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La festa dell'Italia unita: Parma che ne pensa?

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Pino Agnetti

Ma davvero siamo messi così male da non poterci permettere neppure di festeggiare l’anniversario dei 150 anni dell’Italia unita? La pensano così in diversi. Sintetizzando per brevità, la numero uno di Confindustria, Emma Marcegaglia (secondo la quale “fare festa”, cioè tenere chiuse le fabbriche, ci costerebbe sui 4 miliardi: troppi). Il leader leghista, Umberto Bossi (“Sarebbe pericolosissimo in un momento di crisi come questo”). La ministra dell’Istruzione, Mariastella Gelmini (“Penso che il 17 marzo le scuole debbano restare aperte”). E perfino il presidente del Comitato per i 150 anni, Giuliano Amato, assai dubbioso che la maniera migliore per festeggiare la ricorrenza sia di “starsene a casa”. Dubbi che, nel caso del Landeshauptmann (in italiano presidente) della Provincia autonoma di Bolzano, Luis Durnwalder, diventano un granitico e perentorio “Nein”. Insomma, e per andare al sodo: il prossimo 17 marzo tutti ( studenti inclusi) a lavorare! 

Di ben altro avviso - avete presente il manzoniano “S’ode a destra uno squillo di tromba, a sinistra risponde uno squillo”? – si dichiarano, ad esempio, Luca Cordero di Montezemolo (che attraverso la sua Fondazione “Italia Futura” ha ribattuto ironico che per salvaguardare la produzione andrebbe abolita pure la Befana). La segretaria della Cgil, Susanna Camusso (“stupita e incredula” di fronte a un dibattito simile). Bruno Vespa (che proprio ieri sulla “Gazzetta” ricordava come quest’anno sia il 25 aprile che il 1° maggio cadano di domenica, il che ammortizzerebbe ampiamente il tanto temuto spreco). Mezzo governo, per altro primo responsabile dell’istituzione “una tantum” della ricorrenza (da celebrare solo quest’anno in occasione appunto del 150°). Nonché, l’ex-Capo dello Stato e Presidente emerito della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, al quale certe prese di distanza dall’anniversario rammentano l’amaro “Noi siamo da secoli calpesti e derisi. Perché non siam popolo, perché siam divisi” dell’Inno di Mameli.
Come si vede, ce n’è davvero per tutti i gusti. Però, c’è un però finora trascurato dai più. Ed è che – evviva! - qualcuno si è ricordato che fra poco più di un mese il calendario segnerà quello che rappresenta il 4 luglio per gli Stati Uniti. Il 3 ottobre per la Germania (quella tornata “una” nel 1990 dopo il crollo del Muro di Berlino). Il 15 agosto per l’India. Il 14 maggio per Israele. Il 7 settembre per il Brasile. L’11 febbraio (cioè oggi) per il Giappone. E ci fermiamo qui per pura carità di patria. Dato che, solo da noi, il Giubileo della Nazione poteva finire per essere oggetto di una così tardiva e spesso “doppia” (nel senso che in molti non dicono fino in fondo ciò che davvero pensano) polemica. 
Comunque, ci piacerebbe sentire al riguardo il parere della città. Maggiorenti e non. Ai quali segnaliamo non tanto la modesta opinione di chi scrive (in mezzo a tanta malinconia, una festa purché vera e genuina farebbe solo un gran bene a tutti). Bensì, la singolare stranezza incarnata dal neo-campione mondiale di SuperG che, non appena tagliato il traguardo, ha dedicato l’insperato trionfo al suo Paese: l’Italia. Dov’è la stranezza? Nel nome del vincitore: Christof Innerhofer, alto-atesino doc. Che gli ultimi e più entusiastici fan di Mazzini e Garibaldi si annidino proprio nella terra del “Landeshauptmann” Durnwalder?
 

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  • Pino Agnetti

    12 Febbraio @ 14.42

    Si può più che legittimamente concordare o meno su qualunque cosa. Anche se non capisco come nella stessa lettera prima mi si critichi e poi, poche righe sotto, si riconosca la bontà delle mie argomentazioni. Comunque, mi accontento nella fattispecie che a darmi ragione sia il campione mondiale di SuperG, medaglia d'oro oggi anche nella discesa libera iridata. Si chiama Christof Innerhofer (nome che più "austriaco" di così non si può) ed è originario della Val Pusteria (che in tedesco fa Pustertaler). Lui ha dedicato entrambe le medaglie al suo Paese: l'Italia. Ha sventolato al traguardo il Tricolore. Ha cantato l'Inno di Mameli. A scanso di equivoci, si è detto felicissimo di essere italiano. Direi che basta per confermare che il Presidente della Provincia autonoma di Bolzano, Luis Durnwalder, dovrebbe chiarire qualcosa non tanto a me, ma al suo conterraneo Christof Innerhofer e ai tantissimi alto-atesini (o sud-tirolesi che dir si voglia) come lui che non se ne andrebbero dall'Italia neanche se li pagassero. Cordialmente. Pino Agnetti

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  • Francesco

    11 Febbraio @ 20.33

    NO, DOTTOR AGNETTI , le sue considerazioni sul Presidente Durnwalder non mi sembrano condivisibili . Durnwalder è un Sudtirolese , che rappresenta le tradizioni, la storia, la cultura , le tradizioni di quel Popolo. La proclamazione del Regno d' Italia è un evento importante per noi Italiani, ma del tutto estraneo alla storia del Tirolo. I Tirolesi combattevano nell' Esercito Austro-Ungarico contro quello italiano. Quando fu fondato il Regno d' Italia i Tirolesi non c' erano. Per 57 anni non ne hanno fatto parte e vi sono stati sottomessi "manu militari" solo nel 1918. Non capisco perché Durnwalder dovrebbe festeggiare un evento del tutto estraneo al sentire suo e della Gente che rappresenta. Per un' ipocrita manifestazione di opportunità formale che la maggior parte dei suoi cittadini disapproverebbe ? Lei dice che, nella sua veste istituzionale , dovrebbe rappresentare tutti , tedeschi e italiani. Ha ragione , dottor Agnetti , ma non dimentichi che parliamo di italiani di Bolzano , che assomigliano molto più agli austriaci che ai napoletani , che vanno a farsi curare al Policlinico Universitario di Innsbruck , che viaggiano con Volkswagen e Mercedes , e non con le FIAT , perché dicono che in montagna e al freddo non vanno. Gli Italiani che hanno un coniuge tedesco preferiscono iscrivere i loro figli al gruppo etnico tedesco piuttosto che a quello italiano. I Ladini della Val di Fassa , quando parlano di noi , ci chiamano "gli Italiani" . Nei cimiteri di guerra sparsi sui monti ci sono tutti soldati austriaci e prussiani. Mentre noi commemoriamo le vittime delle Fosse Ardeatine , in Alto Adige commemorano i soldati della Whermacht , che erano riservisti altoatesini., morti in via Rasella. Lei dice che la minoranza tedesca dell' Alto Adige riceve facilitazioni e finanziamenti cospicui dal nostro Governo. E' vero . De Gasperi ( che era di Trento e conosceva bene la situazione ) , fece ampie concessioni all' austriaco Gruber per togliere sostegno al terrorismo , ma anche per evitare che l' Austria e la Germania chiedessero all' ONU un referendum popolare per l' autodeterminazione , che, secondo lei, come sarebbe andato a finire ? Poi , è giusto ricordare i privilegi di oggi , ma non bisogna dimenticare le persecuzioni spietate nell' epoca del Fascismo. Una vera e propria pulizia etnica ! Fu detto ai tirolesi di lingua tedesca, se non volevano sottomettersi all' Italia , di andarsene in Austria, abbandonando terra , casa, e tutto ciò che avevano. Fu proibito parlare tedesco in pubblico. Nelle scuole fu proibito l' insegnamento della lingua, della letteratura, della storia tirolese e tedesca. Fu proibito ai Sud Tirolesi di parlare nella loro lingua ! Il famoso professor Tolomei cambiò tutti i nomi tedeschi delle località , reinventandoseli in italiano di sana pianta a sua fantasia. Fu favorita l' emigrazione da varie parti d' Italia verso l' Alto Adige nel tentativo di italianizzare la razza. La cultura germanica è sopravvissuta grazie ai Preti che, con la scusa di fare Catechismo, tenevano, in realtà, lezioni di lingua, storia e cultura tedesca. ALLORA , DOTTOR AGNETTI , CHIEDERE A DURNWALDER DI FESTEGGIARE LA PROCLAMAZIONE DEL REGNO D' ITALIA E' COME CHIEDERE A NOI DI FESTEGGIARE LA PRESA DELLA BASTIGLIA. Ma, del resto, non capisco perché si debba dare tanta importanza a che cosa pensa Durnwalder dei festeggiamenti per l' anniversario della proclamazione del Regno d' Italia. Mi sembra decisamente marginale ed irrilevante.

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  • daniela

    11 Febbraio @ 18.00

    Sempre dalla parte della verità e non di una parte... Una vera autorità morale e un piacere da leggere. Daniela

    Rispondi

  • Francesco

    11 Febbraio @ 17.30

    IO NON AVREI NIENTE IN CONTRARIO A DICHIARARE IL 17 MARZO FESTA NAZIONALE A PIENO TITOLO , MA MI RISERVO DUE OBIEZIONI : LA PRIMA non capisco perché il 17 Marzo debba essere Festa Nazionale quest' anno , quando prima non lo era e l' anno prossimo non lo sarà più. O è Festa Nazionale sempre, o non si vede come possa esserlo solo una volta ogni due secoli ! LA SECONDA il 17 Marzo, secondo me, bisognerebbe andarlo a festeggiare a Pontelandolfo e a Casalduni, tanto per ridimensionare la retorica patriottarda che sta grondando da tutte le parti , anche ad Alti Livelli, e ristabilire un pò di Realtà Storica.

    Rispondi

  • annalisa

    11 Febbraio @ 17.01

    ma possibile che con tutte le beghe che ci sono nel paese i politici si perdano a discutere su cosa fare il 17 marzo???è vergognoso!!!deve essere festa e festa sia altrimenti non dovevano farne questione....ma roba da matti!!!!!

    Rispondi

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