PARMA

Online l’archivio storico della Barilla: digitalizzati oltre 35mila tra oggetti, foto, video e pubblicità

Il sito contiene la memoria di 141 anni del gruppo di Pedrignano

Online l’archivio storico Barilla digitalizzati oltre 35.000 oggetti, foto, video e pubblicità
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Il patrimonio storico del Gruppo Barilla diventa una risorsa accessibile a tutti grazie al nuovo sito dell’Archivio Storico (www.archiviostoricobarilla.com). Un portale-museo che conserva le testimonianze di 141 anni di vita dell’azienda di Parma, specchio della storia del nostro Paese. Migliaia di fotografie, filmati, oggetti promozionali, confezioni, pubblicazioni e opere bibliografiche testimoniano il viaggio di un’icona del Made in Italy alimentare e i cambiamenti della società italiana.
Chi non ricorda lo spot del gattino infreddolito salvato dalla bambina con l’impermeabile giallo? Oppure quello, firmato da Fellini, nel quale la protagonista non esita a ordinare “Rigatoni” al cameriere che decantava i piatti della Nouvelle Cuisine? Due filmati entrati nella storia della comunicazione pubblicitaria italiana e ora catalogati nel nuovo sito dell’Archivio Storico Barilla www.archiviostoricobarilla.com.
Dice il comunicato del gruppo di Pedrignano: 
La presentazione del nuovo sito dell’Archivio Storico è avvenuta mercoledì 14 novembre a Milano, nella sede di Museimpresa durante gli eventi della Settimana per la cultura d’impresa. Il progetto è stato voluto fortemente da Pietro Barilla - di cui quest’anno ricorrono i 25 anni dalla scomparsa - con l'obiettivo di conservare e valorizzare la documentazione storica prodotta dall'azienda a partire dalla sua nascita, nel 1877, pochi anni dopo l’unità d’Italia.
“Siamo tutti fatti della nostra storia che, proprio per questo, è il nostro patrimonio più prezioso.
La Barilla ha una storia lunga e straordinaria che è stata composta in più di 140 anni da migliaia di persone a cui dobbiamo molta gratitudine. L’Archivio Storico, voluto da mio padre, testimonia la nostra attenzione alla qualità in tutti i suoi aspetti e racconta l’evoluzione del gusto e dei costumi della società italiana.” - afferma Luca Barilla Vice Presidente del Gruppo Barilla - “Un lavoro durato anni che rappresenta non solo la nostra memoria ma anche un viaggio nei cambiamenti culturali ed economici del nostro Paese.”

IL RICONOSCIMENTO DEL MINISTERO PER I BENI E ATTIVITA’ CULTURALI
Oggi l’Archivio Storico Barilla è davvero di straordinaria importanza, tanto da esser stato dichiarato dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali ‘sito di notevole interesse storico’ perché “racconta l’evoluzione del costume italiano”.

UN PATRIMONIO DI OLTRE 35 MILA DOCUMENTI, ESPRESSIONE DEL COSTUME ITALIANO
Oltre 35.000 i documenti catalogati che ripercorrono la storia, l'attività economica, la strategia comunicativa e pubblicitaria dei marchi iconici Barilla, Mulino Bianco, Pavesi, Pan di Stelle e Voiello. La sezione su grafica e comunicazione pubblicitaria raccoglie oltre 150 manifesti dagli anni Venti del Novecento ad oggi, oggetti promozionali e circa 2.700 filmati pubblicitari per tv e cinema. A partire dal più antico “Le Ali del Nostro Cielo”, dove cucchiai e forchette danzano sulle note della “Gazza Ladra” di Rossini. Un campo, quello della comunicazione, in cui Barilla è stato pioniere, anche grazie a collaborazioni d’autore con straordinari registi, come Federico Fellini, Wim Wenders, David Lynch, Giuseppe Tornatore e Gabriele Salvatores. E alle interpretazioni di personaggi sportivi e del mondo dell’arte e dello spettacolo come Alberto Tomba, Alex Zanardi, Dario Fo, Mina, Massimo Ranieri e Pierfrancesco Favino.
La fototeca, con migliaia d’immagini dell’azienda dal 1913 ad oggi, permette di ricostruire il carattere di impresa familiare italiana che ancora oggi caratterizza Barilla: dal fondatore Pietro sino ai fratelli Guido, Luca e Paolo, attualmente ai vertici del Gruppo e quarta generazione di questa dinastia del Made in Italy
Non manca una sezione dedicata al merchandising con tanti oggetti vintage che possono essere acquistati direttamente sul sito dagli appassionati di collezionismo.

IN UN’ITALIA ANCORA RURALE APRE NEL 1877 IL PANIFICIO ARTIGIANALE DI PIETRO BARILLA SR
La storia di Barilla inizia a Parma nell’Italia post unitaria di Crispi e Giolitti, quando, Pietro Barilla avvia un’attività di fornaio, in strada Vittorio Emanuele II. Nel 1898 entra nel negozio “un piccolo torchietto in legno per fabbricare la pasta e venderla”. Di questo periodo nel sito alcune testimonianze, tra cui una delle prime fatture, datata 1909 e cartoline d’epoca di una Parma in piena Belle Époque.

1910-1947: LA BARILLA DIVENTA IMPRESA
Un periodo difficile per il Paese, che passa per due guerre mondiali intervallate dal ventennio fascista. Ma sono anni di grande sviluppo per la Barilla, che pone le basi per un futuro imprenditoriale dagli orizzonti sempre più vasti. Del primo stabilimento industriale di pane e pasta, aperto in via Veneto nel 1910, sono catalogate numerose testimonianze fotografiche: la mensa, l’ufficio cassa, quelli acquisti e spedizioni. E del 1910 è anche il primo marchio aziendale firmato dallo scultore Emilio Trombara, un ragazzo che rompe un uovo gigante in una grande madia di legno. Mentre nelle cartoline promozionali e nei calendari degli anni Trenta campeggiano bambini sorridenti e paffuti grazie alla pastina glutinata Barilla, consigliata alle mamme “perché crescano sani, lieti e vigorosi”. Un’immagine specchio dei tempi che fa sorridere specie se confrontata con la “glutenfobia” degli anni Duemila…

1947-1958: LA PASTA BARILLA DIVENTA BLU E CONQUISTA GLI ITALIANI
L’Italia e la Barilla vivono la ricostruzione e il boom economico con la speranza di un futuro di maggiore benessere. Questa fase di rinnovamento per Barilla coincide con l’entrata in scena della terza generazione alla guida dell’azienda: Pietro si occupa soprattutto di marketing e promozione mentre suo fratello Gianni è attento allo sviluppo della fabbrica e dell’amministrazione. Il viaggio di Pietro Barilla in America nel 1950 è lo spartiacque simbolico tra il passato e il futuro dell’azienda. Conosce da vicino le logiche della pubblicità, le tecniche del marketing, il packaging e la grande distribuzione organizzata. Il primo effetto di questo confronto con il nuovo è l’adozione della confezione di cartone per la pasta, fino a quel momento venduta sfusa nelle botteghe (di cui sono presenti suggestive foto in bianco e nero). L’archivio rivela le origini del classico “Blu Barilla”, oggi sinonimo di pasta in oltre 100 Paesi. Una scelta cromatica che evoca i fogli color carta da zucchero in cui fino ad allora i negozianti avvolgevano la pasta al momento della vendita, immediatamente riconoscibile dalle massaie. E’ un successo tale che nel 1952 l’azienda abbandona la produzione del pane e punta tutto sulla pasta, che presto diventa un prodotto commercializzato su tutto il territorio nazionale. Ne sono testimonianza sul sito dell’Archivio Storico le foto con gli arnesi di un’arte pastaria che pensa sempre più in grande: accanto a stampi, setacci e trafile fanno capolino i progetti grafici di Erberto Carboni, cui si deve il logo dell’azienda incorniciato nell’ovale. Ma anche il rivoluzionario pacchetto da 500 grammi, incluso quello, brevettato, con la finestrella angolare in film plastico trasparente.

Agli anni Cinquanta risalgono molti documenti dell’Archivio Storico legati alla comunicazione: di questo periodo sono numerose testimonianze su stand fieristici, mezzi di trasporto, affissioni e campagne stampa su quotidiani e periodici. Mentre Carosello è embrione di campagne che hanno fatto la storia della comunicazione pubblicitaria. La svolta avviene quando viene coniato il claim “Con pasta Barilla è sempre domenica”, che vince la Palma d'Oro per la pubblicità nel 1952. Di lì a poco verranno reclutati come testimonial Giorgio Albertazzi e Dario Fo.

1959-1970: BARILLA NELLA SOCIETA’ DEI CONSUMI INTERPRETA I NUOVI STILI DI VITA
Vacanze, emigrazione, sviluppo edilizio… e, soprattutto, quel consumismo incarnato dall’arrivo nelle case degli italiani di due elettrodomestici (frigorifero e televisione) simbolo di un’Italia che sta cambiando. L’avanzare della società dei consumi coincide con lo sviluppo di una Barilla sempre più solida e al passo con gli italiani. O perfino oltre. Nel 1965 a Rubbiano di Solignano sorge un nuovo stabilimento per la produzione di sostituti del pane. Sul fronte pubblicitario i caroselli con Mina (tutti archiviati e consultabili sul sito), raccontano, anzi, cantano la pasta e presentano una donna non più casalinga ma sempre più protagonista e indipendente.
E ai primi passi di Neil Armstrong sulla Luna segue, per Barilla, un’altra rivoluzione: l’inaugurazione, nel 1969 a Parma, del più grande pastificio del mondo. 120 metri di linee produttive, 1.000 tonnellate di pasta al giorno, la cui genesi e inaugurazione sono raccontati da documenti, ritagli di giornale, foto con personalità del tempo e filmati.

1971-1979: PARENTESI AMERICANA E NASCITA DEL MULINO BIANCO
Disordini sociali, terrorismo, recessione economica e crisi petrolifera: i Settanta sono difficili per le aziende italiane e Barilla non fa eccezione. Nel 1971 i fratelli Pietro e Gianni Barilla sono costretti a vendere l’azienda alla multinazionale americana W.R. Grace. Gianni esce di scena, ma Pietro Barilla non si ferma. Nel 1975 il lancio del Mulino Bianco, la linea di biscotti, sostituti del pane e merende di Barilla, che anticipa i tempi mettendo in scena il bisogno del ritorno alla natura e alle cose buone e genuine. Di questo abbiamo testimonianza nel sito dell’Archivio Storico con le prime forme in terracotta dei biscotti del Mulino Bianco e la preziosa documentazione sulla storia del Marchio. Qualche anno dopo sarà la volta delle sorpresine che, contenute nelle scatole di fiammiferi, rappresenteranno un simbolo della merenda di quegli anni. Nel sito se ne trovano oltre 600: gommine, origami, normografi, pastelli di cera, calendari, indovinelli, adesivi, il gioco dell'oca, carte geografiche… impossibile citarle tutte.Nel 1979 l’offerta di riacquisizione di Pietro va a buon fine e la Barilla ritorna in mano alla famiglia.

1979-1993: LA SERIE “DOVE C’E’ BARILLA C’E’ CASA”, CON FELLINI, TORNATORE E MICHALKOV
Poi arrivano gli scintillanti anni ’80: un “ritorno al futuro” e ad una leggerezza disimpegnata dove il valore, anche sociale, del mangiare insieme e della convivialità sono trampolino per grandi campagne pubblicitarie. Ogni domenica l’iconografia della rivalità calcistica tra Roma e Juventus si lega anche a Barilla, che campeggia sulle magliette giallorosse - come dimenticare l’“Obrigado, Barilla” di un Falcao sorridente e fresco di scudetto? Mentre sullo schermo Barilla lancia memorabili spot firmati dai più grandi registi del cinema mondiale. Una chicca dell’archivio è il backstage con Fellini sul set di “Rigatoni”, ambientato in un ristorante di lusso, dove una coppia sofisticata rifiuta decine di portate dal nome francese per ordinare agli agghindati camerieri un semplice piatto di pasta.
Poi, nel 1985, arriva una campagna riconoscibile anche ad occhi chiusi. Lo slogan “Dove c’è Barilla c’è casa”. La musica: Hymne, del musicista Vangelis. E il ritorno a casa della bambina dall’impermeabile giallo con un gattino infreddolito fa stringere il cuore di milioni d’italiani. La campagna continuerà fino a inizio anni Novanta, con diverse declinazioni (tra cui lo spot “Adozione”, dove attorno a un piatto di spaghetti nascono sorrisi, complicità e integrazione tra la bambina cambogiana appena adottata e la sua nuova famiglia). Nel 1990, mentre tutta Italia è incollata alla tv per le “Notti magiche” di Baggio e Schillaci, un’altra coppia magica del cinema italiano (Giuseppe Tornatore fresco di Oscar e il maestro Ennio Morricone), gira la campagna sulla “Famiglia del Mulino”, imperniata su un universo di valori - la famiglia, la natura e l’ambiente, la qualità dei prodotti e delle materie prime - che ancora oggi connotano l’azienda.

1993-2000: INTERNAZIONALIZZAZIONE E SOSTENIBILITÀ
Il crollo del muro di Berlino pone le basi per una società sempre più aperta e globalizzata. E la quarta generazione Barilla - Guido, Luca e Paolo, figli di Pietro – guida la svolta verso internazionalizzazione e sostenibilità. I primi anni sono segnati dallo sviluppo del mercato europeo: tra il 1993 e il 1995, a suon di spot d’autore e testimonial celebri, Barilla cresce fortemente in Francia con le pubblicità firmate da David Lynch e Ridley Scott con protagonista Gérard Depardieu mentre in Germania Steffi Graf serve la pasta Barilla sul “piatto” del trofeo vinto a Wimbledon. Sono davvero numerose le testimonianze dell’Archivio Storico che evidenziano l’interesse del Gruppo Barilla per il mondo dello sport e gli esempi di collaborazione con i principali atleti del momento.

2000-2017: DA BUONO PER TE, A “BUONO PER TE, BUONO PER IL PIANETA”
Sono anni in cui si fanno spazio i grandi temi legati all’alimentazione e alla salute. Produrre cibo buono e sano non basta più: in Italia l’inaugurazione nel 2004 di Academia Barilla - un progetto culturale dedicato alla conoscenza e promozione della gastronomia regionale italiana - segna anche l’avvio di un’attenzione molto forte ai valori, sociali e culturali, che ruotano attorno al cibo e alla sua preparazione. Il 2009 vede la nascita del Barilla Center For Food & Nutrition, centro di pensiero e di proposte sui grandi temi legati all’alimentazione e alla nutrizione nel mondo.
L’attenzione all’utilizzo sostenibile delle risorse del Pianeta apre una nuova pagina nella vita di Barilla. Nel 2017 l’azienda compie 140 anni e il presente e il futuro sono riassunti oggi nel modo di fare impresa “Buono per Te, Buono per il Pianeta”.
Il testimonial per la promozione dei sughi e della pasta nel mondo diventa il campionissimo svizzero Roger Federer, uno dei più grandi tennisti di tutti i tempi. Sarà lui, anche in coppia con lo chef Davide Oldani a rappresentare il cibo buono, sano e sostenibile del Gruppo di Parma, ritratto negli spot che sono gli ultimi arrivati nell’Archivio Storico Barilla.

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