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Il Consiglio provinciale festeggia i 150 anni dell'unità d'Italia e la giornata contro le mafie

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Impegno, coraggio, coscienza civile, valore e ruolo delle istituzioni. Sono alcune delle parole chiave che oggi sono state pronunciate più volte nel corso del Consiglio provinciale straordinario che si è tenuto nel pomeriggio in piazza della Pace. Un consiglio speciale, sui generis, con una triplice valenza: il 150° anniversario dell’Unità d’Italia;  il 150° anniversario del Consiglio, che si riunì per la prima volta il 21 marzo 1860; la Giornata della memoria e dell'impegno contro le mafie, che dal 1996 si celebra ogni anno proprio il 21 marzo in tutto il territorio nazionale per ricordare le vittime innocenti di tutte le mafie, con l'intento di sollecitare l’impegno della società civile nella lotta alle organizzazioni criminali e di promuovere i valori della legalità e della giustizia. “Un’iniziativa particolarmente utile nella sua solennità – ha commentato il presidente della Provincia Vincenzo Bernazzoli - Utile legare in quest’occasione i tre temi, perché c’è un filo che li lega”.
“È un’occasione significativa per riflettere sulle istituzioni e sui loro valori fondanti. Per questo è importante riunirsi oggi, giorno in cui ricordiamo anche le  600 vittime della mafia”,  ha detto il presidente del consiglio provinciale Mario De Blasi nell’avviare la seduta, aperta dal coro di voci bianche della Corale Verdi dirette dalla Maestra Beniamina Carretta.
In sala sindaci e amministratori del territorio, i consiglieri provinciali, gli assessori della Provincia, i parlamentari Carmen Motta, Albertina Soliani, Mauro Libè, il prefetto Luigi Viana, il questore Salvatore Longo, il procuratore della Repubblica Gerardo La Guardia, il comandante provinciale dei carabinieri Paolo Cerruti, il maggiore Vittorio Ierardi della Guardia di finanza, il responsabile provinciale di Libera Giuseppe La Pietra, e Mara Fonti, moglie di una vittima della ’Ndrangheta, che ha portato la sua testimonianza ai presenti.
Sulla triplice valenza della cerimonia si è soffermato il prefetto Luigi Viana, che ha sottolineato in particolare il tema della lotta alla criminalità organizzata: “L’impegno deve essere concreto e attuale. Quella contro la criminalità organizzata è una guerra ancora in corso, ma nella quale si stanno vincendo diverse battaglie”, ha spiegato Luigi Viana, che ha sottolineato l’impegno per affermare il valore della legalità e ha ricordato le diverse azioni in corso sul fronte della criminalità organizzata e contro le infiltrazioni mafiose, “tutte accomunate da uno stesso spirito di garanzia del principio di legalità”.
“Le celebrazioni devono portarci a riflettere sui valori che devono ispirare i rappresentanti del popolo a tutti i livelli”, ha osservato il vice presidente del consiglio provinciale Manfredo Pedroni, che ha parlato del senso dell’identità nazionale.
Da Mara Fonti, vedova di una vittima della n’Ndrangheta nella Locride, una testimonianza toccante e un invito a non restare con le mani in mano: “Siamo qui per parlare del dolore di tutti i famigliari, degli amici, delle vittime: storie che si assomigliano tutte, tutte storie cui è mancata verità e giustizia”, ha detto, raccontando la sua vicenda famigliare. La vicenda di una donna che una ventina d’anni fa ha perso suo marito e da allora si è fatta testimone: “A un certo punto abbiamo incontrato Libera e abbiamo iniziato a percorrere questa via. Ora mio figlio Giovanni ha 28 anni, fa il giornalista e scrive di mafia. E io racconto la nostra storia al di fuori dell’orario del lavoro: questo è il nostro resistere, il nostro modo di esserci”. E ancora: “Il nostro primo impegno di cittadini è quello di informarci, per non cadere nel tranello secondo cui la mafia al nord non esiste. Il secondo è di dotarci di strumenti che in realtà già abbiamo: Don Ciotti dice che il più grande testo antimafia è la nostra Costituzione. E ognuno deve fare la propria parte. In Emilia? In Emilia le mafie ci sono e colpiscono. Le mafie operano indisturbate al nord, e tutto questo non deve passare sotto silenzio. Già, perché al sud la mafia è cresciuta anche grazie al nostro silenzio e alla nostra inconsapevolezza”. Della necessità di rompere il silenzio ha parlato anche il responsabile di Libera Giuseppe la Pietra: “A momenti come questo deve seguire l’impegno per creare maggiore consapevolezza e rispetto. Il silenzio può essere rotto solo dalla presa di coscienza, e solo insieme si può costruire una rete di resistenza politica e culturale”.
Dai banchi del consiglio sono intervenuti i consiglieri provinciali Caterina Bonetti (“Per chi si è sacrificato la politica ha la responsabilità precisa di ricordare, di educare alla legalità, di vigilare”), Giovanni Carancini (“Non bisogna far finta di non vedere, né esimersi dal sollecitare l’ambiente economico, imprenditoriale, culturale ad opporsi con maggior forza alle infiltrazioni mafiose”), Gianluca Armellini (“Sulla criminalità le istituzioni e il governo stanno ottenendo risultati importantissimi, certamente non si deve abbassare la guardia”), Rossano Botto (“il nostro impegno deve essere quello di trasmettere un attaccamento ai valori che contraddistinguono la vita civile. Dobbiamo coltivare il senso dello Stato”) e il sindaco di Berceto Luigi Lucchi (“Il paese è rappresentato da ogni amministratore pubblico, per cui ognuno deve fare il proprio dovere”).
“I patrioti che hanno costruito l’Italia hanno saputo immettere quei germi culturali che sono stati e sono fondamentali”, ha spiegato nel suo intervento conclusivo il presidente della Provincia Vincenzo Bernazzoli, che ha colto l’occasione del 150° del consiglio per ribadire il valore delle autonomie locali: “È proprio dalle autonomie locali che sono nate le migliori esperienze: oggi esse sono soggette a una messa in discussione di fatto, ma dobbiamo insieme trovare un modo perché possano continuare a svolgere le loro funzioni fondamentali. Intorno a cosa? Intorno al concetto di comunità”. Sulla mafia infine Bernazzoli ha di nuovo sottolineato il ruolo elle istituzioni: “Non dobbiamo gridare al lupo ma nemmeno dire che il problema non esiste: dobbiamo muoverci nel mezzo tra questi due estremi. Oggi nel nostro territorio la situazione non è compromessa ma i rischi di sono: non si deve abbassare la guardia. E questo avviene se sappiamo fare cultura e dare il senso dell’impegno della comunità. Il pericolo che dobbiamo scongiurare in questo momento è quello dell’indifferenza. Siamo in un tornante della nostra storia, e in questo tornante abbiamo un impegno e una responsabilità: impegno e responsabilità che noi ci prendiamo in questa sede solenne per costruire condizioni di vita alte e di grande livello civico”.

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