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Undici kg di hashish: arrestati

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Il bagagliaio lo avevano riempito con scrupolo. E ala fine erano riusciti a farci stare 11 chili di hashish.

Forse hanno sbagliato il giorno: quello del summit di Confindustria in cui la zona Autostrada-Fiere era particolarmente controllata e con posti di blocco. E in uno di questi, in via Colorno, la loro Audi ha incrociato i poliziotti dell'Antidroga della Mobile. Per Moammed Gueddari (30 anni) e Abdelhadi El Orchi (28), entrambi marocchini, fine della corsa, e arresto pe detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti.

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  • Giorgio G.

    24 Aprile @ 11.40

    Gentile Gazzetta l' introduzione all' articolo, non voleva essere una critica. Mi sarebbe solo piaciuto evidenziare come sia facile cavalcare l' onda della xenofobia approfittando di un articolo dove si parla di immigrati e di spaccio di stupefacenti; è facile affermare che gli spacciatori sono tutti immigrati, è più difficile parlare di un fenomeno molto più complesso. Grazie ancora e un cordiale saluto.

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  • gazzettadiparma.it

    24 Aprile @ 09.28

    Per Giorgio - Della serie le critiche gratuite: la Gazzetta è Gazzetta di Parma. Al sito lavorano 3, e avolte 2 e a volte (come oggi) 1 redattore: se avessimo tempo, oltre che per le notizie locali e per i circa 200 commenti al giorno, anche per quello che succede in tutta Italia, non vinceremmo il Pulitzer, ma il premio Stakanov sicuramente sì. La notizia la porta lei: e naturalmente se ne assume anche tutta la responsabilità. Senza bisogno, però, di commenti gratuiti e anche un po' infantili. Grazie (G.B.) - Peraltro, se lei è il Giorgio che dico io, la Gazzetta "pubblica" anche i suoi ripetuti ( e a volte ripetitivi) commenti, quindi non credo che debba molto lamentarsi di noi. E se tutti avessero la sua stessa "sintesi" avremmo ancor meno tempo per cercare notizie.

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  • Alessandro

    24 Aprile @ 01.34

    clansman immagino che tu abbia tanti conoscenti nordafricani per poterne parlare con così tanta cognizione di causa mi chiedo a cosa serva un tuo commento (tuo e di altri come te) identico ad ogni notizia che riguarda cittadini stranieri i delinquenti devono pagare. punto. nessuno (i famigerati compagni che nomini sempre) si sogna nemmeno di pensare o fare o dire il contrario; e anche se lo facesse (per assurdo) non vedo che potere potrebbe avere per modificare il corso della giustizia (il potere giudiziario è distinto dal potere politico per volontà dei nostri padri costituenti). Casomai combattono per dare stessi diritti a tutti gli uomini

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  • Soma

    23 Aprile @ 19.59

    che schifo loro e chi li difende...ma erano col permwsso di soggiornohan detto..quindi non è vero che è la clandestinità a produrre gli spacciatori..ma spacciano e basta

    Rispondi

  • Giorgio G.

    23 Aprile @ 19.18

    Della serie, le notizie che la gazzetta non pubblica. Per la felicità di clansman, verificare se anche questi indagati sono nordafricani. "All'interno del Ros, raggruppamento operativo speciale dei carabinieri, c'era un insieme di ufficiali e sottoufficiali che, in combutta con alcuni malavitosi, aveva costituito una associazione per delinquere finalizzata al traffico di droga, al peculato, al falso e ad altri reati, alfine di fare una carriera rapida". Questa è la tesi della procura di Milano che per bocca del pm Luisa Zanetti ha chiesto ai giudici dell'ottava sezione penale del Tribunale di Milano 18 condanne tra i 5 e i 27 anni di reclusione. 27 anni per Giampaolo Ganzer, il generale che comanda tuttora il Ros dei carabinieri, 27 anni per Mauro Obinu anche lui del Ros e poi passato al Sisde. Entro giugno arriverà la sentenza di primo grado di questa vicenda giudiziaria intricata e complessa che fa riferimento a fatti avvenuti tra il 1990 e il 1997, cominciata a Brescia, poi trasferita a Milano a causa della presenza tra gli indagati del magistrato Mario Conte (processato da solo e a parte), quindi a Bologna e riassegnata dalla Cassazione al capoluogo lombardo quando erano scaduti tutti i termini per gli accertamenti. Sulla base della mera lettura delle carte l'allora responsabile della Dda Ferdinando Pomarici, i pm Zanetti e Borgonovo chiedevano e ottenevano il rinvio a giudizio dal gup. Ganzer, Obinu e Conte, secondo l'accusa, "promuovevano, costituivano un gruppo dedito alla commissione di una serie indeterminata di illecite importazioni e cessioni di ingenti quantità di eroina, cocaina e hashish, utilizzando la struttura, i mezzi e l'organizzazione dell'arma dei carabinieri, abusando della propria qualità di pubblici ufficiali". Il pm Zanetti in aula a sostegno di richieste di pesanti condanne in linea comunque con quello che prevede il codice soprattutto in presenza di un'associazione armata (non meno di 24 anni la pena) ha spiegato che Ganzer e gli altri ufficiali e sottufficiali dei carabinieri "deviarono gravemente dai loro compiti istituzionali come è emerso largamente dall'istruttoria dibattimentale". Ganzer e Obinu, che secondo la procura "promossero e diressero un'associazione criminale", rispondono di avere importato in Italia a bordo della motonave Bisanzio, salpata da Beirut e approdata a Ravenna il 9 dicembre 1993, "119 kalashnikov, 2 lanciamissili, 4 missili e munizioni", destinati alla malavita organizzata e venduti in cambio di soldi che non si sa che fine abbiano fatto. In parte sarebbero stati usati per acquistare droga da utilizzare per giocare a fare i finti trafficanti in modo da incastrare quelli veri e in parte potrebbero essere stati oggetto di spartizione tra una parte degli imputati. Del resto è ignota la sorte di gran parte del denaro gestito da quella struttura interna al Ros. Secondo gli inquirenti molti miliardi di lire sarebbero finiti nelle casse dei narcos colombiani e libanesi ai quali il nucleo dei Ros si rivolgeva per ordinare la droga da far arrivare ai trafficanti di fiducia in vista di operazioni presentate come blitz importanti contro la criminalità organizzata. Blitz che finivano con l'arresto di personaggi minori e il recupero solo di piccole quantità di droga. Ganzer e i suoi, inoltre, sarebbero andati oltre i limiti della legge che consente l'uso degli infiltrati e il ritardo nei sequestri di droga per arrivare ai vertici delle bande. Ganzer non ha assistito alla parte finale della requisitoria del pm. "E' andato via perchè ha operazioni in corso - spiega uno dei legali - ma possiamo dire che è stato trattato peggio di un narcotrafficante". Il generale comunque aveva partecipato alla maggior parte delle udienze prendendo diligentemente appunti. Adesso toccherà ai difensori del responsabile del piú importante apparato investigativo del paese dimostrare che la tesi della procura di Milano è infondata e che in ogni non esistono prove per condannare.

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