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Il racconto della domenica - "Puki", storia di amore e coraggio

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 Pubblichiamo il racconto vincitore della sezione Favola del concorso Animo animale onlus (San Giorgio della Richinvelda) sul tema «Il coraggio degli animali». L'autrice è parmigiana.

Maria Denis Guidotti

Era il novembre del 1944, un inverno freddo e rigido che accompagnava la devastazione della guerra. Angelo, un vecchietto che era sopravvissuto a quegli anni fatti di privazioni e dolore, viveva nella sua piccola casa nei boschi delle colline salsesi con la sola compagnia del suo cane Puki. Puki era arrivato da Angelo, vagando, spaventato ed affamato in una mattina di fitta nebbia. Il loro fu un incontro di sguardi e voglia di affidarsi l’uno all’altro, desiderio di affetto e compagnia. La vita di Angelo era semplice, aveva il suo piccolo orticello vicino a casa, terra resa fertile con il sudore e la fatica, terra che lo ricompensava dandogli il sostentamento fino ad allora per lui e basta, ora anche per il nuovo arrivato, Puki. Tutte le mattine uscivano insieme, una passeggiata sulle colline, un cesto di vimini che partiva attaccato al braccio di Angelo vuoto e ne ritornava pieno di funghi, castagne, erbe selvatiche, qualche pezzo di legna da ardere prima di dedicarsi alla raccolta vera e propria per affrontare la lunga stagione fredda. Fu così che da lì a poco Angelo decise di dedicarsi alle scorte di legna. Andò nel bosco accompagnato dal suo fedele amico, si addentrarono nell’interno dove le piante erano grosse e possenti, ma in grado di dar loro ciò che occorreva. Mentre si trovarono accanto ad un’enorme quercia accadde un fatto molto grave, un ramo si staccò all’improvviso cadendo addosso ad Angelo lasciandolo a terra senza la possibilità di riuscire a muoversi. Puki al suo fianco iniziò a guaire, alternando il suo dolore a manifestazioni di solidarietà verso il suo padrone, continue e frenetiche leccate al viso, poi di nuovo abbai... Puki contemplava affranto Angelo, si allontanava un poco da lui, immediatamente ritornava accanto al suo corpo, non sapeva cosa fare per aiutarlo, Angelo cercava di tranquillizzarlo, ma Puki si era reso conto della gravità della situazione. Stava calando la sera e con essa il freddo iniziava a farsi intenso, ad un tratto Puki prese una decisione. Si allontanò da Angelo e raggiunse uno dei tanti sentieri che si aprivano tra le piante. Corse fino a quando non riuscì ad avvistare una casa nella quale sentì un gran chiacchierio e vociare. Quatto quatto si avvicinò alla stessa, ma mentre stava raggiungendo la meta, dall’ingresso uscì un omone barbuto e mal vestito con un fucile spianato, l’arma e le sue urla, furono un deterrente inconfutabile per allontanare la povera bestiola. Nel frattempo la notte era divenuta padrona assoluta di quel paesaggio, Puki con il cuore infranto, ma con la determinazione di chi ama, senza ascoltare i morsi della fame e l’arsura, si rimise in cammino alla ricerca di qualcuno che potesse aiutarlo. Sfinito, coperto dal buio intenso, affamato ed assetato, si riposò accanto ad un decrepito capanno. Prima che i suoi occhi si aprissero alle prime luci dell’alba, venne sorpreso da una mano gentile e calda che dolcemente lo accarezzava. Era un’anziana signora dall’aspetto delicato, ma dotata di nerbo e un indole volitiva, rifocillò il piccolo cane e non appena esso si riprese, la vecchina iniziò a fargli un sacco di domande. Puki seduto sulle zampe posteriori la guardava fisso in viso, ora girava la testa di qua e poi di là, faceva un mezzo giro attorno ai piedi e poi ricomposto ritornava a porgli gli occhi addosso. Ora inclinava appena il muso verso destra, ora verso sinistra… Infine prese fra i suoi denti il polso di Rosa e delicatamente la obbligò a farsi seguire. Appena Puki ebbe la certezza di avere dalla sua parte un aiuto valido su cui poter contare, le lasciò delicatamente il braccio e continuò il cammino seguito frettolosamente dalla signora. Quando la carraia si inerpicava faticosamente verso la collina, Puki diligentemente si fermava ed aspettava la sua nuova compagna di viaggio per essere certo di portarla a destinazione. Finalmente arrivarono nel punto in cui Angelo era stato lasciato, ancor più agonizzate e febbricitante. Rosa, a cui gli anni avevano regalato tanta praticità, non potendo contare sulla collaborazione di Angelo, si rivolse a Puki, chiedendogli di essere accompagnata a casa. A casa Puki, a casa... Come un soldatino sull’attenti Puki inclinava la testolina e cercava di comprendere le richieste che gli aveva fatto, ma non era poi così scontato capire. Rosa, decisa a non perdere altro prezioso tempo, prese un bastone ed iniziò a smuovere la terra sotto le gambe di Angelo, con la chiara intenzione di fare un buco, al di sotto delle sue gambe bloccate, per poterlo lentamente sfilare da sotto il grosso ramo. Senza la giusta attrezzatura, Rosa ci avrebbe impiegato parecchio, ma mentre si accingeva a scavare sempre più profondamente, ecco che Puki, convinto ora di aver intuito quello che poc’anzi gli era stato chiesto... Si posizionò dalla parte opposta di Rosa e a muso basso iniziò a scavare freneticamente con le zampe davanti sotto al grosso ramo, non curante del fatto che tutta la terra che smuoveva finiva in gran parte sul viso di Angelo. Fu una bellissima collaborazione, che durò qualche ora, ma riuscirono nel loro intento. Pianino, pianino, dolcemente, Rosa prese Angelo sotto le braccia e lo sfilò da quel grosso ramo, incurante, in parte, delle lamentele del vecchietto. Appena riuscirono a riportare Angelo in posizione supina, Puki intervenne in una grande rianimazione... Una leccatura con fiocchi e controfiocchi!!! Rosa dopo aver immobilizzato la gamba di Angelo con le sole cose di fortuna che trovò, raccolse a sé tutte le sue forze ed iniziò ad accompagnare Angelo alla sua casa. Il tempo, grande medico di tutti i malanni, la delicatezza e l’esperienza di Rosa, l’amore silenzioso e la fedeltà dichiarata di Puki operarono il grande miracolo. Angelo iniziò a muovere i primi passi aiutato da un solo nerboruto bastone che gli faceva da appoggio, la sua riconoscenza fu un concerto di gesti gentili, di sorrisi scritti nei righi del pentagramma, la loro compagnia una sinfonia perfetta. Fu così che grazie all’istinto di Puki i miei nonni si conobbero, fu grazie a quel cane che oggi posso raccontarvi questa storia.

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