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Editoriale - Province, mini taglio grande farsa

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di Giuliano Molossi

Una farsa. Non ci sono altre parole per definire il «taglio» delle Province. Una sceneggiata tutta italiana, fatta di annunci smentiti il giorno dopo, di impegni disattesi, di retromarce imbarazzate, di accordi presi al mattino e cancellati al pomeriggio, in un manicomiale tourbillon di comunicati e contro-comunicati. Nel «pacchetto-tagli» il governo aveva incluso l'abolizione delle piccole province, quelle con meno di 220 mila abitanti. Erano bastate queste due righe, apparse sul sito del ministero dell'Economia, per scatenare la rivolta non solo delle amministrazioni interessate (e questo ci può anche stare) ma anche della Lega (e questo ci sta un po' meno, dal momento che si tratta di un partito al governo, e che dimostrava così di ignorare i provvedimenti presi dallo stesso governo). Contrordine compagni. Il giorno seguente, poche ore dopo aver difeso, all'assemblea di Confindustria, il rigore delle misure decise, Berlusconi annunciò alla stampa che la mini-soppressione delle province era stata stralciata. Come a dire: ci dobbiamo ripensare. Manifestazioni di giubilo nelle città «condannate a sparire», proteste dai finiani (che vorrebbero abolirle tutte), ironie dall'Udc («Il solito copione, basta che Bossi alzi la voce e Berlusconi si spaventa»).
Tutto finito? Per niente. La sforbiciata, sparita dalla bozza della manovra finanziaria, riappare miracolosamente nel disegno di legge sulla Carta delle autonomie, all'esame della commissione Affari costituzionali della Camera. Che due giorni fa ha approvato un emendamento del Pdl che fissa ad almeno 200 mila abitanti il limite per fare una nuova provincia (che scende a 150 mila se almeno la metà del territorio è in montagna). Risultato: delle 120 province italiane morirebbero solo quattro: Vercelli (l'unica a guida Pdl-Lega), Isernia, Fermo e Vibo Valentia. Rispetto ai progetti iniziali, si salverebbero invece Biella, Verbania, Sondrio, Crotone (tutte guidate dal centrodestra) e Rieti (di centrosinistra). Il testo approderà lunedì in aula alla Camera, dove, tanto per cambiare, ne vedremo delle belle. I più agguerriti sembrano i marchigiani di Fermo che stanno già organizzando blocchi in autostrada e manifestazioni di protesta davanti a Montecitorio.
Comunque vada, e potrebbe anche andare che non se ne farà nulla, il governo non ha offerto un bello spettacolo. Si è mostrato timoroso, contraddittorio, indeciso a tutto. Ritiene che le province siano enti inutili e costosi? Abbia il coraggio di abolirle tutte. Ha senso valutare la validità di una provincia sulla base del numero degli abitanti? Mettiamo pure che abbia senso; ma allora vanno abolite tutte quelle sotto una certa soglia, senza fare mille distinguo, (senza salvare cioè quelle confinanti con l'estero, quelle in regione a statuto speciale, quelle che hanno un po' di montagne). Perché altrimenti si rischia il ridicolo.
Cosa serve tagliarne 4 su 120? Che risultati produce, oltre a quello di far imbufalire gli amministratori e gli abitanti delle province «condannate»? Non esistono sistemi migliori per risparmiare, per eliminare gli sprechi? C'è chi, ad esempio, ha proposto di abolire non le province più piccole ma quelle con i conti in rosso, quelle che continuano ad accumulare debiti, che non hanno i bilanci in pareggio. Altri preferirebbero l'abolizione delle province delle grandi aree metropolitane, dove gli enti, schiacciati fra Regione e Comune, sarebbero meno utili e funzionali che altrove. Altri ancora, pur mantenendo in vita le amministrazioni, vedrebbero bene un drastico ridimensionamento del numero dei consiglieri provinciali e delle loro prebende. Se ne può discutere. Certo è che ognuna di queste proposte a noi pare meglio di quella minimalista, pasticciata e ambigua così faticosamente partorita dalla maggioranza.

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  • ila

    11 Giugno @ 02.02

    ascoltavo mio padre dire che i comunisti del pci erano tra i primi ad acquistare la Gazza xchè c'era stima e non puntavano il dito accusatore...la sinistra accusa,accusa ma e non programma idee, progetti ricordatevi,giuseppe, pa

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  • Geronimo

    10 Giugno @ 17.02

    Giuseppe non è un errore cambiare idea, per me è peggio chi si ostina a mantenere la stessa linea per nor cambiare mai bandiera e per essere costretti ad ammettere di aver sbagliato. In passato la linea del giornale come alcuni editoriali di Molossi non mi sono piaciuti e troppo di parte ma editoriali come questo sono da apprezzare, lei sarebbe più contento se Molossi scrivesse è tutto giusto, va tutto bene? Attenzione però, io apprezzo questo editoriale non perchè è contro Berlusconi (infatti l’antiberlusconismo è la forza di Berlusconi però in pochi lo hanno capito e i fessi dei politici di sinistra ci cascano sempre) ma perchè penso che il governo Berlusconi sia uno dei peggiori dal dopoguerra ad oggi e sia giusto scrivere quello che non va. Aggiungo anche che essendo di sinistra avevo visto con piacere la sua discesa in campo perchè speravo potesse portare la sua esperienza al servizio dell’Italia, invece purtroppo ha portato l’Italia al servizio della sua azienda

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  • Paolo

    10 Giugno @ 14.49

    Per il Molossi ("controordine, compagni") deve essere colpa dei comunisti anche questo...

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  • giuseppe

    10 Giugno @ 14.03

    Sbaglio, ma questo non è il governo che Lei ed il Suo Giornale avete sempre sostenuto? Cosa è successo e/o cambiato?

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  • Geronimo

    10 Giugno @ 10.33

    Sono d'accordo con lei, io se fossi in voi spingerei di più su questi punti, sugli sprechi e farse della politica. Ad esempio la tanto sbandierata riduzione degli stipendi per alcune categorie di persone sopra gli 80 mila euro quanto risparmio produrrebbero? quasi nullo perchè il 10 % è calcolato sullo stipendio base che è inferiore agli 80 mila euro quindi nessun risparmio e cittadini presi in giro

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