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Parma dica no al disegno di legge della vergogna

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 Pino Agnetti

 

Nel tempo greve e volgare che stiamo attraversando, ci mancava solo questa. Che sei senatori per la cronaca tutti ex-missini (cinque del Pdl e uno del Fli quest’ultimo poi ritiratosi alla chetichella) presentassero un disegno di legge per abrogare la norma della nostra Costituzione che vieta la riorganizzazione, “sotto qualsiasi forma”, del partito fascista. Sempre per la cronaca, i firmatari superstiti hanno avuto anche il coraggio di difendersi sostenendo che la norma in questione è di quelle “transitorie”. E come tale, destinata prima o poi a decadere per volontà (!) dei nostri stessi padri costituenti. Quasi quasi, hanno ragione. Infatti, sarebbe il caso di renderla eterna. Almeno finché la Repubblica Italiana, che purtroppo foraggia lautamente simili rappresentanti del popolo, non sarà andata definitivamente a picco. Rimpiazzata dall’osceno pateracchio verso cui questa inquietante e scellerata iniziativa (per dirla con il presidente della comunità ebraica di Roma, Riccardo Pacifici) ci ha fatto compiere un ulteriore passo.
Possiamo fare qualcosa anche noi, gente e istituzioni di Parma? Altroché, se possiamo. Intanto, anche qui abbiamo degli eletti dal popolo. E dunque, il meno che possiamo e che dobbiamo aspettarci da loro è un bel documento – firmato semplicemente “Noi deputati e senatori di Parma” con in calce i relativi nomi, cognomi e partiti di appartenenza – in cui si chieda il ritiro immediato del Ddl della vergogna. Ci sono poi i vari livelli rappresentativi e di governo locali. Dai quali, in quanto espressione di un territorio fra i più decorati d’Italia per la Resistenza, è logico aspettarsi che le condanne fiocchino di nuovo veloci e abbondanti. Tenuto anche conto che, a meno di tre settimane dal 25 aprile, la cosa dovrebbe rientrare – come dire? – nel minimo sindacale. Anzi, a proposito. Non sarebbe male se le manifestazioni per l’anniversario della Liberazione a Parma e provincia si aprissero con un ringraziamento speciale al brillante quintetto senatoriale cui va l’indiscutibile merito di averci ricordato che il reato di “apologia del fascismo” è ancora uno di quelli da tenerci ben stretto. Trattandosi non di un reato d’opinione (come loro avrebbero voluto gabolarci). Bensì, di una barriera e di uno scudo irrinunciabili per qualsiasi democrazia e per qualsiasi società che voglia preservarsi libera e, al tempo stesso, immune dal virus della violenza politica, del razzismo e del totalitarismo. E qui, trovandoci a Parma, veniamo pure al libro su Casa Pound che domani sarà (ri)presentato in una sala cittadina. Una occasione formidabile. Ma non per minacciare o inscenare la solita truce e bellicosa gazzarra. Quanto per mostrare il volto più autentico dell’antifascismo. Quello fondato sul rispetto assoluto delle leggi e delle regole democratiche. E che ancora sa, ogniqualvolta  qualcuno tenta di stravolgere o addirittura di abrogare quelle stesse leggi così duramente conquistate, scendere in piazza per dire compostamente «No». Come faremo di nuovo tutti il prossimo 25 aprile. Con buona pace di quelli di Casa Pound e dei loro tutt’altro che memorabili libri. E senza imbrattare con la vernice del fanatismo e dell’intolleranza l’eredità lasciataci dai nostri padri fondatori e dagli eroi della Resistenza.

 

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  • Pino Agnetti

    15 Aprile @ 11.16

    Va bene, signor Morini. Prendo atto che a lei non interessava discutere - infatti si è ben guardato dal tenere conto degli argomenti con cui le avevo risposto - ma semplicemente qualificarmi per uno che "pontifica". Dalla dimensione fluviale e dal tono da professore alle prese con uno studentello alle prime armi dei suoi interventi ci vuole un bel coraggio. Spero però che adesso sia contento. Tuttavia, nel caso non si ritenesse ancora appagato, sappia che non sarò più io a fornirle ulteriori spunti per i suoi sfoghi su una questione - l'abrogazione del divieto di riorganizzazione del partito fascista - su cui evidentemente in Italia siete rimasti in sei (lei e i cinque firmatari del disegno di legge tendente ad abolire quel divieto) a pensarla a quel modo. Per altro, se come lei si intestardisce a sostenere fosse vero che non esiste alcun legame fra quel divieto e la nostra Costituzione, gli stessi firmatari di cui sopra e di cui nessuno parla più sempre tranne lei non avrebbero certo presentato un Disegno di legge, appunto, "costituzionale". Per cui, veda di scrivere a loro la prossima volta, magari vi mettete d'accordo. Con quei saluti che lei evidentemente non ama usare quando ci si confronta. Pino Agnetti

    Rispondi

    • franco morini

      17 Aprile @ 04.40

      Giusto per tirare le somme, partirei consigliando il signor Agnetti di rivedere un po le sue nozioni di diritto costituzionale non tanto sui libri di testo, regolarmente manipolati come del resto gran parte degli articoli giornalistici di politica estera come lui sa bene, verificando per proprio conto i vari spunti che gli ho fornito. Quanto ai 5 pidiellini + quell'1 che a suo dire sarei io, isolati propugnatori dellì'abrogazione della XII°, anche in questo caso il nostro giornalista si sbaglia di grosso dal momento che reputo l'iniziativa parlamentare in questione una volgare boutade pre-elettorale tesa essenzialmente a pescare - mi auguro vanamente - voti fra il non indifferente astensionismo d'area neofascista. Una bassa manovra al limite del cialtronismo che, in ogni caso, a nulla servirebbe anche nell'ipotesi più impossibile che improbabile, di pervenire effettivamente all'abrogazione della XII° disp. Questo perchè il reale scoglio liberticida non è tanto rappresentato dalla XII°, quanto dalla legge Scelba che opera in una sua sfera autonoma al limite della Costituzione propriamente detta. Sarebbe stato, invece, molto più facile e concreto chiedere l'abolizione della legge Scelba, lasciando stare la Costituzione - che personalmente mi va bene anche così com'è - denunciando il netto contrasto dei contenuti della legge 645/1952 (Scelba) con quanto solennemente proclamato dalla Carta dei Diritti dell'Uomo nei suoi artt. 19-20 i quali sanciscono rispettivamente che OGNI INDIVIDUO HA DIRITTO ALLA LIBERTA' DI ASSOCIAZIONE POLITICA (art. 20) così come ha diritto alla LIBERTA' DI OPINIONE E DI ESPRESSIONE, INCLUSO IL DIRITTO DI NON ESSERE MOLESTATO (v. legge Scelba) PER LA PROPRIA OPINIONE (art. 19). Questi e altri diritti contenuti nella Carta, sono stati ri-sanciti come inderogabili - per lo meno tra i firmatari - nella conferenza internazionale tenutasi a Roma il 4 novembre 1950 ed entrati pienamente in vigore nel 1953. Fra le altre cose la Convenzione di Roma stabiliva che i diritti da essa garantiti, non potevano subire alcuna discriminazione fondata su razza, religione, lingua e (indipendentemente) dall'opinione pubblica (contraria) di un determinato paese. Da ciò deriva il fatto che se anche un singolo fascista, pur avendo contro l' opinione pubblica dell'intera nazione, pretendesse di esprimersi apertamente come tale e magari di fondare il relativo partito, proprio richiamandosi ai sensi della convenzione firmata a Roma, ne avrebbe il pieno diritto. Anche perchè tale convenzione implica necessariamente che qualsiasi legge penale o civile risulti in contrasto con i principi sanciti dalla Carta dei Diritti dell'Uomo, andrebbe sollecitamente abrogata da parte dei paesi firmatari e l'Italia è appunto fra questi. Se i 4 o 5 pidiellini invece di chiedere l'abolizione della XII° disp. solo perchè definita "transitoria", avessero chiesto l'abrogazione tout court della legge Scelba in quanto in stridente contrasto con la Carta dei Diritti dell'Uomo", le reazioni contrarie sarebbero state, visto il riferimento, senz'altro più caute e limitate e, in ogni caso, si sarebbe finalmente rivelata l'ambiguità pseudo democratica e umanitaria di questo regime post-fascista. Anche il signor Agnetti deve infatti convincersi che la democrazia propriamente intesa, od opera a 360 gradi, o non è più democrazia.-----------------P.S. Per quanto concerne il fatto che non avrei risposto agli argomenti esposti in precedenza dal signor Agnetti, devo rilevare che "gli argomenti" da lui proposti si riducano al solo argomento del presunto au,mento della xenofobia e dell'antisemitismo. Sarebbe fin troppo banale rispondere che, a parte il codice penale che già contempla ogni sorta di reato compresa l'associazione sovversiva, anche in eventuale assenza del totem della XII° disp. risultano comunque in pieno vigore oltre alla liberticida legge Scelba, la legge Mancino, nata appunto per contrastare i presunti pericoli segnalati da Agnetti, senza contare la solenne promessa di Alfano di approvare entro il presente anno una nuova legge penale contro il revisionismo storico sicché fra poco anche la storia verrà stabilita a senso unico dalle Corti penali; credo che tutto ciò debba bastare per sedare le ansie di Agnetti anche senza l'aggiunta o meno della XII° disposizione.

      Rispondi

  • Pino Agnetti

    12 Aprile @ 12.28

    Ringrazio il signor Morini del contributo di cui prendo visione solo adesso. Ma che non scalfisce minimamente, semmai rafforzandolo, il mio giudizio da lui definito giustamente “drastico” circa il disegno di legge costituzionale di un gruppo di senatori della maggioranza tendente ad abolire il divieto costituzionale di riorganizzazione del partito fascista. Infatti, quanto osservato dal signor Morini (vale a dire che la norma che ora si vorrebbe abrogare fosse stata presentata a suo tempo “in sordina” e sotto forma di emendamento) ha una sua precisa spiegazione sia storica che politica. Riassumibile in due parole nella volontà più che evidente (anche se convengo con lui discutibile) di non incendiare oltremodo gli animi durante i lavori preparatori dell’Assemblea Costituente (non dimentichiamo che almeno fino all’8 settembre il novanta e passa per cento degli italiani si dichiaravano tutti rigorosamente “fascisti”). In secondo luogo, ed è questo che mi preme maggiormente sottolineare in questa sede, affidando a una disposizione costituzionale “transitoria” il divieto di riorganizzazione del partito fascista è altrettanto evidente come i nostri “padri costituenti” abbiano inteso affidare alle generazioni a venire la responsabilità di valutare la sussistenza o meno delle ragioni di fondo di quel divieto. Ebbene, in un mondo (parlo del nostro e non di quello di allora) in cui i regimi fascisti si sprecano (per l’elenco dettagliato ne possiamo parlare un’altra volta) e dove l’Occidente (in primis l’Europa) assiste a un rigurgito di movimenti reazionari di destra e addirittura spesso di chiara matrice xenofoba e antisemita (anche per questo elenco se ne può parlare un’altra volta), la mia opinione è appunto che quel divieto sia tutt’altro che da considerarsi superato o “antistorico”. Magari, il signor Morini non sarà (più che legittimamente) dello steso avviso. E francamente non mi sento di dargli del tutto torto. Considerato che, nella Parma decorata di Medaglia d’Oro alla Resistenza, non mi risulta che nessuno – né parlamentari, né istituzioni, né associazioni varie partigiane o simili – abbia raccolto l’appello da me lanciato nel mio “VistodaParma” intitolato “Parma dica no al disegno di legge della vergogna”. Però, nel salutare cordialmente il signor Morini al quale riconosco un’attenzione in materia che altri invece non hanno palesemente dimostrato, concludo dicendo che su queste cose c’è sempre tempo per provvedere. Pino Agnetti

    Rispondi

    • franco morini

      15 Aprile @ 06.28

      Non sarà certamente il sottoscritto a poter/voler scalfire il granitico giudizio espresso dal signor Agnetti sull'ormai ultrasessantenne ma ancora spensionata XII° disp. trans. ma è tuttavia sempre il signor Agnetti che tramite la sua replica scalfisce, non riconoscendola o non conoscendola, la pronuncia della Corte Costituzionale del 26 gennaio 1957 n. 1, presieduta nel caso in questione dall'ex primo presidente della Repubblica, Enrico De Nicola, quando Agnetti persevera a qualificare "divieto costituzionale" la cd, riorganizzazione del partito fascista a dispetto della richiamata sentenza. Per la cronaca, il caso giuridico era sorto nel 1956 a seguito di una denuncia "per apologia di fascismo" penalmente sanzionata dall'art. 4 della legge 645/1952 più comunemente conosciuta come "legge Scelba"; legge che si era testualmente autoqualificata come "norme di attuazione della XII° disp. trans. e finale della Costituzione". Avendo l'imputato ricorso in appello preso la Corte di Perugia, i locali giudici d'appello avevano rilevato di loro sponte nel ricorso presentato una "non manifesta infondatezza" fra l'art-1 della legge Scelba che vieta appunto la riorganizzazione del partito fascista e gli artt. 18-21 della Costituzione i quali riconoscono a TUTTI i cittadini il diritto di associarsi liberamente (art. 18) così come TUTTI hanno il diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero ..."con ogni mezzo di diffusione" (art. 21). I giudici perugini si chiedevano ,infatti, se questa legge Scelba nominalmente attuativa della XII° disp. cost. e pertanto da considerarsi essa stessa legge costituzionale, non si svelasse in sostanza come legge di revisione di alcuni principi costituzionali ai sensi dell'art. 138 cost. La Corte rispose di fatto che la legge 645, o legge Scelba, non racchiudeva in sè alcun rango di legge costituzionale e pertanto non contemplava neppure revisione, nè contrasto con le norme predette in quanto "mera applicazione della XII° disp." da considerarsi nè più ne meno come una ordinaria legge penale come tante altre, facendo così intendere, senza esprimerlo fino in fondo, che la XII° disp. non aveva rango assimilabile agli articoli costituzionale veri e propri. In effetti la Corte Costituzionale, si appigliava alla parte finale dell'art. 18, là dove recita che se i "fini" per cui si associano i cittadini sono vietati dalla legge penale, allora non sussiste più il libero diritto associativo. Non era dunque il dettato costituzionale propriamente detto posto a limite del diritto di associazione contemplato dalla Costituzione, bensì la legge penale non costituzionale, Scelba o 465, riuscendo in tal modo la Corte a conciliare la capra del pieno diritto costituzionale col cavolo della sua intrinseca limitazione da parte di una ordinaria legislazione penale. Non che questi artifici giuridici mi meraviglino più di tanto, ben sapendo che gia qualche millennio fa il saggio Lao Tse aveva creato l'aforisma sulla in/giustizia che recita "La legge è come il timone, dove la giri và". Però signor Agnetti, ci risparmi in avvenire di pontificare sulla Giustizia, i Diritti dell'Uomo e, soprattutto sulla spacciata "Vera Democrazia", mi creda, dopo quanto ha scritto e perorato non sarebbe affatto il caso. franco morini

      Rispondi

  • franco morini

    10 Aprile @ 01.00

    Se Pino Agnetti fosse stato a conoscenza del contenuto dei verbali che riportano passo passo i vari interventi sia dei lavori preparatori (Commissione dei 75) che il dibattito vero e proprio in sede Costituente, forse non sarebbe stato così drastico in questo suo intervento fino a censurare così pesantemente quella manciata di parlamentari che hanno recentemente proposto l'abrogazione del 1° comma della XII° disposizione transitoria della Costituzione, concernente il divieto di riorganizzazione del partito fascista. Innanzi tutto Agnetti avrebbe potuto verificare il fatto, praticamente sconosciuto, che l'attuale 1° comma (il 2° si è già auto esaurito da tempo) di quella disposizione costituzionale - da non confondere con i veri e propri articoli costituzionali che sono ben altra cosa - era stato presentato in sordina sotto forma di emendamento all'originaria bozza della XII° disp. trans. che fino ad allora trattava solo di limitazioni temporanee ( non oltre il quinquennio) circa l'elettorato attivo e passivo e per le sole più alte cariche dell'ex regime fascista. Togliatti presentò il suo emendamento integrativo in sede di sottocomissione "Diritti e doveri dei cittadini", di cui era membro, il 19 novembre 1946 quando cioè il suo partito era l'altra gamba del 2° governo De Gasperi (Dc + Pci + Psi) e che pertanto non poteva essere certamente non recepita e tuttavia trovò comunque la pur timida opposizione di La Pira il quale bollò l'emendamento Togliatti come quanto meno equivoco e comunque inopportuno trattando quella sottocomissione di diritti e doveri dei cittadini e pertanto non si capiva cosa c'entrava quell'emendamento sia con i doveri e ancor più con i diritti della cittadinanza positivamente intesi. Togliatti evitò di replicare sul merito a La Pira limitandosi ad affermare (testuale): " di voler evitare la discussione ideologica generale" (!?). Questa in sintesi è l'intera discussione che i "padri costituenti" riservarono all'attuale 1 comma della XII° disp. trans., in quanto in sede di Assemblea Costituente il comma venne approvato, a differenza di tutti gli altri articoli e disposizioni, senza alcun commento da parte di chicchessia. Cosa quanto meno curiosa, considerando che un altro comma della stessa disp. trovò un acceso dibattito ( trattava della ineleggibilità degli ex maggiori gerarchi fascisti al solo Senato) tanto che poi il comma venne completamente abolito in quanto avrebbe colpito non pochi ex deputati voltagabbana ma anche, per fare un esempio, lo stesso Benedetto Croce,rimasto senatore fino al luglio 1943. L'altro comma approvato, invece - l'attuale 2° comma - trattava della limitazione temporanea di 5 anni all'elettorato attivo e passivo per le ex personalità del vecchio regime fascista, quando l'Alto commissariato per le sanzioni contro il fascismo, abolito nel febbraio 1946, aveva invece stabilito fino a 10 anni il limite per l'esclusione dall'elettorato attivo-passivo nei confronti degli ex fascisti anche meno compromessi. Quindi alle future elezioni politiche del 1953 avrebbero potuto legittimamente presentarsi ed essere eletti, Senato compreso, sia Rachele Mussolini che i figli Vittorio e Romano e con loro tutti gli altri esponenti dell'ex regime fascista sopravvissuti e qualcuno effettivamente venne eletto come ad es. Araldo di Crollalanza già ex deputato fascista al tempo del regime ed eletto regolarmente senatore del Msi nel 1953. E' chiaro che trattando poi di disposizioni transitorie, cioè necessariamente destinate a cessare nel tempo, è palese che l'equivoco emendamento Togliatti abbia alla fine accontentato tutti; sia quelli che erano contrari ad un ostracismo perpetuo contro il fascismo, sia quelli che erano, invece, favorevoli a questa seconda ipotesi. In ogni caso resta il fatto che mancò totalmente il dibattito sul caso in questione sicché appare oggi impossibile dare una qualsiasi interpretazione in positivo o negativo circa le reali intenzioni dei cd "padri costituenti". Quale ultima obiezione, resta il fatto che se i costituenti avessero inteso effettivamente proibire e non solo temporaneamente, la riorganizzazione del partito fascista, avrebbero dovuto approvare uno specifico articolo in tal senso e non una disposizione transitoria, così come avevano fatto con l'istituzione monarchica che è, questa sì, tassativamente esclusa in modo perenne dall'art. 139. Da ciò discende il fatto che l'attuale Costituzione ha come limite invalicabile l'istituto repubblicano ed è pertanto specificatamente antimonarchica e non già antifascista come si ama far credere. E tuttavia si è voluto vietare con legge ordinaria (Scelba) la ricostituzione del partito fascista anche ed essenzialmente nella sua ultima forma repubblicana, e non invece i vari partiti e movimenti monarchici, essi sì, sostanzialmente anticostituzionali nella forma e nella sostanza.

    Rispondi

  • buzz

    08 Aprile @ 16.30

    Agnetti ha mostrato per l'ennesima volta di avere i cosiddetti. Fa anche rima col nome

    Rispondi

  • Marco

    08 Aprile @ 11.30

    Certo Rifondazione comunista va bene anche se i comunisti nei gulag hanno fatto 38000000 di morti vecchi bambini oppositori politici ecc...il partito comunista va bene infatti in tutti i paesi dove è ancora presente il regime sono paesi quasi da sesto mondo....che ipocrisia falce e martello si e fascio no questa si che è LIBERTA questa è la libertà dei comunisti.....

    Rispondi

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