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Pietro: «In Cina per diventare un manager senza frontiere»

Pietro: «In Cina per diventare un manager senza frontiere»
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Basta fare due chiacchiere con uno come lui per cancellare di colpo fiumi di retorica sui ventenni bamboccioni, fragili e inconcludenti. Le due chiacchiere con Pietro Roulph - 21 anni, parmigiano, ex studente dell'Ulivi fresco di laurea triennale in finanza alla Bocconi di Milano - bisogna farle per forza al telefono: da agosto vive e studia a Shanghai, essendo uno dei 45 ragazzi italiani che aderiscono al programma delle università Fudan di Shanghai, Bocconi e Luiss per un «double degree» in international management. Un programma prestigioso che prevede un anno in Cina e un anno in Italia per conseguire la doppia laurea specialistica in International management.  «Questa sera sono fuori con gli amici, stiamo andando a una festa in maschera in tema Halloween». La voce arriva allegra, il caos della metropoli in sottofondo.  Pur così giovane, Pietro ha già ampiamente messo alla prova il suo spirito cosmopolita: quando faceva il quarto anno all'Ulivi partì per la Nuova Zelanda seguendo un programma ministeriale, quando stava per iniziare il terzo anno alla Bocconi è volato all'University of Hong Kong dove ogni anno accettano solo tre studenti italiani. 
Tornato in Italia, si era messo a lavorare alla sua tesi sul sistema monetario cinese con il professor Bruni e intanto l'avevano già accettato alla specialistica in finanza. Ma ecco che gli piomba tra capo e collo una nuova proposta dal direttore di International management alla Bocconi. Bisognava fare di nuovo le valige: un anno a Shanghai. Pietro ha chiesto consiglio a una persona importante: «Che faccio, mamma?», dalla madre nessuna incertezza: «Io partirei subito». 
E così Pietro è partito per la Cina, non prima di superare un ultimo scoglio non proprio da poco: bisognava accelerare i tempi con la laurea, per poter dare la tesi a luglio ha sostenuto la bellezza di otto esami in due settimane, è uscito con 110 su 110. Mica male.    «Quest'esperienza a Shanghai è molto positiva - spiega lo studente -  vivo nel dormitorio dell'università. Siamo una classe mista, italiani e cinesi e oltre ai corsi di economia, statistica e strategia aziendale seguiamo anche un corso obbligatorio di cinese: a fine anno dovremo dare un esame». 
Dopo due mesi di permanenza se la cava con il mandarino quando deve prendere un taxi o  fare la spesa al supermercato, «tutta un'altra cosa è riuscire a sostenere una conversazione. Il cinese è una lingua molto difficile, ma è una bella sfida. Shanghai è bellissima: le persone vivono la dimensione sociale, si esce spesso, si conoscono nuove persone. Al di là delle opportunità professionali che indubbiamente offre, l'Asia mi incuriosisce molto e spero di fermarmi a lavorare, almeno i primi anni». 
Non tornerà a casa nemmeno per Natale, preferisce concentrarsi nello studio. Mai un pizzico di nostalgia di casa? Mai voglia di stare un po' con gli amici di sempre?  «Gli amici li sento, ma sinceramente non soffro di nostalgia. Qui sto molto bene, sono felice. Sento che devo trarre il massimo da questa esperienza, spero di fermarmi anche quest'estate a fare uno stage in un'azienda». Il segreto per immergersi in un Paese e una cultura così lontana e diversa? «Tanta passione e tanto spirito di iniziativa». 
Pietro Roulph è reduce da un incontro straordinario: giovedì all'Expo di Shanghai è arrivato il presidente Napolitano, ospite del padiglione Italia. «Nel suo saluto ha parlato in maniera molto franca e sincera. Mi aspettavo parole un po' vuote, retoriche e invece con un discorso breve è riuscito a farci sentire quanto l'Italia ci fosse vicina e orgogliosa del successo all'Expo del padiglione italiano». 
Diventerà un manager di successo, Pietro Roulph? Probabile. Ma probabilmente non un manager con il cuore chiuso nel freezer. Spiando nel suo curriculum, si scopre una lunga formazione negli scout (è un capo scout) e una fede profonda (in qualsiasi parte del mondo si trovi ogni domenica va a messa). In Cina trova anche il tempo di fare volontariato in un istituto che si occupa di bambini bisognosi. Si è anche comprato una bicicletta: a Shanghai non si poteva proprio fare senza. 

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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  • giovanni

    01 Novembre @ 12.13

    sarebbe stato più bello leggere un articolo "studente dell'università di parma si reca a shangai". i laureati alla bocconi e alla luiss sono sicuramente dei privilegiati, essendo due università private. personalmente con l'università di parma ho studiato a boston ma non mi hanno mai intervistato quelli della gazzetta. saluti

    Rispondi

  • lucio

    01 Novembre @ 09.13

    benvenuto a Shanghai...io son qui da 2 anni e si sta benissimo ! ti aspetto al ristorante per mangiare un po parmigiano,il mio cell 13611750084...saluti lucio

    Rispondi

  • gianfranco ferrari

    31 Ottobre @ 19.48

    Perchè non volano là anche Landini e qualche altro sindacalista?

    Rispondi

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