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"Atto sessuale, non un gioco con il bimbo"

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Georgia Azzali
Per lui era un gioco: il «leone  che mangia la pancia». Un modo per tranquillizzare quel bambino di 3 anni che la cuoca della scuola aveva visto piangere in corridoio e l'aveva accompagnato in palestra.  Ma per il tribunale - che lo scorso 5 luglio ha condannato G.L. a 7 anni per atti sessuali con minore in luogo pubblico  - non c'era nulla di ludico nei gesti di quell'insegnante di educazione motoria. 
Tredici pagine di motivazioni  - depositate nei giorni scorsi - per proiettare il film dell'orrore di quella mattina del 16 ottobre 2008 in una scuola materna privata della città. E'  una delle insegnanti che, aprendo improvvisamente la porta della palestra,    sorprende il collega mentre compie atti sessuali con il bimbo. «Mentre alto e assordante era il volume di uno  stereo e mentre  i bambini  nella parte opposta del salone  giocavano in girotondo - si legge nella sentenza - il maestro L. teneva sulle braccia, sollevato dal suolo, in posizione orizzontale, il piccolo, con l'elastico  del pantaloncino della tuta abbassato...».
 La donna è sconcertata e, invece di strappare il bambino dalle braccia del collega, fugge via agitatissima. Raggiunge un'altra maestra e le dice che ha bisogno di parlarle con urgenza, poi ritorna nella zona della palestra dove prende un caffè per cercare di calmarsi. Ed è in quel momento che vede il bambino. «Chiestogli  il perché si trovasse in palestra e cosa fosse successo - scrive il presidente del collegio, Eleonora Fiengo, nella sentenza -  si sentiva rispondere: “sono rimasto qui... mi ha dato un morso”».
Ma perché la maestra non  reagisce subito vedendo quella scena?  Come mai la denuncia viene presentata il giorno dopo in questura?  Forse - come ha sostenuto la difesa al processo - non era poi così certa di ciò che aveva visto?  Dubbi infondati, però,  secondo il tribunale, che ritiene la maestra assolutamente attendibile. «L'aggressività della scena, in quel contesto di giochi infantili  di bambini in girotondo, dovette determinare nella donna una sorta di decisa ripulsa che la indusse alla fuga... Ed è proprio questa fuga  - scrive il tribunale - che ancor più rende  credibile  la teste, la cui reazione rivela il dato della crudezza del percepito e rimanda  alla veridicità del dire».
Non solo.  Il presidente del collegio mette in evidenza il fatto che la maestra abbia subito rivelato ciò che aveva visto a più colleghe e alla coordinatrice della scuola e in serata abbia contattato un'ispettrice di polizia, amica di sua cognata, per chiederle come avrebbe dovuto comportarsi. «Particolare valenza assumono, poi, le dichiarazioni del piccolo  alla varie maestre, dichiarazioni - si legge nella sentenza - che riportano integralmente  alla versione offerta dalla F. (l'insegnante che ha sorpreso il collega, ndr). Ma c'è di più: anche ai genitori, il bambino  riferisce  del fatto in termini conformi». 
Il «gioco del leone». Con un bambino di 3 anni. Ma, secondo il tribunale, G.L. avrebbe tentato quattro mesi prima un  approccio sessuale  in un'altra scuola materna. E' la madre del bambino - 5 anni - che, avendo letto su un giornale locale la notizia di un insegnante di educazione motoria messo agli arresti domiciliari per atti sessuali,  capisce che si tratta del maestro del proprio figlio. G.L. infatti, da diversi anni aveva contratti da libero professionista con varie scuole. La donna racconta, secondo quanto il bambino le ha  rivelato, che il  figlio e il maestro, 33 anni, erano in quel  momento  nella stanza in cui i piccoli riposano: «Mentre (il bambino) e L. si trovavano nella zona della stanza riparata dai lettini, collocati uno sull'altro, quest'ultimo -  si legge nella sentenza -  dopo essersi abbassato i pantaloni, si rivolse (al piccolo) chiedendogli...».  
Una ricostruzione veritiera, secondo il tribunale, a maggior ragione considerando ciò che l'uomo ha detto in aula per respingere l'accusa. «Nel difendersi da questo episodio - si evidenzia nella sentenza - ha voluto sottolinearne  la inverosimiglianza,  poiché si è limitato a rimarcare l'età del bambino», precisando che chiedere quell'atto a un piccolo di 5 anni  avrebbe rappresentato per lui un «rischio».
Condannato, l'insegnante non potrà mai più lavorare a contatto con i bambini. Ma i difensori hanno già annunciato appello.

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  • alice

    26 Settembre @ 11.18

    ecco cosa succede ad assumere gente incompetente : molestie su bambini ,educatrici che si fanno scappare i bambini da sotto gli occhi ... il settore educativo è un settore importante un settore che ha bisogno di gente preparata di gente che sia in grado di svolgere il suo lavoro ,che il suo lavoro sia pre lui/lei una "missione " gente che ama fare quel lavoro e non che lo fa solo ed esclusivamente per lo stipendio ,i bambini sono il futuro della nostra società se li affidiamo a gente impreparata e incompetente facciamo solo il loro male.quanti asili d'italia sono pieni di gente che non è capace di svolgere il lavoro di educatrice lo si nota solo dalle piccole cose il bambino che torna a casa sporco d'asilo non cambiato non pulito questa è solo una delle piccole cose che capitano e una delle meno gravi ..per poi passare a cose molto ma molto piu gravi il vero problema è proprio questo,dare posti a gente puramente incompetenti e non motivate , quando invece a parma e provincia c'è tanta tanta gente diplomata e qualificata e motivata che vorrebbe un posto da educatrice , bene continuiamo cosi diamo posti a raccomandati incompetente ecco i risultati

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