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Influenza, il picco tra Natale e Capodanno. Tutte le fake news su virus, vaccini e contagi

Influenza, il picco tra Natale e Capodanno. Tutte le fake news su virus, vaccini e contagi
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Calendario alla mano, è ufficialmente iniziata la stagione invernale e siamo entrati a pieno titolo nel trimestre più freddo. Mettiamoci dunque l’animo in pace e... riguardiamoci! Perché, si sa, circola il virus H1N1 pdm 09 (A/Michigan/45/2015), una variante simile a quella dell’anno scorso che, stando alle stime dei virologi, costringerà a letto tra i 4 e i 5 milioni di italiani, più altri 8-10 milioni che si ammaleranno a causa di altri virus respiratori o parainfluenzali.
Come ogni anno, la circolazione della nefasta particella infettiva si accompagna a una altrettanto nociva «circolazione»: quella dei falsi miti legati all'influenza.
Il più difficile da sradicare? «Gli antibiotici combattono l’influenza». Seguito subito a ruota da «chi si vaccina non si ammala mai» e «dopo tre giorni, l’influenzato non è più contagioso».
Gli antibiotici combattono l'influenza. È forse la falsa notizia più difficile da sradicare. Perchè l’influenza in realtà è provocata da virus. Gli antibiotici combattono solo i batteri e contro i virus sono inutili. Vengono prescritti dal medico curante solo se, a causa dell’influenza, il paziente sviluppa al contempo anche una complicanza respiratoria (bronchiti, sinusiti e polmoniti ad esempio) provocata da batteri.
Ricorrere agli antibiotici quando non serve è un rischio: può portare allo sviluppo di resistenza nei batteri, con la conseguenza che, nel momento in cui questi medicinali sono più necessari, possono perdere la loro capacità di guarire. Morale: non bisogna utilizzare antibiotici senza prima aver consultato il medico e, in caso di assunzione, è bene rispettare esattamente le dosi e gli orari indicati e non interrompere la terapia anche se ci si sente meglio.
Chi si vaccina, non si ammala mai: falso. Il vaccino antinfluenzale è specifico, di anno in anno, per il virus dell’influenza in circolazione, ma non copre l’organismo contro quelli parainfluenzali, vale a dire i cosiddetti «cugini» del virus che tendono a scatenarsi già dalla fine dell’estate o quando l’inverno è mite: si manifestano con sintomi simili ma decisamente meno intensi rispetto all’influenza vera e propria.
Tuttavia, l’efficacia della vaccinazione antinfluenzale è innegabile. «La vaccinazione è il mezzo più efficace e sicuro per prevenire l’influenza - spiega Marella Zatelli, direttrice del servizio di Igiene e sanità pubblica dell’Ausl di Parma - È un’opportunità per tutelare la propria salute e quella di chi ci sta accanto. Efficace, perché assicura una buona copertura contro il rischio di complicanze da influenza e diminuisce la possibilità di contrarre la malattia. Sicuro, perché i rari effetti collaterali sono limitati, per la gran parte, all’arrossamento della zona in cui viene fatta l’iniezione e, in pochissimi casi, ad un senso di malessere generale, con possibile febbricola. Ogni anno, l’Ausl, in collaborazione con i medici di famiglia e i pediatri di libera scelta, garantisce la vaccinazione gratuita alle persone con malattie croniche, agli over-sessantacinquenni e agli addetti ai servizi essenziali».
L’influenza non va sottovalutata: è una malattia che nei paesi industrializzati rappresenta la terza causa di morte per malattie infettive. Inoltre, anche se per tante persone la malattia si risolve in pochi giorni, vi sono comunque conseguenze sociali importanti, con rilevanti costi dovuti alla perdita di giorni di lavoro, che, nel caso di servizi pubblici di primario interesse collettivo, assumono particolare rilevanza.
Gli esperti affermano che chi si è vaccinato ha meno probabilità di ammalarsi; se tuttavia si ammala nonostante il vaccino, i sintomi saranno più lievi.
Dopo tre giorni, il malato non è più contagioso: falso. Non è possibile stabilire un tempo entro il quale il virus non sarà più pericoloso: ogni organismo ha una sua reazione agli agenti infettivi.
In pratica, i virus influenzali non smettono di essere contagiosi in tempi prestabiliti e uguali per tutti. Intanto, si è già contagiosi quando il virus è in periodo d’incubazione, vale a dire nel lasso di tempo (da uno a quattro giorni) che intercorre tra il momento in cui è avvenuto il contagio e la comparsa dei primi sintomi: stanchezza, mal di testa, brividi, dolori muscolari e ossei, naso che cola, mal di gola.
L’influenza, in linea di massima, può durare sette giorni o più. Morale: finché si è «untori», è buona norma adottare poche ma preziose regole di precauzione. «Ognuno di noi può limitare la diffusione del virus seguendo semplici misure di protezione personale», dice Zatelli.
In estrema sintesi: «Lavarsi spesso le mani; coprirsi naso e bocca ogni volta che si starnutisce o tossisce e poi lavarsi le mani; utilizzare fazzoletti di carta monouso e gettarli in pattumiere chiuse e poi lavarsi le mani».

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