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Quei 24 cicloturisti parmigiani nell'inferno di Oslo

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Gian Luca Zurlini

C'era anche un gruppo di parmigiani nella Oslo stravolta dall'attentato con l'autobomba che ha sconvolto, assieme alla strage di giovani innocenti compiuta sull'isola di Utoya. Sono un gruppo di 24 cicloturisti soci del Cral Cariparma che venerdì sera si sono ritrovati catapultati nell'atmosfera irreale della capitale norvegese dopo una settimana trascorsa pedalando nell'incantevole panorama dei fiordi. E, anche se sono stati solamente sfiorati dal dramma, hanno comunque vissuto appieno il clima di tensione che si respirava a Oslo, rischiando anche di dover ritardare il loro ritorno a Parma che era previsto per ieri.

Le testimonianze
«Abbiamo preso venerdì pomeriggio a Bergen l'aereo per ritornare a Oslo da dove poi saremmo ripartiti per l'Italia senza sapere nulla». A parlare è Cesare Quintavalla, uno dei componenti della comitiva tutta parmigiana. Che poi spiega: «Siamo atterrati all'aeroporto della capitale poco dopo le 19 e abbiamo capito subito che era successo qualcosa di grave. L'atmosfera era irreale, con un silenzio e una calma inusuali, ma anche molti più  agenti del normale.  Ma a farci realizzare che c'era stato un attentato sono stati gli schermi televisivi, che trasmettevano in continuazione immagini dei danni provocati dall'autobomba e anche di quello che stava succedendo sull'isola». Per la comitiva parmigiana non ci sono stati momenti di panico, ma di tensione e preoccupazione sì. «Quando siamo arrivati all'uscita dell'aerostazione per salire sul pullman che doveva portarci al nostro albergo - spiega il capocomitiva Daniele Barbarini - ci sono stati momenti  di incertezza estrema. Infatti, in un primo momento sembrava che buona parte del centro di Oslo potesse essere evacuato e, considerato che il nostro albergo si trovava a poco meno di un chilometro dalla zona dove è avvenuto l'attentato, abbiamo temuto di dover restare in aeroporto. Poi, finalmente, è stato dato il “via libera” e quindi siamo andati verso l'hotel».

I danni e la città deserta
Arrivati all'albergo senza problemi, però, i cicloturisti si sono trovati proiettati in un'atmosfera inusuale. «A poche decine di metri dall'ingresso dell'hotel c'erano gli sbarramenti della polizia che impedivano l'accesso alla zona dell'attentato, che distava diverse centinaia di metri - dice Quintavalla - ma il fatto che si vedevano vetri rotti e qualche pezzo di detrito anche a quella distanza ci ha fatto capire la violenza dello scoppio provocato dall'autobomba».   Lo scenario era totalmente diverso da quello abituale di una capitale nordica: «Una settimana prima - prosegue il cicloturista - avevamo passeggiato per il centro, passando anche non molto lontano dalla zona in cui è esplosa l'autobomba. L'altra sera, anche al di fuori della zona vietata, non c'era praticamente nessuno in giro. Abbiamo provato a entrare in una kebaberia per mangiare qualcosa, ma ci hanno detto che ci servivano qualcosa solo se andavamo a mangiarlo fuori. E poi  si capiva chiaramente che gli abitanti erano rimasti stupiti e sconvolti da quello che era avvenuto, anche perché non erano ancora ben chiare le motivazioni dell'attentato e chi erano i colpevoli». Così l'ultima sera norvegese della comitiva parmigiana si è trasformata in una visione della tv nelle camere dell'hotel, con le terribili immagini che arrivavano soprattutto dall'isola.

Il ritorno difficoltoso
Al risveglio di buon'ora di ieri mattina, poi, ci sono state altri strascichi. «Subito - spiega Barbarini - sembrava addirittura che venisse chiuso lo spazio aereo e quindi ci hanno detto che non si sapeva se l'aereo sarebbe partito. Poi siamo invece andati all'aeroporto e lì lo scenario era più vicino a quelli che si vedono in televisione negli aeroporti del Medio Oriente che a quello di una capitale del Nord Europa.  Dappertutto c'erano agenti armati fino ai denti  e poi ci hanno controllato documenti e bagagli per ben tre volte a causa della sospensione del trattato di Schengen.  Alla fine siamo partiti con un'ora di ritardo rispetto all'orario previsto, anche se fortunatamente nessuno di noi ha avuto gravi inconvenienti».  «Non abbiamo avuto paura - confessa Quintavalla - però di certo non è stato bello trovarsi proprio nel mezzo di una città così sconvolta. Fortuna ha voluto che tutto è successo quando ormai avevamo finito la nostra vacanza, che è stata bella e piena di momenti piacevoli, perché se l'attentato ci fosse stato una settimana prima di certo non sarebbe stata la stessa cosa per noi».   Per i 24 cicloturisti parmigiani, dunque, rimane il ricordo di una vacanza piacevole («pensi che siamo anche stati intervistati  da alcuni giornali locali perché eravamo una comitiva insolitamente numerosa») conclusa in un modo assolutamente imprevedibile. «Di certo, andando in Norvegia non pensavamo di incappare in problemi di terrorismo e di attentati, ma per fortuna ne siamo stati soltanto sfiorati», conclude Barbarini.

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