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GCR: "Ricorso anche sulla rete di teleriscaldamento"

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L'Associazione Gestione Corretta Rifiuti e Risorse di Parma - GCR, in una nota, spiega interviene sulla vicenda del termovalorizzatore, definendolo ormai alla stregua di una "telenovela". Una nuova tegola arriva dal ricorso degli avvocati Allegri e De Angelis sulla legittimità della rete di teleriscaldamento. GCR lamenta inoltre l'atteggiamento di Iren per "il rifiuto di fornirlo addirittura alla richiesta del sindaco di Parma, socio della stessa azienda".

Il comunicato di GCR:
L'inceneritore di Parma è più appassionante di Dallas
Le soap opera ci fanno un baffo, a noi di Parma, la storia dell'inceneritore targato Iren è molto più appassionante e lunga delle mille puntate delle telenovela e, soprattutto, ad ogni piè sospinto è pronto il capovolgimento di fronte, la sorpresa che spiazza.
Eccoci oggi a raccontare agli esterrefatti cittadini della provincia il nuovo coup de theatre sul forno inceneritore, che cresce in quel di Ugozzolo, ma zoppica vistosamente fin da quando riposava in grembo a Iren, Provincia, Comune.
L'ultima pestata di calli arriva a far veder le stelle alla rete di teleriscaldamento, l'infrastruttura indispensabile a rendere questo impianto remunerativo, visto che utilizzerà un combustibile a costo zero, i rifiuti, per scaldare l'acqua e farla profumatamente pagare agli utilizzatori finali.

La coppia di avvocati più insidiosa di Parma, formata da Arrigo Allegri e Pietro De Angelis, ha infatti messo sul tavolo una nuova micidiale giocata, che rischia di essere l'ultima goccia che farà traboccare il vaso, ormai fin troppo pieno di evidenti illegittimità.

La rete del teleriscaldamento, che Iren sta costruendo a spese sue ma anche nostre, visti i danni alle strade che non vengono mai sistemati (avete mai percorso la groviera di viale Piacenza?), viste le tariffe che saranno applicate agli incauti utenti del termosifone centralizzato, deve essere pubblica.

Ciò significa che è del tutto illegittima la costruenda rete di proprietà Iren, la quale dovrà fare un non piccolo passo indietro e rivedere di molto le sue stime e i suoi programmi di sviluppo.
Una rete pubblica perché su suolo pubblico, una rete pubblica perché di pubblico servizio trattasi, una rete pubblica perché Iren non è affatto una impresa pubblica, ma una società quotata in Borsa e di proprietà esclusiva degli azionisti.

Ora ci domandiamo cosa resta del grande edificio luccicante del Pai, il Polo Ambientale Integrato, che voleva divenire il fiore all'occhiello di Parma del futuro, un modello di virtù anche per altri territori vicini e lontani.

Smontata per bene tutta l'intricata scatola, si è scoperto ogni segreto nascosto negli anfratti e angoli nascosti del grande gioco, verso cui i registi occulti si commuovevano al sol pensiero del suo avvio, corrispondente all'inaugurazione del registratore di cassa più bello del mondo, soldi a fiumi 365 giorni all'anno, danni ambientali e di salute per gli ignari abitanti nei pressi.

Ora abbiamo davanti le mille matrioske, nude e crude, che mostrano evidenti le loro rughe.

Quante siano e quanto profonde si fa ormai fatica a dirlo, tanto lungo il conteggio.

Un affidamento illegittimo perché mancante di gara, l'ex “primo” ha nulla da dire?

Un appalto da 43 milioni costruito per avere una sola azienda partecipante, il “meno elle” ne sa qualcosa?

L'intenzione di Iren di bruciare il 90% della plastica.

L'ossessiva esportazione fuori provincia di tutto l'organico per giustificare i costi stellari.

L'assenza del porta a porta in tutto il centro cittadino, a distanza di anni dalla programmazione del Corsorzio Priula.

Il ricorso al Tar sull'impianto elettrico dell'inceneritore.

Due esposti alla Procura della Repubblica.

La procedura di infrazione aperta dalla Comunità Europea.

Il direttore generale condannato dalla Corte dei Conti e dimissionato dalla delibera del comune di Reggio Emilia.

L'assenza di un Piano Economico Finanziario e il rifiuto di fornirlo addirittura alla richiesta del sindaco di Parma, socio della stessa azienda.

L'esplosione dei costi ormai fuori controllo e senza che nessuno possa conoscerli.

Le tariffe dei rifiuti che non saranno quelle promesse.

Va bene, non andiamo oltre, ci fermiamo qui per affaticamento.

La storia infinita dell'inceneritore di Parma deve finire.

Oggi, ora, adesso.

 

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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  • massimo taibi

    23 Febbraio @ 19.20

    Ma di cosa ci lamentiamo?? Ma se abbiamo il "Capo" che per anni ha insegnato come si deve corrompere, truffare, ecc....Ma poi, non siete contenti del modello "Parma" tanto simile alla linea guida impartita dal governo?

    Rispondi

  • 3R

    23 Febbraio @ 16.13

    Stop alla costruzione con pausa di riflessione e studio di scenari alternativi !!! inizia ad esserci troppa puzza attorno all'inceneritore e deve esser ancora costruiito

    Rispondi

  • sabcarrera

    23 Febbraio @ 15.24

    Ancora un trattamento che favorisce chi vive in città. Non riceviamo ne RAI ne Mediaset sul digitale figurasi Teleriscaldamento. Poi questa non è una gestione corretta. Molti rifiuti sono riciclabili, carta, PET, metalli. All'estero si osservano delle regole rigorose quando si gettano i rifiuti, in Italia siamo troppo pigri per farlo.

    Rispondi

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