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Italia Pop, l'arte ai tempi del boom alla Magnani Rocca

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Opere di de Chirico, Burri, Enrico Baj, Schifano, Mambor, Baruchello, Giosetta Fioroni, Mario Ceroli e molti altri racconteranno la via italiana alla Pop Art in una grande mostra allestita dal 10 settembre all’11 dicembre negli spazi della Fondazione Magnani Rocca, a Mamiano di Traversetolo.
Nella cosiddetta 'Villa dei capolavori", saranno esposti circa 70 lavori realizzati dai protagonisti di una indimenticata stagione dell’arte internazionale e provenienti da importanti istituzioni pubbliche e prestigiose collezioni private.
Con il titolo 'Italia Pop. L’arte negli anni del boom', la rassegna è stata curata da Stefano Roffi e Walter Guadagnini, che per realizzare questo spaccato della produzione artistica nazionale tra gli anni '60 e '70 hanno preso le mosse da due capolavori custoditi nelle raccolte della Fondazione: 'Piazza d’Italià di Giorgio de Chirico e 'Saccò di Alberto Burri, due fonti primarie, storiche, dell’approccio italiano alla contemporaneità, alla figurazione e all’oggetto. La loro rilevanza nel percorso ideato dai due curatori intende infatti sottolineare come, a proposito dell’opera di autori quali Mario Schifano o Tano Festa, la critica avesse in un primo tempo parlato della nascita di una 'neo-metafisicà. Senza contare che lo stesso Schifano arrivò ad omaggiare Giacomo Balla e il Futurismo in due serie pittoriche centrali nel suo sviluppo espressivo.
Partendo da questi presupposti, la mostra metterà a fuoco quelli che sono stati i veri e propri predecessori del linguaggio della Pop Art italiana, attivi dall’immediato dopoguerra. In un paese che andava aprendosi a inediti stili di vita, capaci di generare naturalmente anche nuove immagini, ecco dunque le visioni di Gianni Bertini, Enrico Baj, Mimmo Rotella, Fabio Mauri, che erano riusciti a cogliere, prima di altri, quel clima culturale e sociale che andava maturando dagli anni '50. Tanto che le loro opere si pongono, stilisticamente e temporalmente, a fianco di quelle dei neo-dadaisti statunitensi come Jasper Johns e Robert Rauschenberg o degli esponenti del Nouveau Realisme. Sempre in quel periodo, autori come Schifano, Renato Mambor, Gianfranco Baruchello iniziavano a riflettere sui temi dello schermo e dell’oggettualità della pittura, ponendo le basi per lo sviluppo della vera e propria stagione d’oro della Pop Art italiana tra il 1960 e il 1966.
Un momento, questo, di straordinario fervore artistico che investe l’intero paese, con i centri nevralgici di Milano e Roma, ma molto vivace perfino a Torino e in Toscana, come documenteranno le opere di Rotella e Baj, nonchè quelle dei maestri della Scuola di Piazza del Popolo, appunto Schifano, Festa, Mambor, Mauri, ma anche ovviamente Franco Angeli, Bignardi, Ceroli, la Fioroni, Lombardo, Tacchi, Cintoli. La produzione milanese sarà invece illustrata dai lavori di Valerio Adami, Lucio Del Pezzo, Emilio Tadini, Antonio Fomez, cui si affiancheranno i torinesi Piero Gilardi, Aldo Mondino, Michelangelo Pistoletto e i toscani Roberto Barni, Adolfo Natalini, Gianni Ruffi, Roberto Malquori.
Il percorso si concluderà con la messa a fuoco di un altro aspetto cruciale nell’evoluzione del linguaggio Pop in Italia, vale a dire quella declinazione che, a partire dal 1966 e almeno fino ai primi anni '70, utilizzerà le immagini e gli stilemi della cultura di massa per realizzare un’arte esplicitamente politica, a testimonianza di un nuovo clima sociale diffuso in tutto il mondo alla fine del decennio. Tra le opere di questa sezione finale figureranno soprattutto quelle degli esponenti di quella 'figurazione criticà, da Spadari a Baratella, da De Filippi a Sarri e di Bello.
E se gli animali in metacrilato di Gino Marotta, le sculture di Pino Pascali, i legni di Mario Ceroli, la 'Prima televisione a colorì di Gianni Ruffi, uno splendido e rarissimo quadro di Domenico Gnoli dialogheranno con gli arredi e gli straordinari dipinti della Fondazione, anche alcuni significativi pezzi di design dell’epoca, oltre a rimandi all’editoria e alla discografia, permetteranno al visitatore di immergersi completamente nel clima culturale del periodo, che fu momento cruciale di svecchiamento, in chiave internazionale, della cultura italiana.

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