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La difesa di Antonella Conserva: "E' inopportuno che il pm Musti si esprima"

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Comunicato stampa

Comunichiamo protesta per l'intervento e il contenuto delle dichiarazioni della d.ssa Lucia Musti nell'intervista apparsa questa mattina sul quotidiano La Gazzetta di Parma, laddove si legge "La vera mente pensante è lei, Antonella Conser­va". Il pm Lucia Musti lo disse tre anni e mezzo fa, durante la requisito­ria-fiume tenuta con il collega Silverio Piro e lo ripete all'indo­mani della sentenza della Cassa­zione. Confermato l'ergastolo per Mario Alessi; tutto da rifare, almeno in teoria, per la sua ex convivente. «Ma siamo di fronte a un vizio di forma, non a una dichiarazione di non colpevolez­za - sottolinea il magistrato -. E così, mentre per quanto riguar­da Alessi posso esprimere la massima soddisfazione, per la Conserva dico che sono serena e fiduciosa. Bisognerà attendere: ci sarà un nuovo processo in Ap­pello e poi, probabilmente, in Cassazione, ma sono convinta che la conclusione sarà la stessa, perché credo assolutamente nel­la bontà del lavoro svolto dagli inquirenti del caso Tommy».
Del resto, per il pm bolognese, che ci voglia più tempo perché la legge possa chiudere i conti con An­tonella Conserva è quasi un'ul­teriore prova dei suoi convinci­menti. «Sono le persone che pensano prima di agire o di par­lare, a dare più problemi. E' più difficile mettere loro con le spal­le al muro»... ed altro.
La d.ssa Musti, già Pm nel processo di primo grado presso la Corte d'assise di Parma, non è parte privata ma è parte pubblica, è un funzionario dello Stato, viene pagata per coordinare le indagini e farle bene, e deve attenersi alle regole deontologiche e di opportunità: è inopportuno che si esprima su un procedimento laddove non ha più alcuna titolarità e dove ha attuato un operato che noi della Difesa dell'imputata Antonella Conserva abbiamo sempre contestato nelle giuste sedi. Occorre aggiungere che la d.ssa Musti e i suoi colleghi inquirenti hanno dato IMMERITATO CREDITO al rapitore Salvatore Raimondi, lo hanno ritenuto non presente sulla scena del delitto mentre il piccolo Tommaso veniva trucidato, lo hanno ritenuto attendibile e credibile: invece, perfino i Giudici di primo grado e dell'appello, nel condannare Antonella Conserva, hanno ritenuto Raimondi colpevole quanto Alessi dell'omicidio del bambino e ciò è dovuto SOLO a noi della Difesa della Conserva. Raimondi con le sue menzogne ha fuorviato le indagini, e nelle sue menzogne sono caduti sia gli inquirenti, sia gli avvocati della parte civile. Ed anche per tali motivi di errore palese la d.ssa Musti doveva evitare di esprimersi.
La d.ssa Musti, inoltre, ha parlato senza conoscere i motivi posti a fondamento del ricorso per cassazione, nel quale sono stati evidenziati vizi della sentenza impugnata tutt'altro che formali, riguardando aspetti connessi alla manifesta carenza, illogicità e contraddittorietà della motivazione redatta dalla Corte bolognese, che oltre tutto ha violato i criteri di valutazione delle prove previsti dalla legge. Ed appare evidente a chiunque che tutto ciò attiene alla sostanza, anziché alla forma. Non si comprende perché mail la d.ssa Musti, addirittura, si esprima sulla Cassazione e sull'Appello, laddove ben poco sa.
Invitiamo quindi tutti gli inquirenti che hanno partecipato alle indagini preliminari ed ai processi relativi Antonella CONSERVA di astenersi dal commentare l'accaduto solo per difendere a spada tratta il loro operato e i loro errori, in quanto essi investigano e devono investigare in nome e per conto del popolo italiano, e non per perorare una tesi che poi vanno a strombazzare sugli schermi e sulle pagine dei media.
Infine, quanto alla proclamata conferma delle proprie pregresse teorie accusatorie, così come rappresentate nella requisitoria conclusiva del processo di primo grado, basti considerare che taluni madornali errori di impostazione dell'accusa sono già stati evidenziati nelle due sentenze di merito emesse a Parma e a Bologna. Solo alcuni esempi: è caduto il raimondesco riferimento al ruolo di carceriera della Conserva, vero e proprio tormentone accusatorio della prima ora reiterato sino alla requisitoria; è non solo ben possibile, ma addirittura estremamente probabile - sulla base dei rilievi tecnici peritali - che la Conserva si trovasse nei pressi della propria abitazione in Coenzo ancora alle ore 20,17, mentre la d.ssa Musti, pur consapevole dell'esito della prova, continuò imperterrita a sostenere che la donna si trovasse nei pressi della scena del crimine, addirittura definendo ''pietra miliare'' della propria ricostruzione colpevolista quel dato fallace e già oggettivamente smentito.

Dott. Carmelo Lavorino, Coordinatore del Collegio Difensivo (di Antonella Conserva, ndr)
 

 

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