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Michelotti: dall'Oltretorrente agli stadi di tutto il mondo

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Alberto MIchelotti sta per compiere 80 anni. Un compleanno da celebrare, anche con un libro: «Dirige Michelotti da Parma. Vita e passioni di un grande arbitro» di Claudio Rinaldi, con prefazione di Gianni Mura (Mup editore, 272 pagine), sarà in vendita con la «Gazzetta», in anteprima nazionale, da sabato prossimo al prezzo speciale di € 9 ,90.

Stasera puntata speciale a Bar sport

Gabriele Balestrazzi

«Dirige Miche­lotti da Par­ma » titola il libro, rie­cheggiando la formula classica degli alto­parlanti allo stadio e degli in­viati attraverso le radioline, quando il calcio in diretta do­menicale era solo «Tutto il cal­cio minuto per minuto» e quel­l'arbitro era il «signor» Miche­lotti da Parma (o il signor Lo Bello da Siracusa e così via). E fin da subito, pagina dopo pa­gina, si scopre che in quel «di­rige », e nel lungo salto di Al­berto Michelotti dall'umile ma orgogliosa miseria dell'Oltretor­rente parmigiano ad una fama mondiale, c'è una storia quasi toscaniniana, con un fischietto al posto della bacchetta.

Quel pugno al centravanti

C'è anche una scena alla Don Camillo, intendendo l'inclina­zione talvolta «manesca» del parroco guareschiano. E' il pu­gno che segna il debutto dell'ar­bitro in Seconda categoria: ne fa le spese, a Fornovo, il centra­vanti bullo di paese («un pisto­lone alto così» ricorda Alberto) che nell'invocare un rigore non dato commette l'errore di insul­tare la mamma di Michelotti. E a quel punto scatta il destro, che manda a terra il centravanti («Gli ho spostato la mandibo­la »). Ma che non impedirà al­l'arbitro- pugile di portare avanti una carriera che i suoi dirigenti, a iniziare da Ferruccio Bellè, già intuiscono promettente, e che davvero lo condurrà a popola­rità e stima intercontinentali.

La storia di un campione

E' la storia di un campione vero il libro su Alberto Michelotti di Claudio Rinaldi, caporedattore della Gazzetta che è tornato a gustarsi la ricerca e la curiosità del cronista. E ha così raccon­tato un fuoriclasse dei più gran­di e genuini che lo sport di Par­ma possa vantare. E se a voi pa­re che l'arbitro sia solo un im­piegatizio comprimario dei gio­catori, perdipiù senza nerbo e personalità come troppo spesso si vede sui nostri campi, guar­date a centro pagina l'atleta che si staglia nel bianconero della foto (che come sempre parla da sola) di Romano Rosati. Vien voglia di trasportare l'immagi­ne ai giorni nostri, adattando una delle michelottiane frasi in dialetto a situazioni tipo-Totti, con quella mano sinistra che già da sola impone rispetto e con cui Alberto ammonirebbe sdrammatizzando: «Di Pupone, dagh un taj sjonò ‘t vè fora»...

Chiedere ad esempio a Mario Corso, campione di un'Inter che dominava Italia ed Europa 45 anni prima di Mourinho, che prova ad intimidire Michelotti ­debuttante alla «Scala» di San Siro - sibilandogli, dopo una de­cisione contraria all'Inter: «Lei non arbitrerà mai più a San Si­ro... ». «Ah sì? - ribatte Alberto -Allora pedalare, pedalare», in­dicando gli spogliatoi. E se Cor­so accenna a rifiutarsi di uscire, Michelotti non batte ciglio: «Al­lora vado fuori io», prima che i dirigenti nerazzurri accorrano ad ammorbidire il mancino campione interista, che per pri­mo misura così l'allergia del fi­schietto parmigiano alle suddi­tanze psicologiche: cinque gior­nate di squalifica.

Ma Corso - racconta il libro ­sarà solo il primo della serie, perchè Michelotti non ha paura di nessuno: rispetta gli atleti ma esige rispetto a sua volta.

Un romanzo d'Oltretorrente

Il filo degli episodi e degli aned­doti si snoda a comporre una coinvolgente e divertente mo­viola di carta. E alla fine il libro è molto più della storia di un grande dello sport: è uno spic­chio del romanzo di quell'Oltre­torrente di cui la nostra città deve andar fiera. Splendida e commovente la figura del­la madre di Alberto: in­dimenticabile la scena nella quale la donna pu­nisce a zoccolate il mae­stro di solfeggio che ave­va etichettato il piccolo Alberto come «bastardo», per non avere indossato a lezione la camicia nera (e pare davvero, come suggerisce Gian­ni Mura, di immaginarla sullo schermo, come un'intensa An­na Magnani parmigiana).

E' una bella storia della nostra città, grazie anche alla felice scelta di conservare tante frasi in quel dialetto dei borghi che Michelotti, sul campo, rese il proprio efficacissimo esperanto.

Una storia in pramzan e una chiusa in napoletano: lo sponta­neo e commovente striscione del San Paolo per l'ultima partita («Tu sì 'na cosa grande»), che idealmente oggi esponiamo sul­la torta degli imminenti 80 anni di un campione.
 

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  • Matteo

    19 Maggio @ 14.58

    Un saluto a una persona vera, piena di umanità e di quella parmigianità schietta e libera da orpelli che è e deve rimanere il nostro vanto. Consiglio di leggere il libro perchè è un affresco imperdibile della Parma di una volta, dell'Oltrettorrente e dei sui splendidi abitanti.

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  • Marco

    18 Maggio @ 17.17

    Beh la festa a sorpresa sarà un successone, soprattutto dopo aver detto il giorno (e perchè non l'ora e dove si terrà) sarà una cosa veramente inaspettata. A parte gli scherzi, sentendolo parlare in tv non è che mi dia l'impressione di capirne tantissimo di calcio, però il libro con tutti gli aneddoti che potrà raccontare Michelotti deve essere veramente interessante. Comunque, è un grande personaggio Parmigiano.

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  • giorgio

    10 Maggio @ 08.54

    un grande arbitro e soprattutto un personaggio ricco di umanità e di parmigianità,poliedrico,amante della musica e della buona tavola.

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  • ROBERTO

    09 Maggio @ 18.34

    ciao caro zio Alberto, stiamo organizzando una bellissima festa a sorpresa per il 15 luglio 2010 subito dopo aver celebrato la presa de la Bastille à Paris. Un grande abbraccio provinciale ad un grande uomo Roberto

    Rispondi

  • gazzettadiparma.it

    09 Maggio @ 17.32

    Ti rispondo da ex ragazzo in quegli anni '70, milanista e riveriano: i dubbi su quel rigore mi restano (ma non era scandaloso fischiarlo, perchè il mani di Anquilletti ci fu), però gli scudetti al Milan li "rubava" semmai Lo Bello. Alberto, nonostante le battute sul suo lavoro e sui presunti legami con la Fiat, è in realtà sempre rimasto al di sopra dei sospetti: ripeto, è stato un fuoriclasse. Ma non lo diciamo noi in quanto Gazzetta parmigiana: lo dissero, con quello striscione mai ripetuto per nessun altro arbitro, i tifosi di Napoli. Quando forse il calcio viveva anche di sentimenti. E Michelotti, credimi, lo meritava. (Gabriele Balestrazzi)

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