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Maria Adorni l'angelo della carità che risvegliò Parma

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Margherita Portelli

Una figura insieme umile e sconcertante, quella di Anna Maria Adorni. Una donna radicata nel suo tempo e più che mai attuale, semplice e forte, come può essere chi a sette anni scappa da casa perché vuole andare a portare il Vangelo nelle Indie e per tutta la vita, poi, se ne va in giro a raccogliere, e accogliere, prostitute e carcerate nella Parma dell’Ottocento. La fondatrice della congregazione delle Ancelle dell’Immacolata, che domenica prossima verrà proclamata Beata nella Cattedrale di Parma, rivive in un libro dello scrittore e giornalista Pino Agnetti, da domani in edicola con la Gazzetta (al prezzo di 10 euro, compreso il giornale). «Il miracolo di Anna Maria», questo il titolo del volume edito da Grafiche Step, racconta della vita e della preziosa opera della Beata che, ancora oggi, si rinnova nelle azioni delle Ancelle dell’Immacolata.

Perché ha deciso di scrivere questo libro?
«La storia di Anna Maria Adorni mi ha colpito. Io stesso non la conoscevo a fondo e, quando ha iniziato a concretizzarsi la conclusione del lungo percorso che l’ha portata alla Beatificazione, ho voluto approfondire. Grazie alla disponibilità delle Ancelle dell’Immacolata e della superiora suor Maria Assunta Pedrinzani, ho potuto consultare vari materiali e portare avanti una ricerca documentaria che mi ha permesso di arrivare al libro. Un libro che vuole parlare a tutti, non solo ai religiosi, per far sì che Parma ricordi questa grande donna».

Nella prefazione paragona Anna Maria Adorni ad altri due giganti della fede, Madre Teresa di Calcutta e Padre Lino. Perché?
«Madre Teresa diceva di sé: “Sono una matita nelle mani di Dio”. Io credo che Anna Maria fosse “La matita di Dio a Parma”. La sua India lei la trovò nella città ducale, nei sobborghi martoriati dalla fame e dalle malattie, vivendo il passaggio dal ducato alla monarchia, sfidando le convenzioni, le malelingue e le ostilità. Fa pensare, poi, il fatto che Padre Lino Maupas arrivò a Parma nel 1893, cioè nell’anno in cui morì Anna Maria. Come lei iniziò a bazzicare i borghi malfamati e a frequentare le carceri, per aiutare i bisognosi. Fu una sorta di simbolico passaggio di testimone. Nel suo impegno verso gli ultimi e, in particolar modo verso le donne, Anna Maria Adorni è una figura di forte attualità... Fu una donna straordinaria che visse un secolo in subbuglio, perseguendo il solo obiettivo di servire Dio, offrendosi agli altri nella più totale povertà. Ma le sue azioni rivivono anche oggi, nell’opera delle Ancelle dell’Immacolata, come ci testimoniano le moderne storie di sfruttamento e redenzione con cui si conclude il libro. Ancora oggi queste suore si aggirano per quelle strade che sono veri e propri “mercati del sesso” e, negli ultimi anni, sono riuscite a salvare più di mille ragazze dell’incubo della prostituzione».

Il primo capitolo del libro è dedicato al miracolo che, essendo stato riconosciuto tale da Papa Benedetto XVI, ha di fatto aperto la strada della beatificazione. Lei crede che nel mondo di oggi, sempre di più preda allo scetticismo e all’indifferenza, ci sia ancora spazio per i miracoli?
«Ai miracoli si può credere oppure no, ma quello narrato nel libro è sicuramente un evento straordinario. Il Papa ha riconosciuto l’intercessione di Madre Maria Adorni che permise la guarigione dall’encefalite letargica del settantaduenne di Brugnera Giuseppe Buttignol, padre di una suora della congregazione, nel 1939. Mai nessuno era guarito da quella terribile malattia che, negli anni Venti, aveva colpito in forma epidemica più di cinque milioni di persone».

Dove sta a suo parere la grandezza di questa donna, che fu anche sposa e madre, e che dedicò tutta la sua vita a far sì che gli ultimi potessero incontrare Dio? E perché i parmigiani dovrebbero conoscerla?
«Anche, e soprattutto, in un momento di disorientamento etico e morale come quello che si vive oggi, Anna Maria Adorni ci può far capire che con il coraggio e l’amore si possono fare grandi cose. Io mi sono sentito arricchito dall’aver scritto queste pagine, e spero che le parmigiane e i parmigiani possano fare altrettanto leggendo di lei. Il vero miracolo che dà il titolo al libro era e resta proprio lei».

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