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Grazie, vescovo Solmi, per quella porta aperta

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di Pino Agnetti

Accadono cose davvero strane in questa sempre più strana Italia.
 Accade, ad esempio, che in piena emergenza immigrazione siano gli imprenditori di Vicenza e Treviso – Nord-Est profondo che più profondo di così non si può – a dichiarare che «E’ doveroso, nell’emergenza, che ciascuno faccia il proprio dovere» (Roberto Zuccato, presidente della Confindustria di Vicenza). E a rincarare la dose ricordando che «Non si può semplicemente rilevare il problema e poi dire ma tanto si arrangeranno alcune aree del Paese a risolverlo» (Alessandro Vardanega, leader degli industriali di Treviso). E stiamo parlando di un sistema economico, sommando fra loro le due province, da 20 miliardi di euro di export annui e dove più di un quinto della manodopera industriale è straniero.
 Per quella impiegata invece nell’agroalimentare, valga la fotografia tracciata dal capo della Coldiretti Veneto, Giorgio Piazza, secondo il quale «La manodopera straniera è fondamentale per l’agricoltura di tutta la regione. E in particolare per la raccolta di frutta a Verona, degli ortaggi a Rovigo e per la vendemmia nel Trevigiano».
Dunque, almeno da quelle parti, pare non sia vero affatto che gli stranieri stiano portando via posti di lavoro agli italiani. Né che una maggiore presenza di extracomunitari risulterebbe di freno alla ripresa. Che anzi, sempre a detta degli imprenditori della zona, ha e avrà un bisogno crescente di braccia straniere pure per gli anni a venire. Proprio come certificato in questi giorni dal nostro ministro dell’Economia Giulio Tremonti (un altro che francamente ci vediamo poco nei panni del «pasionario» dell’integrazione a tutti i costi).
 Vedi la sua ormai celebre e da nessuno minimamente contestata battuta riferita ai circa quattro milioni di immigrati presenti oggi in Italia: tutti – ma guarda un po’ - rigorosamente «occupati». Per la semplice e di nuovo incontestabile ragione che, di italiani disposti appunto a fare «un lavoro da stranieri», non se ne vede più manco l’ombra da Tarvisio a Canicattì. Passando, naturalmente, per la «Food Valley» e per la nostra cara e vecchia Parma.
E qui, dato a «Cesare quel che è di Cesare», qualche parola per un Pastore che ha avuto l’ardire nella nostra città di usare per primo le parole giuste al momento giusto. Queste: «L’Italia e l’Europa non possono ora voltarsi da un’altra parte, anche se ben conosciamo i problemi e le insidie presenti in questo esodo».
 Poi, quel Pastore di nome Enrico Solmi, ha fatto di più. Ha fatto seguire le parole dai fatti. Spalancando le porte anche fisiche della Chiesa di Parma a un primo  drappello di migranti sbarcati a Lampedusa. Andando ad accoglierli e a dire loro «Siete i benvenuti!» di persona. Ed evitando di stare a lambiccarsi troppo il cervello con quella grottesca distinzione lessicale fra «profughi» e «immigrati» che lo stesso ministro dell’Interno, Roberto Maroni, ha giudicato per altro risibile e ormai da superare.
Seguiranno – sono già arrivati – insulti e imprecazioni a ripetizione. Che, però, rendono ancora più necessario e convinto il «Grazie, Vescovo Solmi» che anche una comunità permeata di autentico spirito laico e solidale insieme non deve temere oggi di rivolgere a quel Pastore.
 

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  • Pino Agnetti

    21 Aprile @ 09.59

    Mi hanno segnalato questa letterina del coraggioso Renz che come tutti i campioni della maldicenza anonima del suo stampo non ha nemmeno il coraggio di firmarsi per nome e cognome. D'altra parte, proprio sul finire del mio articolo avevo pronosticato che sarebbero seguiti insulti e imprecazioni. Molto bene. Certe scempiaggini scritte col COPIA INCOLLA del peggiore armamentario disponibile sul web si commetano da sole. Pino Agnetti

    Rispondi

  • marco

    19 Aprile @ 19.46

    "stiamo parlando di un sistema economico, sommando fra loro le due province, da 20 miliardi di euro di export annui e dove più di un quinto della manodopera industriale è straniero"...... Chissà se questi dati incontestabili sfuggiranno a quello xenofobo che afferma che gli stranieri non lavorano ma vengono qua solo a spacciare e gozzovigliare.....io rimango dell'idea che chi non lavora è chi, dimostrando di non conoscere il mondo del lavoro, afferma certe castronerie.

    Rispondi

  • marco

    19 Aprile @ 19.26

    Non condivido questo articolo, fatto di comodi luoghi comuni da appiccicare col COPIA INCOLLA a qualsiasi articolessa convenzional- superficilal-umanitaria. Abbiamo capito che serve la manodopera... cosa c'entra la gente arrivata coi barconi x vivere di ESPEDIENTI, senza una qualifica, senza una selezuone, senza una programmazione dello stato italiano... i tanti emigranti italiani che sono partiti in passato, andavano in PAESI in PIENA ESPANSIONE economica che CHIEDEVANO manodopera ed avevano PIENA OCCUPAZIONE. Non c'era il VESCOVO ad accoglierli, c'erano medici, poliziotti e reclutatori di manodopera. Questi tunisini, quando capiscono l'andazzo, non vanno mica in Francia! li manteniamo a VITA e gli facciamo le pulizie con le cooperative (è x QUESTO che interessa l'accoglienza ! ) e a pregare nelle Chiese... sì ma TRASFORMATE in Moschee. Ma per piacere.

    Rispondi

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