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L'università cede San Francesco: tornano i frati

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Enrico Gotti

L’università rinuncia alla chiesa di San Francesco del Prato. Il gioiello gotico al centro della città tornerà a essere luogo di culto, dopo due secoli di attesa da parte dei frati. Ieri l’ateneo ha preso una decisione. Riconsegnerà al demanio la chiesa costruita otto secoli fa dai francescani, perché sia affidata alla diocesi di Parma, attraverso il vescovo Enrico Solmi. La proposta del rettore Gino Ferretti è stata approvata per un soffio: i voti a favore nel consiglio d’amministrazione dell’università sono stati 13, i contrari 9, gli astenuti 3. Alla votazione era presente anche il presidente della Provincia Vincenzo Bernazzoli, che ha preso il posto del  consigliere nominato dall’ente di piazzale della Pace (Paolo Vicchiarello) e ha votato a favore della riapertura di San Francesco del Prato. Il braccio di ferro è durato anni. Una battaglia simbolica, che affonda le radici nel passato: la chiesa che accolse Fra' Salimbene, nel 1800 fu trasformata dalle leggi napoleoniche in carcere maschile (e tra i suoi cappellani, ci   fu anche Padre Lino). Divenne quindi un monumento laico in cui le uniche preghiere erano quelle dei detenuti, fra i quali Giovannino Guareschi.Alla fine del secolo scorso, la chiesa fu affidata all’università, che progettò di farne l’aula magna dell’ateneo, l’auditorium di convegni internazionali. Ma mancavano le risorse. Da allora le porte di San Francesco del Prato non si sono più riaperte, se non per una manciata di mesi, nel 2001, dopo la raccolta di 35.000 firme dei cittadini che chiedevano di riappropriarsi di un luogo con 800 anni di storia, che appartiene a tutta la città.
In questi due anni, il vescovo Enrico Solmi ha cercato più volte una mediazione, insistendo perché la chiesa francescana ritornasse a essere un luogo di culto. E il demanio, da parte sua, aveva dato segnali di voler cambiare strategia: e cioè di volere riprendere la chiesa per affidarla ai frati, perché l’ateneo non aveva eseguito i lavori di restauro promessi. Ieri la decisione del cda dell’ateneo, con un'approvazione sul filo del rasoio. come si è detto. Fra i «no» alla delibera, ci sono quelli dei rappresentanti degli studenti dell’Unione degli universitari. «Abbiamo votato così non perché siamo contrari alla riapertura della chiesa – spiega Gianluca Scuccimarra – ma perché la delibera è scritta male: non si capisce quali conseguenze legali ci saranno per l’ateneo. C’è poi un’altra questione: oltre alla chiesa, rinunceremo anche ad una parte del chiostro. D'accordo, per ora non è utilizzato, ma al suo interno potevano essere ricavate aule universitarie, con costi bassi, con un progetto già pronto». Dello stesso parere anche Daniela Bandini. «Sono convinta che la chiesa vada ristrutturata, è un contenitore bellissimo - sottolinea la rappresentante del personale tecnico amministrativo nel consiglio d'amministrazione dell'ateneo -  ma le pertinenze di San Francesco potevano essere utilizzate dall’università».

.L'ex carcere
Vent'anni d'attesa e due petizioni
Gli anni '90: il carcere si trasferiva in via Burla e i parmigiani speravano di riappropriarsi di San Francesco del Prato. Furono raccolte 35.000 firme per riaprire un luogo con otto secoli di storia. Ma il capolavoro gotico rimase chiuso, immerso in un silenzio «assordante» secondo Achille Mezzadri, il giornalista parmigiano che ha lanciato nel 2009 la seconda petizione. Il suo appello «Salviamo San Francesco del Prato» raccolse, in pochi giorni su internet, l’adesione di più di 1.200 cittadini.


 

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  • Fabrizio Mazzali

    24 Luglio @ 12.13

    Finalmente. Questo è il primo fondamentale primo tassello per tornare a far vivere questo splendido monumento.

    Rispondi

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2commenti

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