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Addio a Beppe, tassista gentiluomo

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Mara Varoli
Non è solo Beppe, nel giorno del suo «ritorno». Tutta Santa Maria del Rosario, in via Isola, gli è vicina: intorno alla bara bianca, i famigliari, gli amici. E corone di fiori. E' il giorno dei funerali, con l'abbraccio dei  colleghi, quelli che chiamano il mestiere «prima linea»: un servizio alla città, per nulla semplice «con i tempi che corrono». Proprio sul lavoro, alle cinque di mattina,  Giuseppe Scarpa ha perso la vita.
«Como 38» lo guidava da 16 anni. Tassista per scelta e per passione, con quelle grane e quella gente maleducata. Che ti tratta un po' così. Tassista con la santa pazienza, accasciato a terra in via dei Mercati, colpito da un malore  dopo un frontale con una Toyota, guidata da un extra comunitario.
Lunedì scorso è sceso dalla sua Opel, ha chiamato i soccorsi ma poi il suo cuore si è fermato. E Beppe «non c'è più». Don Demetrio Ferri lo accompagna nel ritorno alla Casa del Padre, per celebrare «la vita». La Lettera di San Paolo Apostolo prosegue la preghiera, alimenta la speranza: «Di fronte alla morte - dice don Demetrio - le parole diventano piccole. Bisogna fare silenzio. Balbettii che non riescono a spiegare. Ma è la Parola che darà un senso».
Don Demetrio sceglie l'immagine della morte di Gesù: il dolore e la sofferenza. «Vicino alla croce - continua il parroco di Santa Maria del Rosario -. Perchè il mistero della morte è inserito in un mistero ancora più grande, che si spiega nell'amore, con tutte quelle persone che gli volevano bene. E la presenza di tutti i  colleghi di Beppe dice proprio questo. E' il bene profondo che vince».
E' la memoria che non muore: il ricordo che vive. «C'è qualcosa che continua, che resta - insiste don Demetrio - ed è quello che siamo stati. Può la morte cancellare la nostra esistenza?».
Giuseppe Scarpa aveva 59 anni e una moglie adorata, Luisella. Via Isola, come via Spezia erano le sue strade, la sua comunità. Certo, su «Como 38» tutta Parma era «sua»: di giorno, nel traffico quotidiano, di notte nella solitudine di una radio accesa. A sentire l'applauso che gli fanno, mentre la bara bianca viene portata via, verso il tempio di Valera, Beppe era proprio uno da ricordare. Si capisce dal rispetto, dalla stima per quell'uomo che, come suggerisce il collega Andrea «Non chiedeva nulla ed era sempre pronto a darti una mano». Il ricordo continua nelle immagini di chi lo ha amato, di chi ci lavorava fianco a fianco, e  negli sguardi di chi lo aveva conosciuto. «C'è qualcuno che mantiene viva la nostra memoria - coglie il parroco -. Ed è Dio. Preghiamo questo per Beppe e per i suoi famigliari».
La liturgia funebre arriva alle esequie, sulle note di un canto. E l'assemblea si scioglie, in silenzio. Santa Maria del Rosario saluta il suo parrocchiano, nel viaggio del «ritorno». La sua ultima corsa, invece, Giuseppe Scarpa l'ha fatta lunedì mattina. «Non cancellerò mai la sua chiamata. La terrò per sempre». Guarda il telefono Claudio e ancora cerca risposte: «Mi ha chiamato alle 5,20. Mi ha detto che aveva avuto un incidente. Era tranquillo, aveva persino già chiamato i soccorsi. Anzi, si è raccomandato con tutti noi di stare attenti». Como 38 era distrutto, ma Beppe era in piedi, nonostante quel frontale, proprio quando aveva terminato la notte. «Sì - ricorda Claudio - aveva già spento il Radio Taxi. Poi, quando sono arrivati i soccorsi, Beppe si è accasciato a terra».
All'uscita della chiesa, si sente solo l'applauso. Le parole sono poche, quelle che valgono: «Altruista e d'aiuto a tutti - ripetono i colleghi -. Un uomo grande e una guida».
Il presidente di Radiotaxi Parma Roberto Ravasini non lo dimentica, «E non dimentico - dice - il suo impegno in un  mestiere da prima linea, dove non sai mai cosa può capitare». Ritorna il ricordo di Andrea Salvarani e di Luca Massari, uno ucciso a Parma, l'altro a Milano. «Sono storie diverse da quella di Beppe - prosegue Ravasini -, però il nostro lavoro è cambiato: ci sono più rischi». L'extracomunitario che guidava la Toyota con la quale si è scontrata l'Opel di Beppe Scarpa era stato arrestato, perchè clandestino: condannato a sette mesi di reclusione, il giudice lo ha rimesso in libertà, con il nulla osta per l'espulsione. «Ci vuole certezza - con un po' di rabbia Ravasini - nella giustizia e nella pena, per non creare indignazione tra la gente. Perchè il nostro collega non c'è più». Il suo nome rimarrà. Con la stessa memoria: Giuseppe Scarpa, tassista gentiluomo.

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