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Ravasini: l'uomo che ascolta la voce della natura

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Francesco Bandini

Quello che tutti hanno visto in tv, sabato sera su Rai 1 alla trasmissione «Attenti a quei due», è che
Maurizio Ravasini è riuscito a riconoscere i canti di quattro uccelli estratti a sorte fra 150 canti registrati. Un'impresa di cui solo l'ornitologo parmigiano e forse pochi altri al mondo sono capaci. Ma quello che nessuno sa è qualcosa di ancora più stupefacente. Lo spiega lo stesso Ravasini: «Prima dell'inizio della trasmissione, durante le prove, mi sono accorto che avevano sbagliato completamente l'elenco dei canti degli uccelli: in pratica ogni registrazione era associata al canto sbagliato. E così li ho dovuti verificare tutti e 150». La cosa sbalorditiva è che Ravasini li ha riconosciuti tutti, senza sbagliarne uno. Forse non ci si potrebbe aspettare nulla di diverso da colui che nel 1984 è stato tra i fondatori dell'Oasi Lipu di Torrile, di cui è tuttora responsabile («ma anche custode, faccio un po' di tutto», ci scherza su Ravasini, che ha 56 anni). Però la sua capacità di riconoscere i canti degli uccelli (alcune decine dei quali sa anche imitare) ha dell'incredibile. «In parte credo che sia un'abilità innata, ma in gran parte è il frutto di un'esperienza trentennale, che deriva dal fatto che quella che era la mia passione è diventato anche il mio lavoro, ovviamente con uno studio continuo e una pratica quotidiana». Risultato: «Il mio cervello lavora in automatico, come se si trattasse di riconoscere una canzone. Per me è una cosa normale». Ma soprattutto è l'amore per la natura a rendere tutto più semplice: «Quando sono in natura è come se fossi a casa mia». E la natura Ravasini la conosce bene. Armato di macchina fotografica prima e di videocamera poi, ha girato il mondo alla scoperta di paradisi naturali incontaminati,  per avvicinare, osservare e studiare gli uccelli più diversi. «In vent'anni ho fatto una quarantina di viaggi in quattro continenti, mi manca solo l'Australia». Gli uccelli che ha visto e documentato? Ne tiene una contabilità minuziosa: «Nella mia vita ho visto 4.080 specie diverse. Per me è come se fosse una collezione». L'archivio che ha accumulato è sterminato, in particolare quello relativo al nostro territorio, rispetto al quale sta preparando l'opera «Avifauna del Parmense», una serie di dvd che definisce «la summa delle mie conoscenze in questa materia». Conoscere i canti degli uccelli, spiega l'ornitologo, non è solo una dote utile per andare in tv a stupire i telespettatori. Ha un'utilità anche molto più immediata per chi studia questa materia: «Consente di riconoscere le specie anche in condizioni di non visibilità e di effettuare dei censimenti per la conoscenza della presenza delle specie sul territorio, o di mettere a punto progetti di gestione e ripristino ambientale e di protezione delle specie a rischio di estinzione».
I trenta ettari dell'Oasi di Torrile, dove sono state osservate quasi 300 specie di uccelli di cui 50 rare, è la casa di Ravasini, in tutti i sensi, visto che oltre a lavorarci ci abita anche. «La prima volta, il progetto di come avrei voluto che fosse l'Oasi l'ho disegnato su della carta da formaggio», ricorda. A metà degli anni Ottanta l'ha creata lui - insieme a Giampiero De Santi e Luigi Maini, in un progetto in cui sono entrati anche Agata Cleri, Francesco Mezzatesta e Franca Zanichelli -, l'ha vista crescere e svilupparsi, fino a diventare «una realtà fra le più attrezzate in Italia e una delle più famose tra i fotonaturalisti. Un'area importante, in quanto crocevia della migrazione degli uccelli, caratterizzata da un'alta diversità ambientale, che rappresenta anche una riserva biogenetica per la flora, che offre un'elevata fruibilità per i visitatori e che ha anche un elevato valore idraulico in quanto cassa di espansione naturale». Lì può osservare e studiare gli uccelli: un'attività che, spiega «più che il mio lavoro e la mia passione, è la mia vita». Le soddisfazioni, per uno come lui innamorato della natura, sono tante all'Oasi: «Gli aironi che nidificano nel bosco che ho disegnato e piantato 25 anni fa sono una gioia per i miei occhi. È come se fossero figli miei». Una colonia, quella degli aironi, che conta 600 coppie di uccelli e che è una delle più importanti d'Italia. E poi c'è Svetlana: così Ravasini aveva chiamato un esemplare di aquila anatraia maggiore (che cioè caccia le anatre): «Arrivò per la prima volta nel 1999, quasi sicuramente dalla Russia, e tutti gli anni è tornata qui a Torrile, dove trascorreva l'inverno. È stato così per undici anni: l'ho vista da giovane, l'ho vista crescere come un figlio e l'ho vista invecchiare. Poi non è più tornata. Deve essere morta». Ma gli uccelli che continuano a fare tappa all'Oasi di Torrile sono tantissimi: per loro è come una casa dove la porta è sempre aperta e dove l'uomo, una volta tanto, è un amico.

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