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Claudio Spattini, il "poeta" della tavolozza

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Tiziano Marcheselli
Si è spento a 88 anni il famoso pittore e grafico Claudio Spattini, di origine modenesi, ma trapiantato a Parma dagli anni Cinquanta: era uno dei grandi vecchi, con Nando Negri e Amerigo Gabba, dell’Arte parmense, quella con la A maiuscola, erede dei protagonisti della cultura figurativa italiana del Novecento. Spattini, addirittura, era indicato da molti come l’erede di Giorgio Morandi, sia per esserne stato allievo a Bologna che per averne ereditato il gusto elegante della composizione (anche se il colore, poi, era sicuramente più esuberante di quello del maestro di via Fondazza, anch’egli formatosi sull'opera del grande Paul Cézanne).
Spattini, nato a Modena nel 1922, aveva frequentato l’Istituto d’arte «A. Venturi» di Modena e si era poi diplomato all’Accademia di belle arti di Bologna, seguendo i corsi di Virgilio Guidi e di Giorgio Morandi.
Nel dopoguerra aveva partecipato a importanti mostre nazionali quali la Quadriennale di Roma, le Biennali di Milano e Nuoro, i premi «Scipione» e «Michetti», conseguendo numerosi premi e segnalazioni.
Si era inoltre affermato (con l’inseparabile amico Amerigo Gabba, che ha portato all’Accademia bolognese e con il quale ha tenuto per alcuni anni un frequentatissimo studio artistico a Barriera Garibaldi) in una lunga serie di mostre e premi estemporanei e locali, in Emilia, con particolare riferimento sia al Parmense che al Modenese.
Claudio nel 1954 si era trasferito a Parma con la famiglia (la moglie, scomparsa qualche anno prima di lui, e i figli Massimo, medico e culturista, e Gian Claudio, quando gli era stata assegnata una cattedra per l’insegnamento del disegno nelle scuole medie).
A Parma aveva ritrovato un altro artista di origini modenesi, Carlo Mattioli, che lo aveva introdotto negli ambienti culturali della nostra città.
E Spattini aveva avuto subito successo, date le sue caratteristiche di uomo (gioviale, generoso e brillante) che di pittore: infatti, era un artista completo e bastava frequentare il suo studio (prima quello in viale Mentana, negli anni Sessanta-Settanta e, recentemente, l’altro in strada Felice Cavallotti) per rendersi conto della capacità dell’artista di raggiungere sempre la perfezione sia che affrontasse l’ampiezza felice del paesaggio, sia che fissasse sulla tela (ma mai in maniera banale o pedante) le caratteristiche fisiche e caratteriali di una persona nei riconoscibilissimi ritratti, sia che si dedicasse alla amate natura morte, che poi di morto avevano ben poco, nelle movimentate composizioni.
Tante le personali e le mostre antologiche: a Modena con gli amici e colleghi Enzo Trevisi e Mario Venturelli (erano chiamati «I tre moschettieri della pittura» negli spazi della «Saletta» e nello storico Caffè Nazionale, divenuto ritrovo intellettuale degli «Amici dell’Arte) e a Parma in varie gallerie, delle quali la più recente è stata quella, organizzata dal Comune, nell’elegante sede di San Ludovico in strada Cavour - angolo borgo del Parmigianino, fino all’8 febbraio 2009, visitatissima, sotto il titolo «Settant'anni di colore».
Da ricordare, poi, che Claudio Spattini è stato un ottimo disegnatore (numerose anche le sue illustrazioni, con un tratto a china veloce e spesso ironico, per la terza pagina della Gazzetta di Parma, corredo di classe spesso ai «racconti della domenica»).
E, infine, la fantasiosa invenzione dei «monotipi», stampe su carta in copia unica di soggetti figurativi, magari a volte aiutati un pò dal caso, ma sempre controllati dalla abile mano dell’artista.
Per un breve periodo l’artista era rimasto affascinato dall’arte astratta: erano gli anni Cinquanta e tutti i giovani coloristi (anche in campo locale) avevano sentito il desiderio di esprimersi attraverso tasselli coraggiosi che andavano oltre la figurazione.
Ma poi Spattini aveva capito che il suo mondo era semplice (anche se mai banale) e pescava a piene mani nella fragrante realtà padana di terre, fiori e frutta, anche quando si applicava in un aristocratico nudo di donna.
Ricordiamo opere come «Nudo coricato», un olio sabbiato su faesite del 1965 e oli su tela come «Nudo seduto» del 1968 e «Modella nello studio» del 1986 (tutti esposti nell’antologica in San Ludovico) dove la trama espressiva coglie gli aspetti più intimi della rappresentazione.
«C'è sempre una fonte d’ispirazione e dunque anche inconsciamente, i contatti e le esperienze culturali vissute ritornano sempre perché si sono condensate nella pratica consapevole e affinata della propria pittura». Si esprimeva così Spattini, parlando di sé e del proprio fare, che è proseguito fino a pochi giorni fa, sempre con grande entusiasmo e grande qualità, senza mai criticare i colleghi o provando invidia per chi realizzava vendite o riusciva ad entrare in «giri» internazionali. Questo era Claudio Spattini: sincero come le sue smaglianti nature morte, un pò distratto, sempre disponibile elegante nella pennellata come nel comportamento umano.
Insomma, un Artista con la A maiuscola, che rimpiangiamo di cuore.

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