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Lapide per Salò, la Valdrè: basta odio, serve pietas

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Sul caso della lapide posta alla Villetta per ricordare i caduti della Repubblica di Salò, è intervenuta con una nota scritta la consigliera comunale di Impegno per Parma, Maria Vittoria Valdrè. «Dopo ripetute proteste sul di ritto di asilo al cimitero della Villetta della lapide che ricorda i caduti e i dispersi della Repubblica sociale Italiana (1943-1946), sorge una triste e amara riflessione: sono passati più di 65 anni ed ancora ci si impegna a mantenere vivo l'odio!» «Credo che altro debba essere la funzione di una associazione quale è l'Anpi, - continua Maria Vittoria Valdrè - quella di onorare ed esaltare il sacrificio di coloro che hanno combattuto e che sono morti per una causa giusta, perché ci hanno liberato dalla dittatura e ci hanno consegnato alla Democrazia». «Accanto a costoro tuttavia - prosegue la consigliera comunale - possono e devono stare anche quei giovani che hanno perso la vita nella certezza di compiere il loro dovere verso la Patria e che pertanto meritano il rispetto de gli uomini giusti: vicinanza que sta che onora la Pietas e che soprattutto conferma la tradizione di una generosa comunità cittadina che voglia porsi da esempio per i giovani». Infine, la Valdrè conclude: «La pace eterna stenda una coltre pietosa su passioni ideali, sofferenze: questo silenzio non va turbato da grida, inutili per i morti e dannose per i vivi».

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  • Massimo

    28 Giugno @ 22.42

    E allora onoriamo i caduti dell'esercito nazista, soprattutto le SS, perchè anche loro lottavano per i loro ideali di una "grande patria"; onoriamo allora le milizie serbe e corate che nella ex-Jugoslavia hanno causato tanti massacri, perchè anche loro lottavano per una "grande patria", altissimo ideale per loro; e onoriamo anche i caduti delle guerre coloniali, chi massacrava per il "diritto a essere superiori". ma non si vergogna questa donna? l'odio che ancora è in chi difende i valori democratici e antifascist non è per persone morte, ma per idee stupide e criminali che ancora portate avanti, dopo tutti questi decenni; il nostro odio è per la stupidità umana che non finisce mai, non per delle persone, vive o morte che siano.

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  • Nicola Martini

    27 Giugno @ 19.06

    Egr. Sig. Carlo G. (commento h. 10.19), le do ragione sul fatto che oggi sia facile fare distinzioni trancianti, sopratutto senza aver vissuto le tragedie insite negli eventi bellici tra il '40 ed il '45. Durante la Seconda Guerra Mondiale le circostanze di vita erano ben diverse da quelle attuali e ci si poteva trovare da una parte o dall'altra a seconda della zona in cui si aveva la fortuna/sfortuna di abitare, pertanto anche a seconda del caso. Senza alcun intento polemico, però, da persona che ama le materie storiche e che le studia da una quindicina d'anni, sebbene per puro interesse personale, mi permetto di fare una distinzione tra chi combatté per la repubblica sociale e chi decise di prendere la via delle montagne per unirsi alla Resistenza. Dalla Resistenza e da chi ha sacrificato la propria vita per gli ideali da essa propugnati è nata, per quanto imperfetta, beninteso, una Democrazia che permette il diritto di parola e di pensiero. Chi perse la vita sotto la bandiera di Salò, stato fantoccio asservito al nazismo in contrasto col legittimo Governo di Roma, cercò di perpetuare una dittatura decisamente spietata. A distanza di molti anni da quei tragici eventi, laceranti per l'intero Paese, alcuni cercano di far passare concetti revisionisti secondo cui tutti erano uguali e si comportavano con il medesimo modus operandi e per fini simili. Ciò non è rispondente a realtà. Le distinzioni di allora valgono ancora oggi e questo, quantomeno, perché gli Alleati e la Resistenza italiana ci hanno permesso di vivere in Democrazia. Proprio per questo motivo ritengo che non sia il caso di creare targhe commemorative collettive, in quanto il ricordo del defunto (peraltro legittimo) si mischia inevitabilmente con quello dell'organizzazione politico di cui esso faceva parte. Questo è il mio modo di pensare, per giusto o sbagliato che sia, ed essendo una opinione è per definizione opinabile. Auspico, comunque, che in futuro si riesca a superare quelle divisioni che per troppo tempo hanno tenuto su barricate distinte l'intero Paese.

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  • Francesco

    27 Giugno @ 18.46

    Visto che ci sono i cippi e le lapidi per i banditi e/o partigiani, come dir si voglia, ad ogni angolo della provincia, mi sembra giustissimo che ci sia una Lapide anche per i Caduti di Salò. Basta con i due pesi e le due misure. Ricordiamo tutti i nostri Caduti, cominciando proprio da Don Giuseppe Violi, Parroco di S.Lucia di Medesano, ucciso per strada e alle spalle, dall'odio comunista e gappista!

    Rispondi

  • federicaJacobo

    27 Giugno @ 18.31

    xcantadori-........io non odio nessuno però.........bella premessa, anch'io faccio un giudizio politico ricordando che la maggior parte dei partigiani erano comunisti e non è che combattessero proprio per la la libertà e la democrazia come si è visto nell'immediato dopoguerra, quindi il problema resta solo di bassa speculazione politica a cui lei evidentemente si associa.Una lapide (senza simboli di regime o frasi oltraggiose o qualsivoglia provocazione..sic!) vuole solo essere un luogo per i parenti dove depositare un fiore, visto che molti di quei caduti non hanno mai avuto una tomba, tutto qui....

    Rispondi

  • marco

    27 Giugno @ 12.45

    Adesso la lapide ai repubblichini... Via Tito esiste da vent'anni... il comune di Parma onora i fucilatori di italiani... da qualsiasi parte PROVENGANO !!

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