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Pd, 49 senatori a Bersani: "Cambiare il passo" - Che cosa pensano i 67mila che hanno votato Pd a Parma?

Pd, 49 senatori a Bersani: "Cambiare il passo" - Che cosa pensano i 67mila che hanno votato Pd a Parma?
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(Nella foto la vignetta di Origone pubblicata oggi dalla Gazzetta di Parma)

Dopo il vertice dei big, sarà in direzione, dopo Pasqua, il secondo round dello scontro apertosi nel Pd dopo le Regionali. Ma ormai il voto ha dato la stura a mal dipancia e critiche alla linea del segretario Pier Luigi Bersani, sopite per mesi. Dopo Franceschini e Veltroni, la protesta ieri è arrivata da 49 senatori che, in una lettera, denunciano «liturgie stantie» e chiedono un cambio di passo. «Il passo dobbiamo prenderlo, dobbiamo lavorare, anche discutere, ma non guardarci l’ombelico», reagisce il leader Pd che non ha intenzione di farsi mettere nell’angolo né di cambiare la sua rotta.

Nel Pd rischia di andare in scena un copione già visto, quello che un anno fa portò alle dimissioni di Veltroni. Con la differenza che questa volta c'è chi comincia ad interrogarsi se convenga, invece che cambiare leader, azzerare il progetto o scioglierlo in qualcosa di nuovo. «Sento aria di toto-allenatore, c'è chi nel partito vorrebbe cambiare allenatore ogni domenica», è la sensazione del deputato Francesco Boccia. E lo stesso timore ce l’ha il presidente del Pd Rosi Bindi che invita a fermare «questa corsa suicida» del Pd a mettere sempre in discussione la leadership. E certo non suona come un ramoscello di ulivo la lettera di 49 senatori, tra i quali Ignazio Marino: «Il lavoro ordinario non basta più. I ritmi ortodossi sono troppo lenti. Le liturgie della casa - incalzano gli autori della lettera – sono stantie. I cartellini da timbrare sono sempre più falsati. L’imborghesimento ci tenta in continuazione e i nostri valori rischiano di vacillare».

Bersani non ha alcuna intenzione di farsi logorare, convinto com'è che il lavoro vero per radicare il Pd «cominci adesso». Come il segretario, anche Massimo D’Alema, nel vertice di martedì sera, avrebbe sostenuto che le elezioni hanno segnalato «una ripresa» e che, davanti ad «un quadro preoccupante» per il Paese, bisogna lavorare perchè «è urgente una forte proposta alternativa di governo». Ma la determinazione della maggioranza ad andare avanti sulla piattaforma del segretario determina di fatto un muro contro muro con Area Democratica e i suoi leader  Franceschini e  Veltroni.
Ieri ha tirato le somme anche Emma Bonino. Dopo avere detto di essere stata battuta dal partito «Berlusconi-Bagnasco» ha voluto levarsi un sassolino: «Non tutti nel Pd non erano dalla mia parte, e si è visto. Bersani si è impegnato in modo deciso».

A Parma hanno votato PD in 67mila: che cosa ne pensano delle prospettive del partito di Bersani? La parola ai lettori/elettori nello spazio commenti
 

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  • FrankVise

    01 Aprile @ 20.57

    SE il PD vuol andare oltre lo zoccolo duro dei fedelissimi ed allargare il consenso, deve purtroppo tener conto di questo : che nel sempre più stucchevole e indecente teatrino della politica nostrana, pare che il successo maggiore arrida soprattutto a quei teatranti che meglio sanno interpretare al ribasso i gusti attuali del pubblico o elettorato che dir si voglia. bisogna tener presente che nella generale drammatica crisi di credibilità della politica certe prese di posizione dure e toste ( come le continue volgarità dei politicanti di destra tipo le esibizioni “mussoliniane” di virilità celoduristica, le parolacce, le barzellette e le battute sconce alla Berlusconi,vengono apprezzate come sintomo perlomeno della “veracità” del politico che le pronuncia ( il che spiega in parte il succeso dei grillini, di Di Pietro e dei leghisti ) . Quindi basta con quelle stucchevoli esibizioni televisive degli esponenti del PD, dove battibecchi furiosi si alternano ad ammiccamenti vari come nelle migliori sceneggiate napoletane, lasciando interdetto l’elettore democratico. Cone dice Serra , occorre fare capire agli avversari che “all’occorrenza sappiamo essere volgari e arroganti anche noi”. Insomma, “quanno ce vo’ ce vo’ ” , come direbbero a Roma.Non a caso Fini, che non perde occasione per smarcarsi dal Berlusca e dalla Lega, sembra aver raccolto a fine novembre l’appello di Serra col suo famoso: “Uno stronzo chi è razzista". In effetti, un bello “stronzo!” gridato in diretta, a squarciagola e con tutti i sentimenti, in faccia a qualche esponente leghista o al Berlusca forse varrebbe più – sul piano del consenso - di tutte le stucchevoli esibizioni di cui sopra.

    Rispondi

  • valerio

    01 Aprile @ 17.06

    I soliti, i soliti, i soliti.......AUTOLESIONISTI !!!!!

    Rispondi

  • fabrizio ferrari

    01 Aprile @ 17.06

    morti e sepolti

    Rispondi

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