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Il market dello spaccio? Installato nel greto della Parma. Cinque in manette

Operazione antidroga a Parma: cinque arresti

Foto di Anna Rita Melegari

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Droga: cinque arresti da parte della Squadra Mobile di Parma che ieri ha chiuso l’indagine denominata “I fantasmi del greto”. Nel corso dell’operazione, iniziata all’alba di ieri, le manette sono scattate ai polsi di tre tunisini - Khmais Znazen, 31 anni, Fakhri Jaouadi, 28 anni e Anis Yakoubi, 33 anni - e due marocchini, Rahal Lachgar, 32 anni, proprietario di una macelleria araba in provincia di Reggio, attività che in passato aveva svolto anche a Parma,  e Hamid Abad, 40 anni. (il video degli arresti)

Perquisite anche le abitazioni di sette persone indagate. L’indagine era iniziata nell’aprile 2015 quando i poliziotti dell’antidroga venivano a conoscenza di un intenso traffico di droga (hashish, cocaina ed eroina) effettuato nel greto del Parma e, in particolare, nel tratto compreso tra ponte Dattaro  e ponte Stendhal. Ed ha consentito di documentare centinaia di cessioni di sostanza stupefacente effettuate, oltre che a Parma a Modena e Mantova, oltre a condurre complessivamente all'arresto di 13 persone ed al sequestro di 65 Kg di hashish, 100 grammi di cocaina e 150 grammi di eroina.

I primi servizi svolti dal personale della sezione antidroga hanno consentito di raccogliere immediatamente numerosi riscontri rispetto alla segnalazione.

Il primo ad essere identificato è stato S.O., cittadino tunisino già noto agli investigatori, spacciatore di cui sono state documentate numerose cessioni di droga a cittadini italiani e stranieri, secondo una modalità ricorrente che consentiva all’uomo di sentirsi al riparo da qualunque controllo delle forze di Polizia: agganciava il cliente nei pressi del greto e, una volta, definita la contrattazione ed incassato il denaro, si addentrava nella vegetazione per prendere lo stupefacente richiesto, per poi effettuare la consegna.

La successiva attività investigativa, supportata da presidi tecnologici,ha consentito di accertare che nella medesima area e con le medesime modalità operavano altri tre connazionali - quelli arrestati ieri - (nonché S.S. classe ’92 e R.M. classe ’85 indagati in stato di libertà) e di definire meglio le modalità di aggancio con i clienti, che contattavano telefonicamente i loro spacciatori per poi raggiungerli “al solito posto”.

“Solito posto” che, poi, nel corso delle indagini è cambiato: zona Campus e precisamente nella zona del greto prospiciente strada Serra, dove sono continuate le attività con le medesime modalità.

Risalendo la “filiera” dello spaccio, è stato possibile accertare che il gruppo faceva rifornimento  da un gruppo di cittadini marocchini domiciliati nell’hinterland milanese che, a loro volta, importavano la droga direttamente dalla Spagna, come accertato nel corso di un servizio operato congiuntamente dal personale delle Squadre Mobili di Parma e Milano che portava al sequestro di 34 kg. di hashish ed all'arresto dei due cittadini marocchini.

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  • davide

    21 Aprile @ 14.47

    Questo è uno dei motivi per cui i pusher operano apparentemente indisturbati nel nostro territorio ovvero anziché limitarsi a beccare i pesci piccoli le forze dell ordine intendono risalire la filiera e sgominarla interamente.

    Rispondi

  • simone

    21 Aprile @ 12.41

    Non espelleteli. Diamo una possibilità. Guardiamoli negli occhi. Hahahahahaha

    Rispondi

  • filippo

    21 Aprile @ 12.39

    alla faccia dei tanti kompagni che pensano che il traffico sia nelle mani della mafia ( quella italiana, perché manifestazioni contro le mafie straniere non se ne vedono mai=

    Rispondi

  • luca

    21 Aprile @ 11.18

    Ma basta, prendono gli spacciatori che poi devono pure liberare, i grossi fornitori bisogna incastrare e sicuramente non sono neri e nemmeno bianchi stranieri sono degli insospettabili italiani .

    Rispondi

    • filippo

      22 Aprile @ 07.56

      "sono degli insospettabili italiani "...evidentemente non hai letto l'articolo.

      Rispondi

    • burdlazz

      21 Aprile @ 21.38

      Ma se è la DIA stessa che anni scrive nei suoi rapporti che il 90% del traffico di eroina MONDIALE è gestito dalla mafia nigeriana.

      Rispondi

      • 21 Aprile @ 21.57

        (dalla redazione) La DIA non dice affatto questo. Dice, nel suo ultimo rapporto semestrale di quasi trecento pagine a cui alla mafia nigeriana sono dedicate due pagine, che questo tipo di criminalità organizzata ha acquistato una capacità autonoma di gestire il narcotraffico. Ma questo non ne fa certo il gruppo organizzato che gestisce il 90% del traffico d'eroina mondiale.

        Rispondi

        • burdlazz

          21 Aprile @ 23.53

          Bellissimo. La relazione del 2° semestre 2017 è sparita dal sito e quelle del 1° e 2° semestre 2016 ampiamente tagliate e ritoccate. Su quella originale del 2° semestre 2016 (da me salvata) le pagine dedicate alle "mafia allogene" come definite dalla DIA, sono 73. Hanno fatto sparire anche le 16 pagine in cui si parla delle mafie dell'Est, Organizacija (mafia russa) in testa). Sparite anche la mafia nigeriana e quella cinese. Di questo passo scopriremo che la mafia più potente a livello internazionale è quella lucana. Meno male che quei rapporti risultano ancora negli archivi dell'FBI e dei maggiori quotidiani mondiali. Qualcosina è rimasto anche nei vostri archivi https://www.gazzettadiparma.it/news/news/496578/mafia-nigeriana-cosi-diventa-sempre-piu-potente-anche-a-parma.html e in quelli di Repubblica http://inchieste.repubblica.it/it/repubblica/rep-it/2013/11/15/news/ecco_il_tot_riina_dei_nigeriani_nuovo_barone_della_drogra-70684268/

          Rispondi

        • 22 Aprile @ 01.01

          (Dalla redazione) Si tratta di documenti ufficiali presentati al Parlamento. Ci sembra altamente improbabile che vengano ritoccati. E poi perché? Un complotto? Il link che lei cita si riferisce a un’intervista da noi fatta a un investigatore parmigiano che afferma che a suo parere la criminalità organizzata nigeriana e centrafricana spaccia il 70 per cento della cocaina a Parma. Quindi Parma e non Italia, cocaina e non eroina e spaccio e non controllo dell’intera filiera. Questo non per sminuire la pericolosità della criminalità organizzata allogena, sempre più agguerrita, ma per ricordare che il nostro problema principale è ancora la criminalità organizzata autoctona. In più giova ricordare che a Parma ad oggi a noi non risulta alcuna inchiesta con ipotesi di reato associativo a carico della “mafia” nigeriana.

          Rispondi

    • filippo

      21 Aprile @ 16.51

      si si certo..la mafie..ma hai letto bene l'articolo? PRODUZIONE MAROCCO, GROSSISTI MAROCCO, PUSHER DETTAGLIO TUNISINI....ma questa storia che dietro ci siano gli italiani per quanti anni la dobbiamo sentire? è dagli anni '90 che non è cosi...

      Rispondi

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