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Per San Silvestro perseguitò la ex tormentandola con 125 telefonate

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 Aveva reso la vita impossibile all'ex fidanzata. La pedinava in città, mentre si recava al lavoro, quando faceva footing, creandole  ansia e paura, costringendola a cancellarsi da «Facebook» per evitare di trovarselo continuamente  davanti sulla «bacheca», obbligandola ad alterare le proprie abitudini di vita, arrivando al punto di inviarle 80 sms in un giorno e di telefonarle 125 volte la notte dell'ultimo dell'anno del 2007. Condannato a dieci mesi per una vicenda di stalking (minacce e molestie) un barista 27enne di un paese della provincia. Il giudice Livio Cancelliere (pm era Massimiliano Sicilia) ha subordinato la sospensione della pena al pagamento del risarcimento del danno fissato in 15 mila euro - la vittima era assistita dall'avvocato Cecilia Cortesi - entro un mese dal passaggio in giudicato della sentenza. Non ne voleva sapere di averla persa. L'idea di rassegnarsi non faceva per lui. Si era messo in testa di riconquistarla, a tutti i costi.  Ossessionandola a ogni ora del giorno e della notte con atteggiamenti sempre  più aggressivi. Lui, l'ex fidanzato dal dente avvelenato, le aveva reso la vita impossibile. Oggi si chiama stalking: un tempo si diceva molestia telefonica, appostamenti, persecuzione, incubo. Non è facile spiegare cosa significhi sentirsi salire il cuore in gola ogni volta che senti il telefono squillare, ad ogni ora del giorno e della notte. Con il terrore di sentire, dall'altra capo del filo, la voce di colui che un tempo amavi trasformata in un volgare megafono di offese. Pesanti minacce condite da parolacce, offese. A subire la persecuzione è stata una ragazza la cui unica «colpa» era stata quella di aver interrotto la relazione, durata circa un anno. Durante le sue performance, l'uomo aveva anche - secondo le accuse a suo carico - scagliato dei sassi contro la finestra della camera da letto  dell'ex fidanzata. A finire davanti al giudice monocratico, M.M, 27anni, barista in un paese del parmense. Per la condotta ostinata dell'uomo  nei suoi confronti l’ex fidanzata, preoccupata per la propria incolumità, si era vista  costretta a denunciarlo ai carabinieri e aveva dovuto cambiare totalmente le proprie abitudini. In più doveva sempre farsi accompagnare da qualcuno, durante i suoi spostamenti. Le indagini condotte dall'Arma, sfociate nella denuncia a piede libero, avevano convinto il Gip  a emettere un provvedimento coercitivo nei confronti dell'uomo al quale erano state imposte una serie di limitazioni: di restare lontano dalla persona offesa, di non avvicinarsi alla sua abitazione e al suo posto di lavoro e di non comunicare in alcun modo con lei e con i suoi congiunti più prossimi. Ora è arrivato il verdetto di condanna: l'imputato non era presente in aula ed è stato giudicato in contumacia.   Di sicuro, invece, nessuno sarà in grado di cancellare - nella mente della ragazza vittima delle persecuzioni - la memoria dei tanti momenti di paura vissuti.da.ba. 

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  • Piero

    20 Luglio @ 10.35

    Concordo con quanto scrive Luca sggiungendo inoltre che, in certi casi, varrebbe il buon vecchio ma pur sempre attuale adagio " ne uccide più la lingua che la spada ! " :-)

    Rispondi

  • Lucia

    20 Luglio @ 10.25

    caro Luca ... facile da dire ... bisogna trovarcisi in mezzo per sapere cosa significa ... l'importante è avere la forza di reagire ... di denunciare ... e di farsi aiutare

    Rispondi

  • simone

    20 Luglio @ 09.19

    @Luca05 ti ricordo una vicenda del 2006, di una ragazza morta per mano del suo ex, a parma, una mia amica. Dici che la tua strategia le avrebbe salvato la vita? il tuo consiglio è un po' banale. una ragazza che lascia il fidanzato perchè violento, ossessivo, di certo non lo fermi con una piazzata in bar.... ma dove vivi? una ragazza non vole far altro che dimenticare, andarsene, sentirsi libera, anche solo perchè viene già da un periodi i stress fortissimo che porta ad esaurimento, paura. Le donne non sono cosa d'altri.

    Rispondi

  • luca

    19 Luglio @ 17.46

    bastava cambiare la scheda del telefono e andarlo a trovare al bar, facendogli una bella piazzata davanti a tutti. In questi casi se subisci sei finito, devi reagire mettendo tu stesso in ansia il tuo persecutore.

    Rispondi

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