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I rapinatori con siringa erano due: un altro arresto - Una zia di Nicolò: "Non è sieropositivo"

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La tentata rapina in una tabaccheria di via Venezia, conclusasi con l'arresto dell'autore, ha subito richiamato agli inquirenti le modalità di un colpo messo a segno il 26 matzo ai danni della panetteria Giacomazzi in viale Piacenza.

Anche in quel caso -come in via Venezia - era entrato un giovane coperto dal cappuccio della felpa, con una siringa e con la minaccia: "Dammi i soldi o ti pungo. Ho l'aids". In quel caso, le testimonianze avevano parlato anche di un secondo complice che aveva fatto da "palo".

Un episodio che a sua volta aveva un precedente del tutto simile, che nel febbraio 2008 si era verificato alla "Spiga d'oro" di via Emilia est, da parte di un minorenne da poco uscito di prigione. Si è poi scoperto che si trattava dello stesso autore del tentativo fallito in via Venezia (Niccolò Cremonesini, oggi di 20 anni), e le successive indagini hanno portato a identificare anche Arold Serratore, pure lui ventenne, che è stato arrestato questa mattina per la rapina di viale Piacenza, mentre sarebbe estraneo all'episodio di via Venezia.

Intanto, una zia del ragazzo di via Venezia ha scritto a gazzettadiparma.it dicendo che il nipote non è sieropositivo, e aggiungendo una riflessione: "Doveva restare in comunità, ma le leggi non aiutano"  Sulla Gazzetta di Parma di domani maggiori particolari

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  • Lucas

    21 Aprile @ 09.53

    Ammiro la zia per l'onestà e per aver scritto questa lettera. Ma credo che un bel arresto per rapina, procurato allarme (soprattutto psicologico, per il tabaccaio), lesioni ecc. ci potrebbe stare. Sei mesi di galera a pane e acqua e vedi come si disintossica. E soprattutto le cure preventive che fa il tabaccaio le paga il ragazzo, mica le pagherà il SSN, cioè noi ????? Scusate, ma se continuiamo a perdonare sarà sempre peggio.

    Rispondi

  • Geronimo

    20 Aprile @ 20.45

    Signora l'ammiro molto per il coraggio di metterci la faccia e tutto. Ci da un grosso insegnamento e speriamo che un giorno suo nipote riesca a disintossicarsi. Purtroppo noi siamo sempre pronti a criticare, mettere alla gogna una persona dimenticandoci che tutti possono sbagliare e a tutti bisogna dare una seconda possibilità, cenrcando di aiutare fino alla morte. Si dovrebbe capire che una persona ha bisogno dI aiuto e non di linciaggi.

    Rispondi

  • gazzettadiparma.it

    20 Aprile @ 17.29

    Demianlee, hai ragione: quel pezzo non era stato riletto. Adesso spero vada meglio. Grazie. (G.B.)

    Rispondi

  • marco

    20 Aprile @ 15.52

    Non usate un correttore ortografico? ^_^

    Rispondi

  • cremonesini claudia

    20 Aprile @ 12.35

    Sono la zia del ragazzo della rapina. Purtroppo abbiamo questa croce ma ci tengo a precisare anche per la tranquillità della vittima, che questa mattina abbiamo contattato e tranquillizzato, che il ragazzo NON è sieropositivo e chi l'ha scritto avrebbe prima dovuto documentarsi se non altro per rispetto alla vittima dell'aggressione. Il ragazzo è la nostra croce, la famiglia da cui proviene è composta da bravissime persone e lui è stato seguito fino alla nausea. E' stato due anni in comunità ma, una volta maggiorenne, ha voluto uscire e, qui la legge certo non aiuta, era in condizioni pietose. E' stato in casa con noi, i genitori da tre anni stanno seguendo più volte alla settimana incontri di gruppo, gli sono state date tutte le possibilità a tutto l'aiuto possibile, eravamo sempre in contatto con varie dottoresse che lo seguivano nel suo percorso esterno e avrebbe dovuto essere ricoverato a breve in una clinica per la disintossicazione ma purtroppo è andata come è andata. Quando è tornato ha detto di voler vivere in strada per dimostrare di potercela fare, la sera spesso dormiva presso un ricovero per tossicodipendenti e spesso, abbiamo saputo, in case abbandonate. La famiglia comunque lo seguiva gli si lavavano i vestiti, i soldi per le sigarette ma i genitori sono stati costretti ad accettare la sua decisione... è maggiorenne e la legge in questo, ripeto, certo non aiuta. Se fosse stato costretto a rimanere in comunità non avrebbe fatto ciò che ha fatto e noi non avremmo una vita di merda da più di tre anni. E' facile giudicare dall'esterno ma vi assicuro che è un delirio e questo ragazzo, che poi è mio nipote, è la classica dimostrazione di quanto un ambiente sano, tanto amore, tanti che si preoccupano per lui, tanto dialogo, onestà e comprensione, a volte non bastano a volte purtroppo non bastano per salvare qualcuno dall'abisso. E allora? cosa serve... servono leggi più dure e più precise... serve qualcosa che non precipiti una famiglia nella disperazione senza colpa alcuna, se non, forse quella di averlo amato troppo.

    Rispondi

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