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Una prof del Giordani: "Ho pianto per i miei alunni umiliati alla Maturità"

Istituto Giordani

L'istituto Pietro Giordani

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Si definisce "Orgogliosamente docente del Giordani di Parma", Fabrizia Mariconda, che nell'istituto professionale insegna Lingua e civiltà straniera francese. E' lei che racconta in una lettera accorata le lacrime amarissime versate per i suoi studenti in occasione degli esami di maturità.

"Ho pianto per i miei alunni, realmente.

Ho dimostrato la mia debolezza dovuta all’affetto che nutro per loro.

Ho pianto per la rabbia di vederli massacrare da Commissari che non hanno esperienza di Professionali o che l’hanno dimenticata.

Ho pianto per gli alunni perché ho visto distruggere l’autostima che questi ragazzi hanno faticato a raggiungere.

Ho pianto perché non si è tenuto conto né dei risultati ottenuti alla fine di un percorso di studi e di vita né degli sforzi fatti per arrivare ad essere quello che sono: dei bravi ragazzi.

Ho pianto per aver visto che i loro approfondimenti non sono stati minimamente tenuti in considerazione, a giustificazione di ciò, la solita frase: hanno copiato da Internet. E’ vero, si sono informati sulla Rete, dove altro avrebbero potuto documentarsi? Hanno copiato, nel senso che hanno preso informazioni, ma le hanno messe assieme in base al loro progetto, all’argomento che avevano deciso di trattare. Questo significa copiare con cognizione di causa, non scopiazzare!

Ebbene, sono stati ascoltati solo da tre Commissari su sette componenti della Commissione. Evidentemente la loro attenzione era rivolta ad altro!

Non sono stati ascoltati, anzi sono stati interrotti, anche quando hanno voluto approfondire l’Alternanza Scuola/Lavoro, eppure parlo di una classe che ha vinto dei premi per il lavoro svolto, classe in cui tutti hanno ricevuto valutazioni distinto/ottimo per i loro periodi di stage.

Per alleviare il mio rammarico, mi si dice: è un esame poco significativo per gli studenti dei Professionali; rispondo: certo che è poco significativo, cosa si crede che questi ragazzi sappiano di “otium” e “tedium”, nella particolare interpretazione di Seneca, questi alunni non studiano né latino né filosofia, hanno scelto il Professionale!

Per finire, ho pianto anche perché la mia professionalità di docente è stata calpestata; già, io sono una docente di serie B: insegno in un Professionale!

Cari colleghi di altri indirizzi, vi invito tutti a venire a vedere, constatare, toccare con mano ciò che facciamo in cinque anni di scuola, perché questi ragazzi conquistino una curiosità delle cose, abbiano una visione critica della realtà, smettano di sentirsi delle “nullità”, possano avere, seppur piccola, una chiave di interpretazione dei fatti della vita.

Ho pianto per tutto questo".

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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  • Bastet

    09 Luglio @ 20.53

    Io devo dire che ho conosciuto tanti ragazzi usciti dal liceo ed erano ignoranti più delle capre! Cara professoressa non ci sono prof. di serie A o B , ma solo studenti che hanno voglia di imparare! E si trovano nei licei come nei professionali. Continui così!

    Rispondi

  • federicot

    09 Luglio @ 18.59

    federicot

    Gli esami falliti, andati male o quelli in cui si incontra una commissione particolarmente ostica sono quelli più formativi. Quelli che contano davvero. I ragazzi in quei frangenti maturano davvero. Sono certo che i suoi ragazzi avranno preso quell' esame nel verso giusto. Saranno anche stati bistrattati, pazienza, é un esame importante, una difficoltà da superare. Non sempre é il voto che determina la maturità di un ragazzo, ma la reazione alla difficoltà

    Rispondi

  • sterminatore

    09 Luglio @ 18.39

    Cara Prof.Mariconda, rifletta meglio e non pianga. Si chiama esame di maturità, ma ha mai capito cosa significa? Si tratta della loro prima "prova" di adulti, davanti a qualcuno che non conoscono, che forse li ascolterà e forse no, che non saprà nulla del loro impegno o della loro vita. Il mondo degli adulti è questo: sacrificio, fortuna, sfortuna, schiaffi, soddisfazioni, lavoro... senza sapere mai chi ti troverai davanti. I suoi ragazzi hanno trovato qualcuno che non li ha capiti o ascoltati. Sa quante volte capiterà? La maturità starà nel tener duro, impegnarsi ancora di più, non mollare mai e raggiungere gli obiettivi. Maturità sarà lavorare onestamente e guadagnarsi lo stipendio con la propria applicazione, facendo il bene dell'organizzazione privata o pubblica che li accoglierà come adulti a dare il proprio contributo. Meglio, invece, non aprire il capitolo sulla scuola italiana e di quanto riesca oggi a rispondere alla competitività richiesta alle aziende che si misurano sui mercati globali. Sarebbe un ragionamento lungo e complesso. Professoressa, non si sminuisca perché chi insegna in un professionale con passione e capacità fa un lavoro importantissimo: solo gli ignoranti non sono in grado di capire. Si faccia, piuttosto, due domande. E' riuscita a trasmettere a questi ragazzi i valori che servono a essere buoni cittadini e adulti responsabili? Le insegna francese: se uno di loro dovesse telefonare domattina a Parigi, dovendosi spiegare anche su cose complesse, riuscirebbe a capire facendosi capire e a ottenere ciò che cerca? Riuscirebbe a fare lo stesso Se la risposta è sì ad entrambe le domande allora lei non deve piangere, ma essere felice. E molto!

    Rispondi

  • mino

    09 Luglio @ 18.28

    Michele la tua sensibilità commuove è evidente che oltre a non avere figli non sei andato oltre la scuola materna

    Rispondi

  • Luciano

    09 Luglio @ 17.50

    ho insegnato per decenni nei professionale, ed ora in un "liceo". I ragazzi sono tutti uguali, chi più chi meno ha attitudine allo studio. Io penso che una buona riforma della scuola potrebbe inserire l'alternanza degli insegnati. Mi spiego: ogni tanti anni, tutti devono provare ad insegnare, almeno per 3 anni, in altre scuole. I prof. dei licei nei professionali, partendo dalle prime, scambiandosi con i prof dei professionali che troverebbero un periodo di "riflessione" nei licei. Se i ragazzi sono uguali, non sono uguali i contesti in cui vivono e si trovano. Concordo che da parte di alcuni colleghi sia necessaria un poco di esperienza in contesti diversi. Mi ricordo di un esame di stato come membro interno, in un alberghiero. Due insegnati "esterne" si lamentavano che alcuni alunni non erano in grado di argomentare in maniera approfondita, e con padronanza di linguaggio, gli argomenti di letteratura italiana e inglese. Indubbiamente carenti sotto questi aspetti nei confronti dei loro colleghi dei licei. Ma i liceali sarebbero stati capaci di confezionare un piatto elaborato? Una preparazione gastronomica originale? Di sbucciare un arancio al tavolo e servirlo come si deve?? Riflettano i colleghi, Pascoli non sì è mai occupato di cucina nelle sue poesie...

    Rispondi

    • Andreaparma

      09 Luglio @ 23.07

      Veramente centrata questa ottima e professionale osservazione. Dipinge la realtà, non ciò che immaginiamo essa sia.

      Rispondi

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