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Rapinatori con aggressione alla tabaccheria di piazzale Barbieri. Poi arrestati grazie all'autovelox: oggi condannati a 5 anni

Rapinatori con aggressione alla tabaccheria di piazzale Barbieri. Poi arrestati grazie all'autovelox: oggi condannati a 5 anni
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Rapinatori violenti, poi traditi dall'autovelox ed ora condannati . Dovranno scontare 5 anni Gennaro e Francesco Esposito, padre e figlio di Scampia, per la rapina aggravata e le lesioni del 23 luglio 2010, quando i due (probabilmente aiutati da un complice) presero di mira la tabaccheria di piazzale Barbieri, con una aggressione ai due titolari.

I due (come si legge negli articoli qui sotto)  furono poi incastrati  e arrestati anche grazie a un autovelox. Oggi il processo e la condanna.

Il racconto della drammatica rapina (Gazzetta di Parma 24-7-2010)

Laura Frugoni - Chiudere cinque minuti prima: il lusso che la tabaccaia Monica Braglia e suo fratello Romano si erano concessi ieri sera, dopo una giornata di lavoro dietro il bancone. Mancavano cinque minuti alle otto quando in piazzale Barbieri è esploso qualcosa che - per fortuna - Parma non vede tutti i giorni. Una rapina scriteriata, cruenta. Un agguato vigliacco, scattato davanti alla tabaccheria, che sta all'incrocio con via Volturno, attaccata al bar gelateria d'angolo su via Spezia. Hanno osato parecchio, i due giovinastri dai fisici palestrati, perché quel bar era ancora aperto, c'era gente dentro e anche fuori, seduta ai tavolini nel piccolo bersò. Impegnato a tirar giù la saracinesca, Romano dava le spalle alla strada e non poteva vedere quello che stava per succedere. Monica invece li ha visti bene quei due tizi, appostati dall'altra parte dell'incrocio con via Volturno. Una frazione di secondo e ha capito, ma ormai era troppo tardi. Quei due si sono messi a correre come forsennati verso i tabaccai, uno ha preso lei e l'altro si è accanito contro il fratello. Monica aveva, oltre alla borsetta, anche una sporta di carta con dentro l'incasso di due-tre giorni. Per fargliela mollare quello l'ha afferrata per il collo e l'ha buttata per terra, lei s'è messa a urlare con tutto il fiato che aveva in gola. L'altro s'è lanciato sul tabaccaio: per impedirgli di reagire l'ha spinto con tutta la forza contro lo spigolo del muro, gli ha sferrato un paio di pugni. Roba di pochi secondi: i due rapinatori sono schizzati come due saette, girato l'angolo si sono buttati in via Spezia, mentre Romano si rialzava e cercava pure lui di inseguirli.

E qui arriva il colpo di scena: tra il capannello degli inseguitori non erano tutti a piedi. C'era un uomo al volante di un fuoristrada grigio che arrivava dalla rotonda, dall' auto ha visto tutto il film della rapina e istintivamente s'è messo a tallonare i due fuggitivi nel primo tratto di via Spezia. Il rapinatore con le borse appena rubate a Monica era rimasto più indietro rispetto al complice: l'automobilista - tra l'agenzia Tecnocasa e la filiale della banca Unicredit - è riuscito a «placcarlo». Con una brusca sterzata a sinistra l'ha centrato con il muso della jeep, facendo ruzzolare per terra lui e il suo bottino. Bottino dato per perso a quel punto: il malvivente s'è rialzato e ha continuato la fuga zoppicando, non c'era certo il tempo per chinarsi a raccattare i soldi. Dopo la banca c'è uno stradello stretto (una macchina non passa), che sbuca in viale Villetta: i due malviventi ci si sono infilati, sempre con il codazzo degli inseguitori. In fondo, cioé sul viale, c'era una Punto bianca che li aspettava, probabilmente con un terzo complice. L'auto s'è volatilizzata sgommando, anche se uno dei testimoni è riuscito a segnarsi buona parte del numero di targa (mancherebbero soltanto le due lettere iniziali).

Pochi istanti e piazzale Barbieri si riempiva di lampeggianti. Un'ambulanza ha accompagnato il tabaccaio al pronto soccorso nel Maggiore, mentre la sorella - appena il tempo di riprendersi un po' dallo choc e dalla paura - raccontava ai poliziotti dell'agguato appena subìto. Agenti municipali, poliziotti delle volanti, della squadra mobile, carabinieri: sono arrivati in tanti - a cercare indizi, mettere insieme voci di chi aveva visto - perché una rapina così è davvero brutta e cattiva, peggio di uno scippo, a voler azzardare classifiche dei micro e macro gesti criminali. Di testimoni ce n'era un bel mucchio, anche se il tizio della jeep nessuno sa chi fosse, nessuno l'ha più visto. Ha proseguito lungo via Spezia, senza smontare dalla macchina. «Avrà voluto evitare grane», mormorava qualcuno. L'approvazione era unanime: «E' stato un grande, però».

Il servizio del Tg Parma

L'arresto dei rapinatori (Gazzetta di Parma 18-11-2010)

Roberto Longoni - Altro che punti, altro che soldi. Le manette. Passare ai 115 all'ora dove il limite è 90 è costato la libertà a chi guidava e al figlio seduto al suo fianco. Entrambi sono accusati di rapina aggravata in concorso (non di eccesso di velocità). Per il colpo del 23 luglio alla tabaccheria Braglia di piazzale Barbieri, Gennaro e Francesco Esposito - 51 anni il primo, 19 l'altro - sono stati arrestati dalla Squadra mobile diretta da Enrico Tassi. Manca il terzo uomo. «Sono ancora in corso attività» dice il dirigente. Viene da sorridere al pensiero della vecchia Punto bianca tirata per il collo. Non una gran velocità per chi le sirene le sente prima ancora che s'avvicinino, ma quanto basta per incappare nell'autovelox. Una foto che agli automobilisti qualsiasi costa euro e tagli alla patente, per i presunti rapinatori è stata galeotta. Diceva una verità parziale, l'immagine, con una targa «oscurata» da pezzi di nastro. Ma ai poliziotti dell'Antirapine è bastata. La foto, il filmato della tv a circuito chiuso della tabaccheria e alcune testimonianze (la targa non era stata «vista» solo dall'obiettivo lungo la strada) sono stati la benzina della corsa, che ha portato all'esecuzione delle ordinanze di custodia cautelare emesse dal gip Maria Cristina Sarli su richiesta del pm Roberta Licci.Un raid che i banditi avrebbero volentieri dimenticato, quello del 23 luglio.

Iniziò con una doppia aggressione e lo «strappo» della borsa con i 5.500 euro d'incasso, e finì con la fuga zoppicante di uno di loro, investito di proposito da un passante che aveva capito tutto. Il bottino restò a terra. Altro - a quanto pare - i banditi lasciarono dietro di sé.Non solo i due titolari acciaccati (l'uomo ha avuto una costola incrinata, la donna lesioni guaribili in 8 giorni), ma anche la targa parziale catturata dall'Autovelox. «Notevole è stato l'intuito degli uomini dell'Antirapine» commenta Tassi a proposito dell'idea di cercare tra le foto della sentinella del traffico. Notevole è stata la pazienza.«Quelle poche cifre e il modello e il colore dell'auto - prosegue il capo della Mobile - sono bastate per stringere il cerchio e scoprire che la vettura era di un uomo di origini campane, ma domiciliato a Parma». Individuare i sospetti è stata una parte del lavoro, acciuffarli un'altra. Anche il quartiere napoletano di Scampia, dal quale provengono gli arrestati, è stato passato al setaccio.Venerdì, la fine della lunga caccia: gli Esposito sono stati fermati dalla sezione Antirapine coordinata dall'ispettore superiore Ledis Fontana. Passavano in via Burla (non su una Uno e magari anche rispettando i limiti, questa volta), e sono stati riconosciuti. Un caso che si sposa con il destino: in via Burla sono stati portati, dietro le sbarre, dopo la sosta di rito in questura

 

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