mussulmani..."considerate parma una terra sacra di Allah?"

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    • Steeve

      21 Dicembre @ 13.16

      Quando io entro in casa d' altri solitamente sono il benvenuto, forse perchè cerco di adattarmi e non pretendo quello che avrei in casa mia; Questo penso sia il giusto punto di partenza per affrontare un problema come l' immigrazione. Sta cazzo di Moschea quando la bruciate?

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  • MAX

    20 Dicembre @ 13.28

    Il regime della “dhimma” Secondo il diritto musulmano, i cristiani, gli ebrei e i seguaci di altre religioni assimilate al cristianesimo e all’ebraismo (i "sabei") che abitano in uno stato musulmano appartengono a un ordine sociale inferiore, nonostante la loro eventuale appartenenza alla stessa razza, alla stessa lingua e alla stessa discendenza. La legge islamica non conosce i concetti di nazione e di cittadinanza, ma solamente l’umma, l’unica comunità islamica, per cui il musulmano, in quanto fa parte dell’umma, può vivere in qualsiasi paese islamico come nella sua patria: egli è soggetto alle stesse leggi, trova le stesse usanze e gode della stessa considerazione. Invece gli appartenenti alla "gente del Libro" sono soggetti alla dhimma, che è una specie di patto bilaterale, consistente nel fatto che lo stato islamico autorizza la "gente del Libro" a risiedere sul proprio territorio, ne tollera la religione, le garantisce la "protezione" delle persone e dei beni e la difesa contro i nemici esterni. Così la "gente del Libro" (Ahl al-Kitab) diviene "gente protetta" (Ahl al-dhimma). In cambio di tale "protezione", la "gente del Libro" si impegna a pagare allo stato islamico un’imposta (jizya), che grava soltanto sugli uomini abili, di condizione libera, escludendo donne, bambini, infermi e vecchi, e a pagare un tributo, detto haram, sulle terre possedute. Per quanto riguarda la libertà di culto, ai dhimmi sono proibite soltanto le manifestazioni esterne di culto, come il suono delle campane, le processioni con croci, i funerali solenni, la vendita pubblica di oggetti di culto o di altri articoli proibiti per i musulmani. Un musulmano che sposa una cristiana o un’ebrea dovrà lasciarla libera nell’esercizio della sua religione e anche nell’uso dei cibi permessi dalla sua religione, anche se proibiti a un musulmano, come la carne di maiale e il vino. I dhimmi possono conservare o riparare le chiese o sinagoghe che già posseggono; ma, se non c’è stato un patto che permetta ad essi il possesso di terre proprie, non possono costruire nuovi luoghi di culto, perché per fare questo dovrebbero occupare una terra musulmana, che non può essere ceduta a nessuno, essendo divenuta, con la conquista musulmana, terra "sacra" ad Allah.

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