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"Con l'antenna non si vede più Mediaset"

Botta e risposta fra Folli e Pagliari

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Famiglie sul piede di guerra, ma anche politica e movimenti dei consumatori: "Mediaset non si vede più". L’allarme giunge dal soggiorno di alcune abitazioni del quartiere Montebello, sede della ormai famigerata "antenna della discordia". Detto delle sofferenze alla connessione internet e del peggioramento generale del segnale televisivo, i disturbi di ricezione lamentati da giorni dai cittadini della zona sembrerebbero essersi accaniti sulle tre reti commerciali più popolari dell’etere. Proprio ora che giovani e adulti pregustavano la nuova stagione di "Uomini e donne" e del "Grande Fratello", ma per lo sconforto anche degli affezionati di Tg5 o "Studio Aperto". Oltre al danno, la beffa: non fossero bastati i "dispetti" sia di ordine paesaggistico, sia di carattere ecoambientale, che i residenti ritengono di aver subito con la posa - nel bel mezzo della rotatoria tra via Montebello e via Bizzozzero - dell’ingombrante ripetitore per la telefonia mobile, ora ci si mette pure un disagio tecnico come l’oscuramento dei tre canali Mediaset.

Il Movimento Nuovi Consumatori presenterà domani un esposto in Procura: "L’immissione di onde elettromagnetiche superiori ai limiti consentiti dalla legge – spiega Filippo Greci, presidente nazionale Mnc - è punita con la sanzione amministrativa del pagamento di una somma da 1.032 euro a 309.874 euro. Se inoltre il fatto costituisce reato, trova applicazione il disposto dell’art. 674 del Codice Penale “gettito pericoloso di cose”, con l’arresto fino a un mese o l’ammenda fino a 206 euro. Per tali ragioni, l’associazione presenterà un esposto-denuncia alla Procura della Repubblica. Senza escludere la possibilità, qualora ce ne fossero i presupposti, di chiedere ed ottenere dal Tribunale – conclude Greci - un provvedimento d’urgenza per la rimozione del ripetitore stesso".

Pagliari-Folli, botta e risposta

L’assessore Gabriele Folli interviene sulla recente dichiarazione del senatore Pagliari in relazione all’antenna di telefonia mobile di via Montebello: «A Parma abbiamo 170 impianti di telefonia mobile che tutti noi utilizziamo quotidianamente per telefonare e collegarci ad internet. Negli ultimi 4 anni e mezzo da quando ci siamo insediati Arpa ha effettuato nel Comune 167 misurazioni manuali ed 8 campagne di misurazione in continuo e in nessun caso sono stati rilevati superamenti dei valori di legge e questo è il tema che più mi sta a cuore rispetto alla vicenda. Quello che invece fa pensare è che un senatore della Repubblica faccia sentire la propria voce sul tema solo perché abita nel quartiere dove è stata recentemente collocata una di queste 170 antenne imputandoci una mancanza di trasparenza e condivisione».
«Il senatore Pagliari - continua Folli -, forse non sa che ai Comuni è stata tolta da prima che la nostra giunta entrasse in carica, grazie a normative regionali e nazionali (enti dove il suo partito è al governo da anni), la possibilità che avevamo in precedenza di pianificare ed anche diniegare autorizzazioni. Ad oggi grazie a queste leggi un gestore che si mette d’accordo con un privato deve fare una semplice richiesta di permesso di costruire al Comune passando per lo sportello».
La replica di Pagliari
«L’assessore all’Ambiente non semplifichi e si assuma le sue responsabilità - replica il senatore Pagliari -. Il problema, infatti, è che la legislazione vigente non dice affatto quello che sostiene l’assessore, che vuole lavarsi le mani del pasticciaccio. Il testo vigente, infatti, riconosce agli enti locali la responsabilità della localizzazione sul suolo pubblico e della verifica della compatibilità del progetto con i limiti di esposizione, i valori di attenzione e gli obiettivi di qualità. La Legge Regionale Emilia-Romagna 31 ottobre 2000, prevede che gli impianti di telefonia mobile debbano essere autorizzati, previa valutazione sui possibili impatti anche ambientali. E vieta la collocazione, tra l’altro, nelle aree destinate ad attrezzature sanitarie, assistenziali e scolastiche, stabilendo che la localizzazione di nuovi impianti in prossimità di tali aree deve avvenire perseguendo obiettivi di qualità, che minimizzino l’esposizione ai campi elettromagnetici di tali aree e prevedendo financo la delocalizzazione».
«Or bene, in linea d’aria e di terra, distano al massimo 200 metri dall’antenna della rotonda di via Montebello un plesso scolastico con elementari, medie e liceo pedagogico, almeno due nidi e due scuole materne, senza dimenticare le scuole di via Solferino e di piazzale Volta. Conosce, peraltro, l’assessore la giurisprudenza del Consiglio di Stato? Sa che il massimo organo di giustizia amministrativa riconosce ai Comuni la competenza in ordine alla localizzazione?. La “morale della favola” è che il legislatore può fare sempre meglio, ma l’Amministratore oculato ed imparziale ha gli strumenti per trovare le soluzioni “bilanciate” imposte dalla legge e ha il dovere della trasparenza e del confronto con i cittadini, che, se possono agire in causa, sono portatori di interessi tanto quanto i gestori della telefonia mobile».

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  • falco

    02 Settembre @ 08.41

    Visto? No, non visto? a parte la battutaccia...... quindi non fa male? sarei curioso di sapere cosa dicono coloro che conoscono bene il settore e imperterriti portano la bandiera del "tranquilli, tutto ok, i rilevamenti sono nella norma, non fa male". Ovviamente anche in questo caso ci daranno conclusioni tecniche cercando di dimostrare che non centra nulla con l'inquinamento elettromagnetico che comunque, per loro, non fa mai male!

    Rispondi

    • Alessandro

      02 Settembre @ 10.29

      @falco: no, non fa male. Le (eventuali) interferenze con la tv hanno una spiegazione tecnica piuttosto semplice che, tuttavia, non ha nulla, ma proprio nulla a che vedere con il superamento dei limiti di emissioni. La banda 4G (o LTE), che tanto noi amiamo perchè è quella che ci consente di connetterci ad internet, con i nostri smartphone e tablet ad alta velocità, opera anche su frequenze che fino a qualche anno fa erano assegnate alla tv, cioè le frequenze tra 790 ed 862 MHz circa su cui erano ricevibili i canali tv dal 61 al 69. Queste frequenze non sono state occupate abusivamente dai gestori di telefonia, ma sono state assegnate loro, tra l'altro dopo una gara che ha portato miliardi di euro nelle casse dello Stato. Può capitare, quindi, che l'attivazione vicino a casa di una di queste antenne 4G, crei problemi di ricezione tv (casi molto rari per la verità, ma possibili) solo perchè le centraline condominiali non erano state dotate, a suo tempo, di adeguati filtri.

      Rispondi

    • salamandra

      02 Settembre @ 10.12

      Mah, difficile rispondere. In italia il limite è 6 V/m mentre in Svizzera è 3 V/m. Non è poca come differenza. L'interferenza con i canali Mediaset (oltre ad essere di per sé salutare) è dovuta ad un impianto fatto male visto che le frequenze sono diverse.

      Rispondi

  • 1999NA

    02 Settembre @ 08.16

    Se il problema sono le reti Mediaset, il danno è minimo, visto la qualità dei programmi, alla luce del fatto che tra poco riprende la D'Urso!!!!!!

    Rispondi

  • Enzo

    01 Settembre @ 21.23

    Mi aspetto una dichiarazione della Soliani a favore dell'antenna visto che ha oscurato le reti di Berlusconi

    Rispondi

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