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Il '68 parmigiano: fra utopie e occupazioni -Dopo 40 anni, la protesta di Scienze politiche

Il '68 parmigiano: fra utopie e occupazioni -Dopo 40 anni, la protesta di Scienze politiche
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di Francesca Lombardi

La messa di Pasqua, quell'anno, fu celebrata all'università. Occupata. Dietro l'altare pagano c'era don Antonio Moroni, che era un prete ma anche un assistente universitario che stava dalla parte degli studenti. Il giorno prima della Liberazione, insieme al leader Roberto Taverna, venne anche arrestato per essere rimesso in libertà qualche ora dopo.
Erano in tanti, in quei giorni fatti di assemblee, di manifestazioni in piazza e di foglietti gialli su cui si scrivevano “mozioni cinesi”. Erano “quelli del Sessantotto”: erano i contestatori della riforma universitaria, erano i ribelli, erano i sognatori realisti che volevano cambiare il mondo. Roberto Spocci, che oggi è responsabile dell'archivio storico comunale, era uno di loro. Aveva 20 anni, e faceva del gran casino. Anche lui alimentava quel respiro ampio e sconfinato a cui mal si adattava la normalità, anche lui voleva provocare. «L'ambiente universitario era vivace – ricorda - : il fermento del nuovo si sentiva nell'aria».

L'ATENEO OCCUPATO – Il fermento diventò energia il 25 marzo. Quel giorno, dopo un'assemblea, una trentina di studenti e assistenti optò per l'occupazione della sede centrale dell'università. L'azione durò poche ore, ma rappresentò il “ciak”di un film già visto in altre città italiane. Il 4, il 5 e il 6 aprile in successione, esattamente un mese dopo l'occupazione del liceo Parini di Milano, gli studenti parmigiani entrarono “a tempo indeterminato”prima nella Facoltà di Scienze, poi nella sede centrale e infine nella Facoltà di Medicina. La loro occupazione, racconta Spocci, fu documentata perfino da alcuni giornali spagnoli. Con cartelli, libri e coperte per trascorrere la nottata, i ragazzi volevano dire «no» alle risposte «elusive» del Senato accademico alle loro richieste. «Chiedevamo che lo studio fosse garantito a tutti, volevamo un rapporto diverso fra studente e docente – ricorda Spocci -, eravamo contro la riforma scolastica e pensavamo di cambiare il mondo». Quel mondo sognato era scritto in otto punti: erano stati presentati all'assemblea di ateneo il 14 marzo, e chiedevano, fra le altre cose, nuove modalità di svolgimento delle attività didattiche e libertà di costruirsi percorsi di studio personalizzati. Qualcuno di quei punti diventò realtà in poco tempo: fra studenti e professori, dice Spocci, il legame in quei giorni si fece forte e nello stesso tempo informale. Ma tante altre richieste soffocarono nelle pagine di storia e nella polvere di una memoria romantica che mai avrebbe immaginato che in futuro gli esami universitari si sarebbero fatti barrando delle crocette.

TRA PIAZZE, CHIESE E MANICOMI – E' stata più che una protesta studentesca. Nel '68 il  vento della polemica, a Parma, soffiava anche nelle chiese e nei manicomi, oltre che nelle fabbriche. Il 6 aprile il personale infermieristico e i degenti dell'ospedale psichiatrico di Colorno, appoggiati dalla Cgil, scesero in piazza Garibaldi in camicie di forza e fecero dimostrazioni pratiche sull'uso dei mezzi di contenzione, cioè di spondine da letto, cinture, bracciali per tenere fermi i pazienti. Cinque mesi più avanti, fu occupata anche la Cattedrale. Don Pino Setti fu allontanato dalla sua parrocchia, gli occupanti ottennero una denuncia per “vilipendio alla religione di Stato”. Poi ci furono le manifestazioni in via Repubblica e in via  D'Azeglio dei dipendenti della Salamini, e ancora, il 20 novembre, i cortei degli studenti delle scuole medie contro il regime dei colonnelli in Grecia e la condanna a morte di Alexandros Panagulis. «Fu una contestazione a tutto campo che vide liberate molte forze giovanili – conclude Spocci, che sul “lungo '68” sta scrivendo un libro -: si partecipò finalmente alla vita collettiva, cosa che non avviene oggi. Molti dei protagonisti di quel tempo, infatti, si persero per strada o scelsero ruoli di potere, tradendo forse i loro sogni giovanili».

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  • FL

    12 Maggio @ 13.45

    Come sempre Francesca ha realizzato un ottimo servizio. Non ho l'eta per raccontare il 68, ma la memoria intelligente è sempre un esercizio utile.

    Rispondi

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