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L'Università di Parma ricorda l'ex rettore Loris Borghi: "Il suo imperativo era la centralità dello studente"

 Loris Borghi

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L'Ateneo di Parma ricorda l'ex rettore Loris Borghi. In un comunicato l'Università ribadisce "affetto, stima e gratitudine" verso l'ex rettore: l'Ateneo sottolinea il suo impegno "senza mai risparmiarsi", "il coraggio del suo essere innovativo, la sua voglia gli rompere gli schemi precostituiti, il suo appoggio per i più fragili e deboli" e "la centralità dello studente" nel suo lavoro alla guida dell'istituzione universitaria. 

Ecco il comunicato dell'Ateneo in ricordo di Loris Borghi: 

L’Università di Parma ricorda con profondo affetto, stima e gratitudine la figura del Professor Loris Borghi, che proprio all’Università ha dedicato tutto il suo impegno professionale e umano, un impegno profuso senza mai risparmiarsi e, come diceva lui, “senza guardare l’orologio”.
Nell’Università il Professor Borghi ha trascorso tutta la sua vita, prima da brillante studente universitario, poi come ricercatore e professore ordinario di Medicina interna, fino ad arrivare alle più alte cariche accademiche: Preside della Facoltà di Medicina e Chirurgia dal 2005 al 2012, e infine Rettore dell’Università di Parma, carica ricoperta dal 1° novembre 2013 e fino al momento delle dimissioni, il 15 maggio 2017.
Una vita intera spesa per le grandi passioni che il Professor Borghi ha sempre coltivato: la cura dei malati in Ospedale, la formazione degli studenti e la ricerca in Università. E a queste passioni totalizzanti ed esclusive ha dedicato tutto sé stesso, senza risparmiarsi, agendo sempre per il bene dell’Istituzione, con pacatezza e intelligenza.
Ricordiamo il professor Loris Borghi soprattutto per il coraggio del suo essere innovativo, la sua voglia di rompere gli schemi precostituiti, il suo appoggio per i più fragili e deboli, il suo rispetto e dedizione totale per l’Istituzione universitaria.
Da Rettore ha sempre avuto un imperativo, che ha ribadito fino allo sfinimento: la centralità dello studente. “L’Università è prima di tutto degli studenti”, diceva, e su questo ha sempre improntato il suo agire: per fare in modo che l’Accademia riconoscesse questa centralità e “si modellasse” intorno allo studente. Amava rappresentare tutto ciò con una piramide: alla base docenti e personale tecnico amministrativo, al vertice lo studente, sul quale “tutto”, diceva, “deve convergere”, per fornire ai ragazzi conoscenze e competenze ma anche – soprattutto – per formarli in senso più ampio. Per formarli e dar loro basi solide come persone e come cittadini: valori da portare con loro nella vita. “Noi abbiamo un ruolo più grande della semplice trasmissione di sapere. Noi formiamo cittadini, formiamo persone”, ripeteva sempre.
Negli anni del suo mandato rettorale si è speso con grande energia per fare dell’Ateneo una realtà inserita a pieno titolo nel tessuto territoriale, in un costante dialogo sinergico con enti, istituzioni, associazioni: per costruire un’Università aperta, viva, vitale, al passo con i tempi, capace di competere in un panorama non solo nazionale ma necessariamente globale.
E allora ecco le tantissime iniziative costruite sul e con il “territorio”, per il quale l’Ateneo è oggi – anche grazie alla sua opera – interlocutore e partner fondamentale. Le innumerevoli mostre, i dibattiti e le rassegne culturali in città, il rilancio dello CSAC, le lauree ad honorem rivolte alla città e dedicate a personalità straordinarie del mondo culturale contemporaneo, la creazione del CAPAS, il centro in cui gli studenti possono sviluppare le loro passioni culturali.
“Confido che tutto ciò che è stato fatto abbia incrementato il nostro orgoglio di appartenere a un’istituzione pubblica unica e universale. Tutti noi ci siamo dati un obiettivo molto sfidante: diventare uno dei migliori Atenei d’Italia e d’Europa, e per certi aspetti lo siamo già. Nessuno pensi che questo sia un sogno: questa è un’immaginazione realizzabile se riusciremo a proseguire spediti e decisi, nel modo in cui abbiamo iniziato, soprattutto contando sulla creatività, l’intelligenza e l’impegno dei più giovani. La generazione dei più anziani come me ha un dovere primario: quello di creare le migliori condizioni di lavoro e di sviluppo per i più giovani. In questo modo i giovani di oggi potranno vedere realizzati obiettivi che al momento possono apparire impossibili”, scriveva nel maggio 2016, nel bilancio dei primi due anni di mandato.
Noi oggi vogliamo ricordare così il Professor Borghi, per tutto ciò che ha saputo realizzare tendendo al bene della nostra Università, con un impegno mai pago dei risultati raggiunti e pronto a guardare avanti per raggiungere nuovi traguardi.
Di questo e di molto altro gli saremo sempre grati.

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  • Vale

    16 Marzo @ 17.02

    .....perbacco " tutto questo ben di Dio" perchè, visto che alcuni in università ben sapevano quanto fosse solo triste e abbandonato, non è stato scritto, detto, affermato, riaffermato quando lui era in vita? Forse tutto questo gli avrebbe dato forza di lottare, di sentirsi vivo , di sentire un calore umano attorno a sè per tornare a sperare ed essere il magnifico di prima.Qualcuno lo ha invitato in università per ruoli importanti per un aiuto per un consiglio nella nuova organizzazione che lui aveva ideato? Chi l'ha fatto? Chi l'ha chiamato? No , immagino di no e suppongo come siano andate le cose. Perchè tutto in questo sistema sbagliato gira al contrario. Dopottutto come ha scritto un saggio signore ieri Borghi era stato rinviato a giudizio per una delibera e per una modifica ad un regolamento....Sono certa che la Magistratura alla fine avrebbe compiuto un sano lavoro. Solo che la gente quando sente parlare di indagati comincia ad allontanare le persone come se avesse la peste bubbonica. Cavolo quanto l'essere umano sa essere stupido e pusillanime. Basta ora, TUTTI SAPEVAMO CHI FOSSE LORIS BORGHI.Ma ancora una volta come per molte altre persone anche meno notorie, non si fa altro che attendere la via Crucis di questo o di quello.Poi si resta in pace con sè stessi.Se va bene si sale sul carro del vincitore e, se diversamente, lo si affossa per una vita intera.Oppure proseliti se uno cessa di vivere.Mio Dio quanta cattiveria! Vorrei che l'Università con questo fatto immane diventi propulsore di un nuovo messaggio da insegnare ai ragazzi sui banchi sulle cattedre ma non in modo superficiale ma con scienza e coscienza.Tutto è partito da lì ed è da lì che questa volta occorre ripartire e riparare.

    Rispondi

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