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Claun Pimpa "Io, pagliaccio tra i bimbi feriti dalla guerra"

Roberto Longoni

Ospite della libreria Diario di bordo, Marco Rodari racconta le sue missioni di speranza. "Con il naso rosso a Gaza, Baghdad e Aleppo, per curare i piccoli dai traumi delle bombe"

Il gioco che gli riesce meglio tra le rovine delle città è quello del sassolino: da far sparire davanti agli occhi di un bambino, per farlo tornare in scena dietro le sue orecchie. Conquistato il primo sorriso, poi viene tutto il resto. Perché piaccia tanto questo gioco ai piccoli del Medio Oriente in fiamme è stato proprio un loro coetaneo italiano a spiegarlo a Marco Rodari, in una scuola. «Nascondi le macerie e così cancelli la guerra» gli disse: ad Aleppo, Gaza e Baghdad di macerie c'è grande abbondanza. Oppure, dalla sua scarna valigia Marco il Pimpa estrae un metro di corda bianca: perché le braccia dei suoi piccoli spettatori s'intreccino tra nodi bislacchi nell'ilarità generale. Questa corda strappò al silenzio Shamila, quattro anni, ferita nel corpo e nell'anima dalla bomba che le aveva sterminato la famiglia. «A farla parlare avevano provato invano infermieri, medici, psicologi. Non restava che il pagliaccio: così, hanno chiamato me, un claun con la “au”, ma con le scarpe adatte alla corsa e non all'inciampo». E Shamila non solo è tornata a sorridere e a parlare, ma è diventata «assistente» del Pimpa, tra le corsie, per curare il cuore degli altri piccoli feriti.

Il naso rosso d'ordinanza pendente sul petto, la maglietta dello stesso colore con il logo dell'associazione «Per far sorridere il cielo» (un bimbo sollevato da un mazzo di palloncini), il Pimpa si è presentato ieri alla libreria «Diario di bordo» di borgo Santa Brigida con il libro «La guerra in un sorriso». Con sé ha portato un bagaglio di gioia e sofferenza, viste e vissute, perché «la guerra ferisce tutti». A introdurlo al pubblico che affollava il piccolo spazio tra gli scaffali, Franca Folloni presidente di Vip (acronimo a sua volta in maschera: non sta per Very Important People, ma per Viviamo in positivo Parma onlus, che organizza blitz di clownterapia nei luoghi del dolore). Con lei, Antonio Mascolo: «Il Pimpa è un collega di naso rosso capace di raccontare favole che vanno contro la guerra».

Il discorso di Rodari si fa subito serio. Normale sia così, quando è un pagliaccio (consapevole) a parlare. «Non ho soluzioni - sottolinea -. E' difficile comprendere il conflitto siriano visto da là come da qua. Posso solo dire che la mia condanna della guerra è totale». Alle sue spalle, le immagini di un video girato da lui stesso. «L'esercito è rientrato ad Aleppo alla fine del dicembre del 2016, e a metà gennaio». Ad attenderlo, una città non rasa al suolo, ma sventrata appartamento per appartamento, moschee e chiese distrutte («Ma in una c'era anche un presepe, il briciolo di speranza»), bambini con lo sguardo da elettrocardiogramma piatto («Per la morte delle emozioni, non perché ci si possa abituare alle bombe»), bambini che in quattro anni di guerra non avevano mai visto una fetta di pane, una famiglia che si sbracciava e gridava dal basso di uno scantinato, per avvertire della trappola esplosiva lasciata da chi aveva combattuto lì fino a pochi giorni prima. «Se non ho tirato i fili che avrebbero fatto saltare tutto è perché Qualcuno ha guardato in basso».

Andato per portare la speranza del sorriso, il Pimpa ammette: «Sono stati i bambini a salvare me. Uscivano e avevano ancora voglia di giocare con il pagliaccio». I ricordi portano a una domenica alla Casa salesiana di Aleppo, piena di famiglie segnate dai lutti. «I piccoli dapprima ti seguono in un silenzio assoluto. Poi, esplode tutto: è la gioia che si vendica». E lui la gioia la porta, ma il dolore non può non respirarlo. «Stanotte mi hanno svegliato le bombe» racconta. Accade ogni notte alle due, da anni: per questo lui cerca sempre di addormentarsi dopo. «Non potrò più stare bene» ammette. Ma la luce sul fondo dei suoi occhi lo smentisce. «La speranza è ciò che sta alla base di tutto». La sua è di seminare gioia e amore sui fronti dell'odio. Una risata potrà anche seppellire, ma un sorriso va oltre: può far risorgere.

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