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Editoriale - Una pagina nera della politica italiana

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di Giuliano Molossi

L'escamotage ideato dai legali del premier con la benedizione di Napolitano, il decreto che «interpreta» la legge elettorale senza stravolgerla, non cancella il colossale pasticcio che incapaci e sprovveduti funzionari del Pdl, a Milano e a Roma, sono incredibilmente riusciti a mettere in piedi. E' una brutta pagina della politica italiana. Se le stesse grossolane irregolarità fossero state compiute dai radicali o da una piccola lista senza santi in paradiso, le cose non sarebbero andate in questo modo. Nessuno avrebbe pensato di trovare una soluzione per riammettere i partiti giustamente esclusi per non aver rispettato le regole.

Si è detto che questo caso era differente perché la mancata ammissione delle liste del primo partito del Paese in due regioni chiave come la Lombardia o il Lazio avrebbe privato del diritto al voto milioni di persone e falsato le elezioni. Questo è vero ma è sufficiente a giustificare un salvataggio ad hoc come quello a cui abbiamo assistito nelle ultime ore? Siamo proprio sicuri che sarebbe stato adottato lo stesso provvedimento d'urgenza se fossero state escluse le liste del maggior partito di opposizione? Da questa rocambolesca vicenda il Pdl esce con le ossa rotte. A livello di immagine il prezzo che paga è alto.

L'arroganza di alcuni dirigenti del partito (come La Russa che, invece di ammettere gli errori e strigliare a dovere quei cialtroni che li avevano fatti, aveva minacciato di occupare le piazze) non è gradita dall'elettorato più moderato che ora potrebbe dirottare i suoi consensi su altre liste. E' sempre così: più gli avversari sono deboli e inconsistenti; più il Pdl riesce a farsi male da solo. Se non è il «fuoco amico» di Fini, è la sciagurata dabbenaggine di funzionari maldestri. Dopo le elezioni (che forse non andranno come sperava), Berlusconi dovrà far saltare parecchie teste e dedicarsi alla riorganizzazione del partito, dai portavoce (inadeguati) in giù. Inoltre la spaccatura fra le due anime del partito, finiani e forzisti, è sempre più accentuata: la grottesca presentazione delle liste a Roma, con nomi sbianchettati e altri aggiunti fuori tempo massimo, ne è la prova più clamorosa.

A Fini questo Pdl non piace più. Ma anche Berlusconi dovrebbe dire la stessa cosa e correre ai ripari in fretta. In confronto a quello di oggi, il «partito-azienda» del '94, messo in piedi da non politici come Dell'Utri e i suoi giovani rampanti di Publitalia, era un modello di efficienza. Dal pasticcio delle liste non esce bene nemmeno l'opposizione. Avrebbe dovuto dire agli avversari: «Quello che avete combinato è sotto gli occhi di tutti. Siete stati prima scorretti e poi arroganti. Vi sconfiggeremo nelle urne». Invece c'è chi ha brindato all'esclusione di Formigoni e della Polverini sperando, poco sportivamente, in una vittoria a tavolino. E c'è chi, come Di Pietro, ha urlato al golpe, invitando la piazza a mobilitarsi contro Berlusconi ma anche contro il presidente della Repubblica, ritenuto arbitro di parte, dimenticando che Napolitano si era fermamente opposto a uno slittamento dei termini per la presentazione delle liste o addirittura ad un rinvio delle elezioni. Alla fine, il 28 marzo chi trarrà beneficio da quello che è successo? Certamente la Lega e forse anche l'Udc di Casini. A patto che la gente, disillusa e nauseata, non decida di rispondere ai maneggi del Palazzo restandosene a casa. Sbagliando, perché delegherebbe le proprie scelte ad altri. Ma ogni giorno che passa, davanti a certi spettacoli, anche per noi diventa sempre più difficile darle torto.

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  • alberto

    08 Marzo @ 09.06

    Il fatto è che la situazione creata dal decreto è senza rimedio (in un ambito di legalità). Non per niente la costituzione e una legge successiva stabiliscono che le regole del gioco non possono essere cambiate tramite decreto, e per di più durante le elezioni stesse. A questo punto le elezioni nel Lazio, e magari anche in Lombardia, dovranno essere prima o poi annullate e ripetute. Vuoi perché il parlamento non converte il decreto (nel caso per es. che la Polverini perda) vuoi perché la Corte Costituzionale, già messa in causa dalla Regione Lazio, dichiari il decreto incostituzionale (come evidentemente è). In entrambi i casi si ritorna al punto di partenza, con quindi nuove elezioni. Devo dire che a parte il governo, sono anche enormenete deluso da Napolitano. Gli ho scritto che, da semplice cittadino, non lo considero più come garante della Costituzione e dei principi di egualianza in essa contenuti. Difatti, come dice il Dott. Molossi e come ho tovato su internet: Napolitano afferma, sul sito della Presidenza della Repubblica: "Non era sostenibile che potessero non parteciparvi (alle elezioni) nella più grande regione italiana il candidato presidente e la lista del maggior partito politico di governo". Se le parole hanno un significato vuol dire: "Se si fosse trattato di un altro partito, magari di uno piccolo non avrei firmato."

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  • valerio

    08 Marzo @ 00.55

    Direttore: il suo semplicemente un commento di buon senso, forte nella sua normalità. Il commento che qualsiasi persona "normale" dovrebbe sentirsi in dovere di fare. Che da alle cose, ai fatti, ai misfatti il suo vero valore. Senza se e senza ma. Le regole non hanno e non debbono avere colore, vanno solo rispettate.

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  • morris

    08 Marzo @ 00.03

    Nutro seri dubbi che il Dott. MOLOSSI non sia un editorialista con tendenze di sinistra! Per rendersene conto basta guardare il taglio degli articoli politici della GAZZETTA DI PARMA, in netta contrapposizione con la linea editoriale del padre.

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  • Raadvad

    07 Marzo @ 20.57

    Ringrazio il Direttore Molossi per il suo editoriale, ma sono convinto che la maggior parte degli elettori del Popolo Delle Libertà non amino proprio leggere...

    Rispondi

  • Alessandro

    07 Marzo @ 20.08

    Come già qualcun'altro ha scritto, è una delle poche volte in cui mi trovo politicamente d'accordo col direttore Molossi. Quella di questi giorni è una brutta pagina per l'Italia. e Ancora più brutto è il tentativo di cercare di "far finta di niente". Oggi il presidente del Consiglio, forse per ovviare al calo dei sondaggi, si è ri-buttato sul solito anticomunismo, accusando la sinistra di voler fare ogni nefandezza (mancava, ma forse se lo è solo dimenticato, di voler mangiare i bambini). E da parte del Pd e di Di Pietro si assiste ad un teatrino vergognoso. A dir poco. Lo confesso, caro Molossi, che anche io sono tentato, per la prima volta in dodici anni di voto, di disertare le urne. So che è sbagliato, che non serve, ma in queste condizioni, proprio non so che fare. E soprattutto non credo che il mio voto serva a qualcosa. Anche pensando alla situazione della nostra regione (in fondo - mi dico - sono elezioni regionali) non mi viene da stare molto allegro. Le mie convinzioni mi indurrebbero a votare nell'area del centro-sinistra. Ma oggi abbiamo un Pd che non sa da chew parte stare e che sempre di più sembra avere la sindrome di Tafazzi, ovvero la paura di vincere una elezione. Di Pietro? Basta aprire un qualsiasi giornale per vedere quanto è affidabile. Né la persona di Vasco errani mi incute più fiducia. Politicamente troppo ancorato al "vecchio", geograficamente troppo sbilanciato da "Bologna in là". Del resto npon vedo come potrei votare dall'altra parte. Troppo cose non condivido, troppe cose non mi piacciono di quella politica. E troppi errori vedo fare da questo governo (che sta governando da ormai due anni....) per pensare di premiarlo col mio voto. Ergo? Lo so caro Molossi che è sbagliato. Ma mi creda che stavolta la tentazione il 28 marzo, di starmene a casa a mangiare la colomba con una settimana di anticipo è molto forte.

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