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Eros center: la proposta di Fecci, i no della maggioranza. Ma come si affronta il problema più vecchio del mondo?

Eros center: la proposta di Fecci, i no della maggioranza. Ma come si affronta il problema più vecchio del mondo?
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L'idea dell'assessore alla Sicurezza Fabio Fecci di creare degli «eros center», luoghi in cui la prostituzione possa essere esercitata in modo legale e controllato, non sembra riscuotere molti consensi. A esprimere «totale e ferma contrarietà» è il suo collega di giunta Lorenzo Lasagna, assessore ai Servizi sociali, che dopo aver ricordato che la materia non è né di competenza comunale né nei programmi dell'Amministrazione, spiega che «la prostituzione e la tratta di esseri umani vanno combattute recuperando le ragazze e offrendo loro la possibilità di sfuggire al racket».e avanza dubbi pratici.

Altre perplessità dagli assessori Zoni e Pellacini. Più possibilista Massimo Moine. Netta contrarietà da Civiltà per Parma.

Tutte le informazioni sulla Gazzetta di Parma 22-5

LA LETTERA DI FECCI (21-5)

Il problema della prostituzione è materia quotidiana per chi, come me, si occupa di sicurezza.
La prostituzione è un fatto concreto – si sa -  che investe,  in misura più o meno rilevante,  tutti i contesti urbani, con maggiore incidenza nei centri a più alta densità abitativa e che pare concentrarsi in maniera disomogenea nelle varie regioni d’Italia.
E’ un fenomeno che ha radici antiche come il mondo – per usare un’espressione comune – e che però, anche se  sempre esistito, si rileva oggi in deciso aumento, anche a causa dei pesanti flussi migratori che hanno investito la nostra nazione.
Alla maggiore liberalizzazione dei costumi sessuali non ha coinciso una diminuzione del fenomeno, al contrario. Sembra proprio che anche se il sesso oggi avviene in maniera più libera e disinibita ed in età sempre più precoce, aumenti l’esigenza di quello “a pagamento”.
Non voglio addentrarmi su una trattazione di natura sociologica del fenomeno, né tentare di indagarne le cause e l’evoluzione, non è la mia materia e non ne possiedo le specifiche competenze.
Quello che in questa sede vorrei fare sono solo alcune considerazioni.
Come dicevo sopra, la prostituzione è ormai un ineludibile problema, dai risvolti veramente pesanti sulla convivenza civile e sulla vivibilità delle città, tali da cambiare veramente “i connotati” ad alcuni quartieri e la qualità della vita ai residenti.
Alla prostituzione si collegano poi - oltre alla delinquenza, al racket, alla droga – problematiche relative alla circolazione del traffico, alla sicurezza in senso generale.
Di questo mi sono reso conto in maniera tangibile da quando – circa quindici mesi - mi occupo dell’assessorato alla Sicurezza del Comune di Parma, anche se durante il mio decennio da Sindaco a Noceto avevo affrontato alcuni aspetti del problema ed emesso  alcune ordinanze volte a contrastare la prostituzione sulle aree pubbliche, a tutela del decoro urbano e della sicurezza.
Ma soprattutto qui a Parma, dovendo affrontare quotidianamente  tutta la serie di problematiche legate ad una materia così delicata e difficile come la sicurezza, ho maturato alcune convinzioni, che probabilmente quindici mesi fa non avevo. Sono passati cinquantadue anni da quando Angelina Merlin decise di chiudere le “case chiuse”, viste come ghetti che schiavizzavano la donna, squallidi imperi del maschilismo più deteriore, quasi fossero strumenti di “promozione” della prostituzione.
Oggi si è compreso chiaramente che la Legge Merlin – chiudendo le “case”, sanzionando gli affittuari dei locali e l’adescamento lungo le strade – ha tentato di abolire il fenomeno, ma è evidentemente fallita.
Si è compreso che le sanzioni sono solo deterrenti spesso necessariamente comminati a macchia di leopardo e mai risolutivi di un fenomeno che necessariamente va affrontato esclusivamente tramite la formazione di un quadro normativo chiaro che regoli la materia in maniera definitiva.
Anch’io probabilmente fino a poco tempo fa avrei avuto un moto di istintivo rifiuto all’idea di poter riaprire le “case chiuse”.
Oggi, come dicevo prima, la mia attività in seno all’assessorato alla Sicurezza mi ha condotto a maturare idee diverse. Credo che occorra arrendersi all’evidenza di un fenomeno che non va affrontato dal punto di vista dogmatico, strettamente ideologico od emotivo,  ma in maniera concreta. Avvicinarsi al problema facendone principalmente una  “questione morale” non porta a niente. La “questione morale” riguarda chi si prostituisce, chi frequenta persone che si prostituiscono, ma non può essere l’unico approccio al problema per chi è chiamato a darne soluzioni.
I nostri rappresentanti al Governo ed al Parlamento hanno quindi l’obbligo di assumere al riguardo atteggiamenti laici e concreti.
Di fronte alla giusta esasperazione dei residenti che, dopo una certa ora della sera, vedono i loro quartieri trasformati in zone “a luci rosse” - ove si concentrano disordini, talvolta incidenti e schiamazzi -, di fronte al legittimo sdegno ed imbarazzo dei genitori che non si sentono più di transitare lungo certe strade  con i loro bambini per le scene indecenti a cui capita di assistere, di fronte alle lamentele di chi è disturbato tutta la notte e spesso anche durante il giorno dal via vai e dai rumori molesti di chi occupa l’appartamento attiguo –perché nelle città la prostituzione è praticata spesso all’interno dei condomini -, di fronte a tutto questo credo che le istituzioni non possano che assumere atteggiamenti estremamente concreti.
Da parte nostra abbiamo intensificato controlli, pattuglie, sorveglianza, ma evidentemente, sia qui che nella maggior parte d’Italia, non è sufficiente.
 

(...)     L'intervento completo è nella paginia delle opinioni sulla Gazzetta di Parma 21-5

Fabio Fecci
Assessore alla Sicurezza Comune di Parma

E' sicuramente il mestiere (e il problema) più vecchio del mondo. Ma c'è un modo efficace per affrontarlo? Dite la vostra nello spazio commenti in fondo a questo articolo
 

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  • Franco

    24 Maggio @ 15.13

    Sig. Maurizio. Bisogna dire che esiste la schiavitù ed il semplice sfruttamento con favoreggiamento. Come ha rivelato il Vicecapo della Polizia durante una trasmissione di Matrix di qualche anno fa, solo il 10% delle prostitute presenti in Italia è ridotta in schiavitù. Difatti, non si spiegherebbe la quasi assenza di donne italiane semplici che subiscono i medesimi trattamenti, sia in Italia, sia all'estero.

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  • federico

    24 Maggio @ 09.53

    è molto interessante il commento di William: ce lo assicura lui che la maggior parte è consapevole di ciò che fa... e tu Willy come lo sa? hai fatto una statistica? le frequenti abitualmente??? ( non è una critica...) dicci come fai stimare il fenomeno. quante sono le prostitute in Italia? 10, 100 , mille?? Io sospetto che i conti Willy li abbia fatti un tanto al KG, perchè dovrebbe sapere che le donne fisiologicamente non possono battere 30 gg su 30 .... non penso quindi che sia attendibile il tuo commento. Caro Willy, sarebeb sufficinete che ti guardassi un po' Le Iene che ogni tanto fanno un servizio sulla prostituzione e di quanto siano sfruttate le donne in questo senso, spesso lo fanno perchè non hanno nessuna altra possibilità. E se fosse come dici tu ... avremmo un sacco di ex battone ricche sfondate. Ma così non è.

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  • Geronimo

    24 Maggio @ 09.17

    Signor William i suoi scritti contengono varie imprecisioni, prima di tutto perchè non distingue tra prositute regolari e clandestine, successivamente lei afferma che essendo casalinghe hanno diritto ai servizi gratis e quì sbaglia perchè le casalinghe non hanno nessun servizio particolare gratis. Sul fatto che solo la minima parte sono sfruttate mi spiega se il pulmino scassato che le porta al lavoro è un servizio offerto da qualche ente statale o sono forse gli sfruttatori? Signor William, qualcosina so del fenomeno prostituzione, non mi soffermo su quelle che lo fanno per scelta perchè la cosa non mi riguarda ma oltre alle schiave soprattutto africane che sotto riti wodoo vengono costrette a lavorare anche tutto il giorno ci sono le nuove leve dell’est che o vengono vendute, anche a noi italiani in minima parte, o lo fanno per portare soldi alla famiglia povera (massima resa col minimo sforzo, un pò come dice lei) ma in massima parte vengono costrette dal marito (spesso etnia rom che, badate bene, non vuol dire che sia per forza dell’est, come non vuol dire che i rumeni sono tutti rom, provate a chiedere ad un rumeno onesto cosa pensano dei rumeni di etnia rom) alcolizzato e nullafacente a lavorare in strada per mantenere la famiglia. Anche questa per me è prostituzione e poi tra l’altro ci sono anche questi mariti che tentano di chiedere una percentuale sugli incassi alle altre, magari quelle libere che si prostituiscono per scelta, convincendoli anche a suon di botte. Esiste un fenomeno di cui non si parla mai ma ancor più macabro perchè è fatto da cittadini nostrani che si offrono come aiutanti delle prostitute trovando magari una casa (ti trovo una casa mi dai 500 euro, ti procuro il codice fiscale mi dai 50 euro, come mi dai 50 euro per ogni allacciamento di acqua luce e gas che ti trovo) o per scorta nel tragitto dal lugo di lavoro in casa (5 euro per ogni passaggio da casa a lavoro e 5 euro se ti scorto perchè hai un cliente poco raccomandabile). Per me anche questo è sfruttamento della prostituzione. Signor William è chiaro che le prostitute che lei incontrava in autobus dicessero che lo facevano per scelta, cosa crede che una persona costretta, picchiata e impaurita viene a dire ad un autista di autobus “si sono sfrtuttata”? Comunque anche io sono d’accordo per la regolarizzazione anche perchè di fatto le case chiuse esistono già ma si fa finta di non vederle o si celano sotto altri nomi tipo lap dance o similari...

    Rispondi

  • massimo

    24 Maggio @ 08.42

    prima di tutto bisogna distinguere da chi è in schiavitù o meno; nel primo caso basterebbe ascoltare le associazioni di ex schiave ed ex clienti, vi dice niente il progetto "ragazza di benin city"?

    Rispondi

  • Giorgio G.

    23 Maggio @ 14.32

    Saby allora non ho compreso il tuo commento. In tutti i casi sono favorevole tanto ai coffeshop olandesi con vendita di cannabis per i maggiorenni e divieto di vendita ai minorenni, quanto ai dispensari di cannabis americani con prescrizione medica. Per quanto riguarda il sesso a pagamento sono favorevole ai bordelli, ai quartieri a luci rosse, ai "compassionevoli dispensari di sesso a pagamento" fisici emotivi e mentali di cui parli tu, non so se più o meno ironicamente, purchè si arrivi a regolamentare il fenomeno e si tolga dalle mani delle organizzazioni criminali. Sono fatti che riguardano l' individuo nella propria singolarità che va tutelata fino a quando non minaccia l' individualità altrui e in questi campi , la morale, serve solo ad alcuni per imporre il proprio volere sugli agli altri, prevaricando proprio il diritto di cui molti si fanno portavoce, ma che nessuno sembra ricordare il significato: la libertà di scelta. In nord europa esistono delle figure professionali apposta per il sesso a pagamento per disabili, con tanto di registrazione presso appositi registri, se non ricordo male, e le cose funzionano benissimo; Spagna Germania, Repubblica ceca, Olanda, Danimarca e credo altri paesi scandinavi hanno regolamentato la prostituzione; in Italia, l' unico sbocco professionale per "carne di qualità" sembra essere il parlamento, anzichè i bordelli. Se poi ci si aggiunge che queste donne sono sfruttate dalle mafie ... sembra che se qualche cosa non funzioni, questo accada proprio dove il fenomeno non è regolamentato, come in Italia.

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