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"Al Forum di Davos: tra i grandi del pianeta"

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Roberto Longoni

Per quasi tutto l'anno è una località di villeggiatura (nemmeno delle più belle) della Svizzera orientale. Sci d'inverno, escursioni d'estate. Poi, puntualmente, per qualche giorno dal 1970 Davos diventa la capitale del mondo, per l'evento clou del World Economic Forum. E' lì che portano le strade del potere, dell'economia, dell'ecologia e di tutto quanto c'è di strategico nella gestione del condominio Terra. E' lì che il presente si mette in punta di piedi per guardare e progettare il futuro. Quest'anno  c'era anche Marco Magnani, un quarantenne parmigiano che ha preso il largo a 16 anni, andando a studiare negli States, per diventare a 29 vice president della Jp Morgan a Wall Street. Ora è   advisor in mergers & acquisitions di Mediobanca, oltre che presidente dell'associazione Alumni del Collegio dei Cavalieri del lavoro (della Federazione nazionale Cavalieri del Lavoro è anche membro). Dal 2010 è anche uno dei 197 Young Global Leaders, eletti dal Forum in 72 Paesi. Tra questi è stato tra i cento prescelti per il Wef di Davos.
«Un'esperienza fantastica - racconta -. Sotto tutti i punti di vista. Ti trovi a prendere il caffè con Bill Gates, Robert De Niro, Bono o José Carreras, ceni con Paulo Coelho o con premi Nobel come Joseph Stiglitz o accanto al ministro dell'Economia tedesco. Ci sono tantissimi premier, amministratori delegati di aziende di peso mondiale, presidenti di grandi banche. E da mattina a sera è un susseguirsi di incontri, di riunioni in parallelo. Il tema generale era “The new reality”. Ma in quei giorni è iniziata la crisi d'Egitto: ed è anche di questo che si è parlato».
Si è chiamati anche a intervenire, non solo ad assistere. «Entri nelle sale e ti siedi al  tavolo che vuoi - spiega Magnani -. Anche a me è stato chiesto di essere speaker panel, per cercare di dare una risposta a “Quale dev'essere la nuova ideologia economica del XXI secolo?” Ho dato la prospettiva dell'europeo e del privato». 
 Un palcoscenico globale. «Non è un caso - prosegue il Young global leader parmigiano - che proprio qui Bill Gates abbia annunciato l'ulteriore  stanziamento  da parte della sua fondazione di 100 milioni di dollari per le vaccinazioni nei Paesi più poveri. E David Cameron ha colto la palla al balzo per annunciare a sua volta un intervento su questo fronte con 60 milioni di sterline». Visto da vicino, il giovane premier inglese Cameron è apparso «un vero fuoriclasse della comunicazione» agli occhi di Magnani. «Al mattino ha fatto il primo intervento, rispondendo a tutte le domande. Nel pomeriggio ha dato l'annuncio congiunto con Gates e in serata ha parlato di libero scambio con Angela Merkel, il primo ministro dell'Indonesia, Paese in rapida crescita, e il professor Jagdish Bhagwati». La sua figura l'ha fatta anche Dmitry Medvedev. «Si pensava che non sarebbe venuto, per l'attentato a Mosca. Invece, s'è presentato 24 ore dopo la strage, per  annunciare le sue reazioni. Ha offerto un'immagine giovanile, con il suo iPad sotto braccio, parlando anche di corruzione in Russia e diritti umani». Tra i relatori, anche un altro grandissimo comunicatore, Bill Clinton.
A proposito di Paesi emergenti (e magari più che «emersi»), in grande evidenza l'India. «Soffre un po' la Cina e ha investito enormemente su Davos. Tutto il governo di New Dehli era presente. E' stata proprio l'India a finanziare il party finale». La Cina, che organizza la sua «Summer Davos» a Tianjing (Magnani c'era, lo scorso settembre) a Davos era invece rappresentata    da uomini di fiducia di Wen Jiabao. «Anche da parte dei cinesi ho avvertito una grandissima simpatia nei confronti dell'Italia». Un potenziale che, con la Cina e con gli altri, potremmo sfruttare meglio. 
Emozioni, non solo numeri. «A Carreras è stato dato un riconoscimento per la fondazione da lui creata per combattere la leucemia. Sul palco  ha cantato un pezzo napoletano che non conoscevo: “Passione”. Certo, mi sarei più commosso se avesse scelto Verdi, ma anche sentire che cantava in napoletano in quel contesto è stato toccante, lo  assicuro». 

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