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Eroina nascosta nel parcheggio della chiesa: in manette un iracheno

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Aveva un piccolo "magazzino", Jaber Towfik, iracheno 31enne, nel parcheggio esterno della chiesa di Vicopò. Qui il giovane teneva le dosi di eroina che poi vendeva nei borghi della città, vicino a via Saffi. Jaber si muoveva con astuzia: con sé - in centro storico-  portava infatti sempre solo la dose richiesta dall'acquirente. Le precauzioni del 31enne non sono però state sufficienti: gli agenti della Squadra Mobile della Questura l'hanno infatti arrestato a Vicopò: sono state ritrovate 25 dosi di eroina.

In manette è finito anche Francis Ghiosun, 20enne nigeriano, irregolare, che spacciava fino a dieci dosi al giorno di cocaina guadagnando dai 500 ai 1000 euro, fra via Palermo e via Trento. Il 20enne era già stato arrestato il 13 novembre scorso per spaccio: in via Burla gli è stata notificata una misura cautelare in carcere. Le indagini sono state coordinate dal pm Del Monte e l'ordinanza firmata dal gip Rogato.

 

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  • Giorgio G.

    10 Aprile @ 22.13

    Caro Alessandro, condivido il fatto che ci siano anche altri problemi a cui rivolgere l' attenzione, ma pensare che ci siano problemi "più importanti" che legalizzare la cannabis non lo condivido. La stragrande maggioranza dei profitti della malavita deriva dal traffico di stupefacenti. I profitti della malavita sono l' olio che fa girare gli ingranaggi che non permettono di risolvere anche i problemi da te citati. Se la malavita è la prima impresa italiana e la prima fonte di profitto è il traffico di droga e tutte le riforme che stanno approvando in materia di giustizia vanno a beneficiare, per primi, proprio le persone che da quei traffici traggono il maggior profitto, penso che andando a colpire quei traffici con la legalizzazione, tutto il castello di carta cadrebbe, e anche le riforme da te citate risulterebbero di più facile realizzazione. La casta è tenuta in piedi dalla corruzione e dal crimine e le prime fonti di finanziamento del crimine e della corruzione derivano dal traffico di stupefacenti. Non siamo diversi dal sud america, siamo però peggio, perchè il problema viene addirittura nascosto dai mezzi di informazione e non c'è dibattito sull' argomento, a differenza del sud america.

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  • Alessandro

    10 Aprile @ 14.32

    con tutto il rispetto per Giorgio (credo che la legalizzazione delle droghe leggere vada valutata approfonditamente sulla base dei fatti e non negata per partito preso, così come la prostituzione) credo che Parma e l'italia abbiano problemi più importanti a cui rivolgere l'attenzione e lo sforzo legislativo, cose anche ben più importanti del legittimo impedimento, del processo breve, della depenalizzazione dei reati fiscali, dell'eliminazione della tassa di successione per i grandi patrimoni, della riduzione dell'aliquota fiscale sulle rendite finanziarie, della creazione di una spa per gestire calamità e grandi eventi, della riforma in senso presidenziale o semi della repubblica e di tutti questi aspetti personali su cui la politica si sta esclusivamente occupando in questi anni. Qui non si arriva più a fine mese e chi ci arriva non riesce a risparmiare come faceva prima; gli anziani sono rassegnati a sopravvivere, i giovani non vedono prospettive se non fanno parte della casta per nascita

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  • Giorgio G.

    10 Aprile @ 12.07

    Se proibire funziona e la repressione èlo strumento più adatto, come si spiega questo articolo?Guerra alla droga. Intelligence Usa: in Messico stanno vincendo i narcos Dopo anni di guerra, migliaia di soldati e poliziotti impiegati, e decine di migliaia di morti fra la popolazione civile, appare ora evidente che il cartello della droga di Sinaloa controlla tutti i principali corridoi del traffico verso gli Usa. E' questa l'amara conclusione dei servizi segreti Usa secondo quanto appreso dall'agenzia di stampa Associated Press. Secondo fonti dell'intelligence statunitense, il cartello di Sinaloa, guidata dal boss Joaquin "El Chapo" Guzman, avrebbe ormai prevalso sul cartello concorrente per il controllo di Ciudad Juarez, definita l'epicentro della guerra alla droga. "Se si controlla quella città, si controlla tutto il traffico di droga", ha spiegato un agende federale all'AP. E a controllare Ciudad Juarez "sembra essere Chapo". Il cartello di Sinaloa è ormai il più potente al mondo. Lo scorso anno la rivista Forbes ha incoronato Guzman fra i miliardari più ricchi del mondo. Il presidente Felipe Calderon, che dal 2006 con l'aiuto degli Stati Uniti ha militarizzato la guerra alla droga, aveva inviato 8mila soldati a Ciudad Juarez, ma i combattimenti hanno provocato oltre 5mila morti in due anni. In questi giorni, una coalizione di studenti, attivisti e parenti delle vittime della guerra alla droga hanno manifestato a Ciudad Juarez per chiedere il ritiro dell'esercito messicano, la cui presenza avrebbe solo esacerbato la violenza. "Non sono una persona istruita, ma vi parlo dal cuore...perché la nostra voce sia ascoltata. Qui ci sono morti ogni giorno", ha detto la madre di Juan Antonio, un tredicenne trucidato due mesi fa dai narcos. Ma la violenza legata alla guerra alla droga non riguarda solo Ciudad Juarez. Nel tentativo di sconfiggere i cartelli della droga, Calderon ha inviato in varie parti del Messico oltre 50mila soldati e 20mila agenti antinarcotici. Ed i risultati sono altrettanto disastrosi: dal dicembre 2006, il numero di vittime della guerra alla droga ha superato le 19mila unità. Oltre confine c'è grande preoccupazione che la violenza possa coinvolgere anche gli Stati Uniti. Lo scorso mese un noto agricoltore nel sud dell'Arizona è stato brutalmente ucciso, e le autorità sospettano che l'assassino sia messicano. Lo sceriffo di Fort Hancock, una città di confine vicino a El Paso nel Texas, ha invitato tutti gli agricoltori ad armarsi. "Voi agricoltori, ve lo dico con urgenza, armatevi subito", ha detto lo sceriffo durante un'assemblea cittadina. "Come dice un vecchio detto, meglio essere giudicato da (una giuria popolare di) dodici persone che essere portato via da sei (narcos)". In Messico, però, Calderon non demorde. Sostiene che la guerra deve continuare fino alla distruzione del nemico. E proprio in quest'ottica, questo fine settimana saranno disattivate oltre 30 milioni di utenze telefoniche mobili prepagate. Fino ad oggi era infatti possibile acquistare telefoni cellulari prepagati senza necessità di registrare i dati anagrafici degli utenti, cosa che ostacolava le intercettazioni telefoniche dei narcotrafficanti. Una misura inutile e sproporzionata, secondo molti. Che la guerra alla droga sia ormai perduta sembrano pensarlo anche i cittadini messicani. Secondo un recente sondaggio, il 49% dei messicani sarebbe disposto a tollerare le attivita' illecite delle bande del narcotraffico se cio' consentisse di ridurre l'alto livello di violenza nel Paese. Rassegnazione e terrore sono i sentimenti più diffusi in un Paese ormai sull'orlo del collasso a causa delle politiche proibizioniste sulla droga. E' abbastanza probabile che per queste ragioni a Novembre legalizzeranno la cannabis in california, poi si aprirà un vero dibattito negli stati uniti. In tutto il mondo di questo se ne parla già da tempo, in Italia non esistono notizie a riguardo, come mai? Forse perchè qualcuno non ha il coraggio di ammettere un fallimento che si protrae da 40 anni e da 10 porta un solo nome?

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  • ELISABETTA

    10 Aprile @ 11.18

    PER PLÙGA: "HO LA SENSAZIONE CHE LA NOSTRA PARMA SI SIA PERSA NELLA NEBBIA, ANZI.......NELLA POLVERE". CHE TRISTEZZA........

    Rispondi

  • barbara

    10 Aprile @ 07.48

    Spero che un giorno, la legge sulla droga venga cambiata da "ILLEGALE" A "LEGALE" cosi GIORGIO sarà soddisfatto!!!!!!!!! L'unica cosa che sa scrivere è di legalizzare la droga, e tutto cambierà!!!!! Secondo me invece non cambierà ugualmente...anzi è possibile che la "delinquenza" aumenti!!!!! ESISTE ANCHE IL COSIDETTO MERCATO NERO PER COSE LEGALI...........CREDO CHE OGNI COMMENTO DI GIORGIO SIA ESCLUSIVAMENTE A CARATTERE POLITICO!!!!!!!!!!!!!

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