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"Sarei dovuto partire da Mosca proprio nelle ore dell'attentato"

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di Luca Pelagatti
«Avevo appena finito di registrare la mia trasmissione sulla cucina italiana quando sono cominciate ad arrivare le prime notizie e le immagini. E gli stessi tecnici della tv che mi avevano appena fatto i complimenti, con cui avevo sorriso e scherzato, hanno iniziato a mandare in onda le scene di morte e sangue».
Alexei Ilin parla da Parma ma pensa alla Russia. Pensa a quanto è accaduto l'altro giorno all'aeroporto Domodedovo di Mosca. Quando un kamikaze si è fatto esplodere provocando l'ecatombe che tutti abbiamo visto riempire i servizi dei tg ma che ora rivive nelle parole di Alexei. «Io avevo finito la mia trasmissione, avrei potuto andarmene, ma non ne sono stato capace. Per due ore sono rimasto negli studi seguendo il flusso delle immagini, gli aggiornamenti sull numero di morti e feriti. Incredulo e sgomento».
Uno sconcerto che si spiega, è ovvio, con quanto accaduto, con il dolore per quelle morti. Ma anche dalla consapevolezza che solo poche ore poche ore dopo anche lui avrebbe dovuto essere nel luogo della strage.
«Io sarei dovuto partire proprio lunedi da Mosca ma non avevo trovato posto sul volo e così ho rimandato di un giorno». Una manciata di ore sufficienti per fare crescere l'allarme in tutto il mondo, e per rendere lo scalo moscovita una fortezza blindata e inespugnabile. Come forse non era mai stata.
«Quando martedì sono arrivato a Domodedovo, nemmeno ventiquattro ore dopo l'attentato, ho trovato poliziotti ovunque, varchi vigilati, agenti dei corpi speciali. Per fumare una sigaretta sono uscito un attimo e sono stato immediatamente notato e controllato. Ma prima non era così, anzi. Prima si poteva andare e venire senza troppi problemi».
Una constatazione che evidentemente ha spinto i terroristi ad agire proprio in questo aeroporto da cui Alexei ha spiccato il volo per tornare nella «sua» Parma.
«Vivo qui da quasi vent'anni e da otto gestisco “il  Falconiere”, il ristorante del circolo “Sporting club” di Vigheffio,  prima lavoravo al circolo “Pro Parma”. Amo la cucina italiana, la vorrei fare conoscere nel mio paese d'origine con dei programmi televisivi, mi hanno fatto anche delle proposte in questo senso».
Progetti ancora tutti da confermare e che oggi, comprensibilmente, passano in secondo piano. Mentre il pensiero continua a correre verso quella esplosione, quelle scene di dolore, quelle morti. «Mi viene ancora la pelle d'oca se mi fermo a riflettere, se penso a quello che è accaduto, che sarebbe potuto accadere anche a me. Se non fosse stato per quell'aereo pieno che mi ha obbligato a rimandare il volo di ritorno».
Una riflessione che Alexei Ilin abbina ad una altra esperienza che lo ha segnato. Incidendo una data nella sua memoria come in quella del mondo intero. «L'11 settembre del 2001 io ero in aereo e stavo volando quando sono state colpite le Torri gemelle. Ovviamente ero all'oscuro di tutto e quando sono sceso dall'aereo sono rimasto colpito dagli sguardi di chi mi stava intorno. “Ma come? Non sai nulla?”, mi hanno chiesto. Dopo l'attentato di Mosca mi sono ritrovato a pensare a questa strana e dolorosa coincidenza».
Una circostanza che ora ora il cuoco di origine russa cerca di rimuovere pensando al suo lavoro. «Anche se mi restano i ricordi di quelle immagini crudeli. E le foto scattate nell'aeroporto ferito dalla bomba».

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