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Una lettera per Guri: «Quale educazione?»

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Una lettera per Guri. Una lettera per un ragazzo di soli 18 anni morto in seguito a un'aggressione in piazzale Sicilia. Una lettera firmata dagli educatori della cooperativa «Gruppo scuola» che da anni si occupa di progetti per l'appunto educativi in centri di aggregazione giovanili e negli stessi istituti scolastici. E sono gli educatori che anticipano: «Solo ora, a seguito dalla cerimonia di cremazione di Guri, per rispetto e sensibilità nei confronti della famiglia, rendiamo pubbliche alcune riflessioni».
Ed eccola la lettera per Guri: «La gravità del fatto, le sue origini e il suo tragico esito, ci interrogano come adulti e ci richiamano alle nostre responsabilità educative. Guri ha avuto la sfortuna di morire il giorno di Natale; la città gli ha degnato appena uno sguardo, confusa dalle feste natalizie. I mass media hanno acceso i riflettori sulla notizia per alcune settimane, trattandola come semplice fatto di cronaca al quale non è seguito un adeguato dibattito di approfondimento su quanto accaduto e sulle cause da cui ciò è scaturito». 
«Gli unici ambiti di discussione - continua la lettera - sono stati i social network ed i forum della stampa online, dove hanno trovato spazio tutti coloro che si sono sentiti in dovere di dire la loro (è una questione tra stranieri…, prima o poi doveva succedere) e anche, va detto, i messaggi di cordoglio e di solidarietà della comunità giovanile che, per fortuna, si è dimostrata capace di costruire comunque simboli sempre pieni di speranza, più del mondo adulto. Le soluzioni finora proposte sembrano affrontare solo una parte del problema, quella relativa alla sicurezza, in modo insufficiente rispetto alla gravità del dramma di Guri, che non può e non deve essere ridotto a una mera questione tra bande etniche, né confuso con una banale rissa giovanile». 
Il Gruppo scuola prosegue con alcuni interrogativi: «Quale educazione siamo capaci di proporre oggi alle giovani generazioni? Riusciamo a condividere pensieri e pratiche rispettando le diversità e le opinioni di tutti, possiamo fare emergere alcuni elementi di coesione? Quale educazione alla pace e alla nonviolenza in un sistema nel quale sembrano venire meno esempi di dialogo segnati da una dialettica rispettosa e costruttiva, quali strategie possiamo individuare per parlare di confronto, condivisione, rispetto, cooperazione? Quale educazione interculturale? In questo campo davvero ravvisiamo l’esigenza di un confronto che parta dal presupposto che siamo ancora tutti estremamente impreparati ad accogliere e ad affrontare la realtà multietnica; quale metodologia, quali percorsi costruire con le nuove generazioni nel campo delle culture? Come comunicare messaggi alle nuove generazioni, in un contesto nel quale ormai i giovani auto-comunicano tra loro attraverso social networks, blogs ecc; siamo davvero sicuri che la comunicazione adulta agita finora sia in grado di entrare nelle corde del mondo giovanile, di smuovere qualcosa nelle coscienze più giovani?  Ciò che è successo a Guri non può non stimolare una riflessione nell’intera Comunità educante e negli stessi giovani della città, richiamando ognuno alle proprie responsabilità affinchè un fatto del genere non accada più.  Da qui, l’esigenza che si possa dar vita ad uno spazio di confronto aperto a tutte le persone e le realtà della Comunità, in cui condividere riflessioni, approfondire la situazione, leggere la realtà giovanile della nostra città, dare ascolto e giusta interpretazione ai segnali che ogni giorno i ragazzi mandano agli adulti, analizzare le difficoltà nei percorsi di crescita e di integrazione, costruire proposte educative calate nella concreta realtà del quotidiano, delle scuole e dei quartieri. Chiaramente siamo noi stessi che scriviamo questa lettera a metterci per primi in discussione, sentendoci disorientati di fronte a fenomeni che portano ad esiti così tragici.  Chiediamo - conclude il Gruppo scuola - a tutte le persone e le realtà che condividono questa esigenza di affiancarci nella costruzione di questo spazio di confronto per/con i giovani».

 

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  • giuliano g.

    01 Febbraio @ 05.04

    forse tra gli stranieri è più facile che si registrino conflitti data la problematicità della loro esistenza ma anche tra gli autoctoni ci sono parecchie tensioni vivere in mezzo agli uomini è un rischio oltre alla educazione, oltre al timore delle leggi ci vorrebbero degli interventi concreti diretti......

    Rispondi

  • mauro

    30 Gennaio @ 20.18

    posso solo dire una cosa "noi essere umani siamo uguali, da qualunque luogo proveniamo, ma siamo uguali in peggio

    Rispondi

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