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"Mi parli di Parma..." - Rocco Caccavari: "Quando al posto della movida in via Farini c'erano i tossici"

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Gabriele Balestrazzi

Oggi l'ennesimo arresto, l'ennesimo sequestro. Tutto si potrà dire ma non che le forze dell'ordine non cerchino di fronteggiare ed estirpare le fonti di rifornimento del mercato parmigiano dela droga.

Ma la sensazione è che per ogni falla turata se ne aprano altre nuove, forse anche più numerose. Le quantità di droga aumentano, i "clienti" delle strutture, quelle pubbliche e le comunità di recupero, non accennano a diminuire. La cocaina (è notizia recente) fa parte dell'aria delle nostre città.

Eppure siamo qui a parlarne degli anni '70. Con proclami e campagne dei vari governi che si sono succeduti, con l'impegno encomiabile di enti pubblici e volontari. Tanti sono anche riusciti a venirne fuori, ma c'è anche una lunga sequenza di morti per droga: ragazzi o uomini ancor giovani. Altri, anche nomi noti della città, nella droga hanno bruciato intere aziende, e anni preziosi della loro vita.

Oggi proviamo a parlarne ripartendo dagli inizi. Da quegli anni '70 e '80 i cui concretamente si iniziò a considerare la droga una diffusa emergenza sociale. I ricordi sono quelli di Rocco Caccavari, arrivato a Parma come giovane medico, quasi subito impegnato nella trincea del pornto soccorso del Maggiore, e da lì nelle prime strutture anti-droga (il consorzio socio.sanitario Bassa Est e più tardi il Sert, servizio tossicodipendenze dell'Usl). Il filo della memoria conduce il dr. Caccavari dai primi incontri con la droga (con l'immagine eloquente del primo caso: "una ragazza bellissima che sembrava un quadro abbandonato".

Videointervista al dr. Rocco CaccavariDroga e alcol: "Una sostanza non vi cambia la realtà"

 

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  • Giorgio G.

    10 Luglio @ 13.38

    Che forse il problema, anche alla luce del recente sciopero dei giornalisti, sia di comunicazione? I così detti "adulti" usano spesso termini con accezioni comunemente percepite come negative, come la parola "tossico". La propaganda, associa alla figura del "tossico", quella dello spacciatore, magari immigrato, e del "consumatore", un giovane trasandato. La realtà è ben diversa. Chi fa uso di stupefacenti, oggi, può essere chiunque. Per questo lo strumento di repressione è totalmente inadeguato. Un terzo delle carceri è occupato da tossicodipendenti; il 50% delle persone in carcere ci è finito perchè ha violato la Fini Giovanardi. Se le persone in Italia che fanno uso di stupefacenti dovessero andare in galera, tra il 5 e il 10% della popolazione dovrebbe essere sostenuta a spese dello stato nelle patrie galere. Semplicemente abolendo quella legge, utilizzata per riempire le carceri dopo l' indulto e per mostrare alla popolazione dei numeri di un insuccesso, i dati vengono divulgati per mera propaganda politica tacendo sull' attendibilità.

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  • Dario

    09 Luglio @ 10.07

    I tossici ci sono ancora. Sono solo vestiti meglio.

    Rispondi

  • franco

    09 Luglio @ 09.14

    Adesso in via Farini ci sono i tossici ubriachi .

    Rispondi

  • Paolo

    09 Luglio @ 08.11

    Anche oggi ci sono i tossici, quelli ricchi che sniffano, non i poveracci di una volta...i

    Rispondi

  • Giorgio G.

    08 Luglio @ 22.03

    Interessante l' intervista effettuata al Dott. Caccavari, che con il suo impegno ha portato un importante contributo alla soluzione di problemi individuali significativi e la volontà del "giovane Caccavari" di portare un rinnovamento, come lo definisce lui, nel tentativo di risolvere il fenomeno. Trovo un pò impacciata la risposta di fronte all' evidenza di una certa incisività nel provare a promuovere "vere" soluzioni al problema: per esempio in molti paesi è affermata la terapia di disintossicazione da eroina attraverso la somministrazione stessa di questo farmaco, poichè il metadone è risultato spesso inadeguato al trattamento della dipendenza causando ricadute. Una soluzione che Caccavari potrebbe proporre, per i tossicodipendenti problematici, potrebbe essere quella della somministrazione in strutture sanitarie e sotto supervisione medica, di eroina, come già avviene con successo in Spagna, olanda, Svizzera, Portogallo. Che dire della diffusione di cannabis? Che dire che Parma è una delle più importante piazze per lo smercio di cocaina? Che dire del fatto che in via farini ancora in tanti fanno uso di stupefacenti, anche alla luce del sole, oppure nei bagni dei locali? E' probabile che in via Farini girino più stupefacenti oggi, che vent' anni fa. Sono cambiate le sostanze e l' atteggiamento sociale delle persone, ma è una illusione pensare che la movida abbia "ripulito" il centro di Parma, anzi è molto più probabile il contrario.

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