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Movida in via Farini, tutto esaurito. Ma a qualcuno non piace. A Reggio e Modena si ricomincia a far tardi

Movida in via Farini, tutto esaurito. Ma a qualcuno non piace. A Reggio e Modena si ricomincia a far tardi
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La movida impazza tre piani sotto. È mezzanotte, venerdì sera. A casa di Giorgio Bocchialini, che come molti ha il salotto verso via Farini e le camere da letto fronte cortile, chiudendo le finestre non si sente più niente. Dice: «Sono il primo ad andarci, alla movida. Il top è adesso, in queste settimane. Fastidio, con i doppi vetri non ne dà. Certo che se volessi tenere le finestre aperte…». Inizia qui la vasca in via Farini: dove i residenti diffidano i locali dal tenere aperto dopo le 22.30, e i proprietari accusano di «voler far morire Parma», e che «chiudendo prima delle due, si hanno danni economici fortissimi». 
L’ingresso nella strada è «murato» di gente. Termine che esprime benissimo il muro invalicabile di persone ferme con il cocktail in mano, e la musica di sottofondo. «Senza di noi, senza la movida, qui tornano pullman, spacciatori e prostitute», si sfoga Domenico Morfeo, ex calciatore del Parma e proprietario del Dolcevita. Aggiunge: «Se chiudiamo noi alle 22.30, devono chiudere tutti gli esercizi della città». A fianco c’è il Gavanasa, dove prende la parola Marco Ormisda Zanella, proprietario: «Già riducendo la chiusura dalle 2 all’1.30 abbiamo perso molti soldi. Non possiamo essere trattati così, pagando 12 mila euro di plateatico per tenere i tavolini fuori sei mesi». 
Luigi Marsico, Nunzio Passamonti, Francesco Paolicelli, tutti intorno ai 25 anni, dicono: «Magari in settimana si può chiudere prima. Ma il venerdì e sabato no, almeno all’una. Altrimenti dove ci si trova, fra giovani?». In questo caso, salterebbe comunque il «mitico» mercoledì di Parma, serata di gran moda da sempre, ben prima che venisse rimpinguato dai numerosi studenti universitari che il giovedì fanno il trolley e scappano da Parma. 
Un altro punto di fuoco è il Pirù, dove passano anche le macchine, incontrando i soliti «muri» di gente.  (L'articolo completo è sulla Gazzetta di Parma in edicola)

A Reggio Emilia e a Modena si riscopre il gusto di "tirar tardi" la notte
Mentre a Parma c'è chi chiede che la movida cessi alle 22.30, a Reggio Emilia e a Modena stanno riscoprendo il piacere di «tirare tardi» nei locali del centro storico. Per ora quelle che si sono svolte ieri sera in entrambe le città emiliane sono state iniziative isolate, ma chissà che anche lì come a Parma non dilaghi la passione per la «movida». Una movida che, nella notte appena trascorsa, a Reggio ha preso il nome di «Notte dei musei» e a Modena di «Nessun dorma». A Reggio, oltre a disporre l'apertura (rigorosamente gratuita) fino a tarda ora di tutti i musei e delle mostre di fotografia europea, il Comune ha concesso ai titolari di bar e ristoranti di posticipare all'una di notte la chiusura dei propri locali (con relativi tavolini all'aperto). Per quanto riguarda Modena, tante le iniziative messe in campo per la notte del «Nessun dorma», dalla musica alle conferenze, dai musei aperti agli spettacoli di strada, passando - anche qui - per l'apertura prolungata dei locali del centro, molti dei quali hanno offerto spettacoli e degustazioni. Nella città estense, nella notte appena trascorsa, tutti i negozi hanno potuto tener le serrande alzate fino a mezzanotte e gli esercizi pubblici fino alle 3 (in entrambi i casi senza necessità di alcun autorizzazione). Bar e ristoranti, per di più, hanno anche potuto occupare gratuitamente il suolo pubblico per posizionare i propri tavolini.

Due pagine sulla movida sulla Gazzetta di Parma in edicola

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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  • Franco

    26 Maggio @ 10.45

    Morfeo ha perso una buona occasione per stare zitto, avrebbe certamente figurato meglio....

    Rispondi

  • Ermanno

    16 Maggio @ 20.53

    Bene, La sua risposta mi soddisfa in pieno. L'unica cosa che volevo precisare è che la mia battuta iniziale aveva il solo scopo di sottolineare come fosse stata evidenziata una sola tra le tante posizioni in gioco. Al punto che sembrava una pagina autogestita dagli esercenti di via Farini e dai loro clienti.

    Rispondi

  • gazzettadiparma.it

    16 Maggio @ 18.04

    Caro Ermanno, a me piace molto avere ragione, ma soprattutto in questo spazio mi piace anche rendere meritio alle ragioni del lettore. Allora provo una sintesi, e vediamo se troviamo un accordo: 1) la sua critica al singolo articolo è legittima, e potrebbe anche essere fondata; 2) diversa è la generalizzazione, perdipiù con battutina insinuante: ora lei stesso, più correttamente, ci dà atto di avere sempre mantenuto un equilibrio fra le due "fazioni". Anzi, aggiungo che a volte è capitato di dare conto di lettere o inziative giudiziarie dei residenti, e in quel caso non c'era "l'altra campana"; 3) Quanto alla seconda questione, le dirò che oggi (purtroppo !) i giornali non si possono permettere di trascurare nessun gruppo sociale (=potenziali lettori). Quindi, oltre che disonesti, se favorissimo l'una o l'altra fazione nella "guerra" di via Farini saremmo anche masochisti - Morale: lei ci ha fatto una critica probabilmente giusta, ma poi ne ha tratto conclusioni sbagliate. Così possiamo stringerci la mano ? Ricambio la stima (G.B.)

    Rispondi

  • Marcos88

    16 Maggio @ 16.44

    Non toglieteci la movida! Vi prego! I giovani di Parma sono tutti in centro e io credo che via Farini sia bellissima così piena di gente... Fornite a tutti i residenti ii doppi vetri e non si sentirà nulla!

    Rispondi

  • Ermanno

    16 Maggio @ 16.35

    Alla sua prima domanda rispondo dicendo che non ho mai inviato mail per il semplice motivo che tutte le altre volte avete, con equilibrio che vi va riconosciuto, sentito le due campane. Quando avete pubblicato la notizia del ricorso del comitato dei residenti vi siete legittimamente preoccupati di proporre anche la voce degli esercenti che sventolavano i 150 posti di lavoro che si sarebbero persi. Giusto così, ci mancherebbe. Stavolta avete invece raccolto solo la voce di una parte. Si rilegga l'articolo in questione e se ne renderà conto pure lei. Il suo giornalista ha svolto un lavoro parziale e di parte, tale da far legittimamente pensare che la posizione del vostro giornale sia netta e definita. Subdolamente ha riportato il commento di un solo residente, oltretutto felice di far notare che con i doppi vetri e le stanze da letto spostate sul retro della casa non sente nulla. Beato quel residente. Fino a sei mesi fa il vostro cronista poteva salire in casa mia e verificare come, anche con i doppi vetri, in alcune serate sembrasse di avere una discoteca nella stanza a fianco. Poi ho accettato il consiglio degli ubriaconi di turno e mi sono trasferito in altra parte della città, stufo di andare a lavorare con ore di sonno arretrato o di mandare i figli a scuola dopo notti in bianco. Alla sua seconda domanda rispondo chiedendole se mi crede così ingenuo da credere che conti più un gruppetto di residenti rispetto a una una lobby di imprenditori. Che conti più un gruppetto di residenti esasperati rispetto alla fiumana di giovani che tre volte la settimana invadono la zona di Via Farini. Alle favole ho smesso di credere da un pezzo. Con immutata stima Ermanno, ex residente di via Farini

    Rispondi

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