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Piste ciclabili promosse Ma che fatica la segnaletica

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  Il giornalista Klaus Jäger, caporedattore della redazione di Apolda della Thüringer Allgemeine, ospite della Gazzetta di Parma nell'ambito del progetto «Va bene?!» del Goethe-Institut, ha scritto questo articolo «testando» le piste ciclabili della città.

Klaus Jäger

 Se un appassionato di biciclette giunge alla stazione di Parma di sera è messo male. Dalle ore 17 in poi il «bike-point» è chiuso, recita una targhetta. Niente informazioni, bisogna mettersi alla ricerca di un albergo. Il giorno dopo, la prima meta è, ovviamente, l’ufficio informazioni turistiche. Lì, due signore molto gentili distribuiscono cartine della città e danno informazioni utili sul noleggio delle biciclette. La prima cosa che bisogna sapere è che a Parma ci sono due tipi di noleggio. Il primo è il moderno bike-sharing, pensato soprattutto per gli abitanti: quindici i punti, distribuiti per la città, dove si può prendere o lasciare una bicicletta. Ma io ne voglio una per un tour giornaliero, e allora quello che fa per me è il Punto Bici in viale Toschi. Ed eccomi lì, la mattina dopo. La signora, anche lei molto gentile, ci prova con l’inglese, ma io cocciutamente insisto a parlare nel mio italiano non proprio perfetto. Come prima cosa le consegno la carta di identità, poi devo svelarle il mio numero di telefono, e infine l’indirizzo del mio alloggio. Non capisco bene la risposta alla mia domanda su quanto costa il noleggio. Cos’ha detto: sette euro se riporto la bicicletta dopo 2 ore e mezza o dieci euro se mi levo subito di torno? Ma che importa, sono troppo orgoglioso per chiedere lumi. Quando la signora si presenta con la bicicletta sono deluso. Certo, lo so bene che per un paio di euro al giorno non mi viene fornito un velocipede in carbonio, ma mi sarebbe bastata una bicicletta da turismo. Invece mi ritrovo una bici da donna datata, di colore giallo-blu, con manubrio curvo, senza cambi e un sellino che, per quanto tirato su al massimo, resta comunque così basso da farmi sentire come una rana su un innaffiatoio. Pazienza, per un giorno andrà benone comunque. Finalmente in sella, pedalo da solo fino alla Gazzetta dove mi attende Gianluca, la mia «guida» per un giorno. La prima impressione che ho è che Parma sia veramente una città a misura di bicicletta: perché ci sono molte piste ciclabili, sia a sinistra che a destra della carreggiata, spesso utilizzate in comune con i pedoni; e perché gli automobilisti parmensi sono, diversamente da molti dei loro connazionali italiani, veramente premurosi nei confronti dei ciclisti. Per arrivare alla Gazzetta non ho bisogno di una cartina, la strada nel frattempo la conosco. L’aspetto esteriore di Gianluca lascia intuire una persona che ha un’indubbia passione per la cucina e la buona tavola. Grande è dunque il mio stupore quando vedo con che agilità, questo 48enne si muove in sella alla bicicletta, sembra che ci sia nato sopra. Gianluca inizia con lo spiegarmi la planimetria delle piste ciclabili: c’è un grande anello che gira attorno al centro storico; da questo anello poi si dipartono, a raggiera, singoli percorsi in tutte le direzioni. In tutto sono 100 chilometri di piste ciclabili, si legge nel pieghevole, che a dire il vero dà una visione d’insieme della rete, ma indica solo i tracciati più importanti. Non è dunque di grande aiuto. Qualche anno fa, il Comune ha provveduto a segnalare con il colore verde le piste. Un intervento molto utile, soprattutto all’altezza degli incroci, dove si viene guidati verso il punto di attraversamento più sicuro. Possono essere usati anche i marciapiedi, quando la larghezza lo permette. Pericolosamente stretti diventano invece i punti di intersezione con le arterie che portano fuori città, tipo via Mantova e via Emilia est. Su questi tratti di pista, anche se marcati con le frecce in entrambe le direzioni, ritrovarsi un ciclista che arriva da quella opposta può risultare problematico. Se poi, a intralciare il percorso, ci sono anche lampioni o ceppi d’albero bisogna stare particolarmente attenti. Il fatto che di tanto in tanto su una pista ci si possa trovare parcheggiata una macchina, oppure un container per qualche fabbricato in corso d’opera, pare rientrare nella normalità a Parma, di fatto nessuno protesta. E a proposito di regole: in Italia le norme stradali per i ciclisti sono severe più o meno quanto in Germania. Dove c’è una pista ciclabile è obbligatorio usarla. Se i passaggi pedonali hanno anche un tracciato extra per le biciclette, si può rimanere in sella; se non c’è, bisogna scendere e attraversare spingendo la bici. Una norma, quest’ultima, che però quasi nessuno rispetta. Ma gli automobilisti non ci bandano e si fermano comunque. Bravissimi! Anche l’idea che il centro storico debba essere riservato ai pedoni, non trova poi una ferrea applicazione. E’ vero che non ci sono piste ciclabili, questo però non ha impedito ai ciclisti di conquistarlo.
Il giro con Gianluca diventa un «sightseeing tour» e io sono entusiasta. Mi mostra la stazione e anche il nuovo palazzo dell’Efsa nei pressi del Ponte delle Nazioni, lo storico e bellissimo Parco Ducale così come l’area immensa dell’ospedale, la torre dell'acquedotto di barriera Bixio e lo stadio del famoso Ac Parma. Poi mi fa vedere l’imponente pista ciclabile sopraelevata, che incrocia la via Emilia Est poco prima della tangenziale, e il passaggio repentino dalla città alla quiete della campagna, nei pressi della sua abitazione. Ci salutiamo di nuovo davanti al giornale, e io torno in centro, certo ora mi sento molto più sicuro dell’andata. Dopo quattro ore, riconsegno la mia due ruote al Punto Bici di via Toschi. Pago 2,50 euro, un’inezia per questa lunga gita all’aria aperta. Il fatto che a sera mi dolga il fondoschiena, nonostante io sia un provetto ciclista, è da imputare alla seduta particolarmente rattrappita alla quale mi ha costretto questa vecchia bici da donna. Riassumendo dunque. Parma in bicicletta: come mezzo di trasporto per andare dal punto A al punto B è perfetto, non ultimo perché la città e piatta. Se invece ci si vuole cimentare in un giro più sportivo allora bisogna uscire, non ultimo perché le strettoie sulle piste ciclabili così come il traffico rallentano molto. Perfetta è anche per chi vuole pedalare in tutta calma e rilassatezza. Paragonata ad atre città italiane, quella di Parma è indubbiamente già una rete ciclabili ben sviluppata e articolata. Gli amministratori della città dovrebbero ora concentrarsi sulla segnaletica che guidi il visitatore verso le attrazioni e le mete turistiche. Per quel che mi riguarda, infatti, devo ammettere che senza Gianluca, mi sarei sentito perso nel mio piccolo «Giro».

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