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Va in pensione la preside delle innovazioni

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Anna Maria Ferrari

Aria. Ossigeno. Idee.  Quando ha messo piede per la prima volta nel suo ufficio di direttrice didattica alla scuola Jacopo Sanvitale, in piazzale Santafiora,  Donata Donati ha compiuto un gesto semplicissimo: «Ho spalancato le finestre. Perché girasse aria. Ma sì, ho buttato via un po’ di polvere», ride. Era il 1995. Da allora di anni ne sono passati sedici e la preside ha mantenuto fede a quell’antico gesto simbolico: sorriso e pugno di ferro, quante  rivoluzioni. Una spolverata a quella patina di passato che rivestiva la scuola più tradizionale del centro: «Ho introdotto il sabato a casa per tutti (n.d.r. la prima della città a farlo), la psicologa come supporto agli insegnanti, lo scambio con l'Europa. Ho puntato sui progetti, temi forti: ambiente, relazioni, intercultura. Ho creato una scuola con un corpo docenti stabile, meno rotazioni in cattedra». Parla sempre al plurale: lei e gli altri. Docenti, segretarie, bidelle, genitori. E bambini: «Il primo pensiero».
 Dal prossimo anno scolastico Donata Donati non sarà più la dirigente della Sanvitale-Fra Salimbene: la preside storica, quella che della carriera ha scalato tutti i gradini senza scorciatoie – concorso dopo concorso, da maestra di scuola materna a dirigente scolastico -, la manager che guida oltre 100 docenti e 950 studenti, lascia la «sua» scuola. Lei che è un motore trainante per l'istruzione a Parma. Buon senso e innovazione. Ora tira il freno. Va in  pensione: «La scuola è la mia passione. Ma ora è il tempo di fare anche altro: quello che mi piace e che finora non sono riuscita a fare. Poi si vedrà».
 Nell’ufficio, foto di classi, fiori, una gigantesca torta di cartone, dono degli alunni per il compleanno. Rimpianti? «Ma no. Quello che contano sono i felici incontri. Io li chiamo così. E quanti ne ho avuti. Trovi le persone giuste, scegli l’obiettivo, individui gli alleati. E vai. La scuola è fatta di relazioni, persone. Altro che scartoffie. Ci vogliono chiudere nella burocrazia. Io credo nelle persone».
 Concretezza e determinazione. Mediazioni e grinta. Sguardo avanti. C’è chi la accusa di decisionismo: «Di certo non mi faccio spaventare da una lettera dei sindacati, da un parere diverso o contrario». Lei che è stata funzionaria della Cgil scuola: «Bisognerebbe valutare sul campo la preparazione degli insegnanti. Posso avere docenti col master, ma che non sono capaci di relazionarsi con bambini, genitori e colleghi. La vogliamo dire tutta? Vado in pensione e non sono riuscita ad uscire da questa gabbia assurda delle graduatorie».  Idee chiare, senza steccati ideologici: «Noi abbiamo avuto graduatorie nazionali con persone che casualmente 15 anni fa avevano avuto un’esperienza di scuola. E io non posso accettare di fare salire in cattedra davanti ai bambini docenti di cui non conosco la preparazione». Ma come si giudica se l’insegnante è capace? «Ci sono dei parametri. E dopo due o tre mesi in cattedra, fa il contratto solo chi se lo merita. Se no, tanti saluti. Invece in Italia abbiamo supplenti che farebbero meglio a fare altro. E  ce li dobbiamo tenere».
Carattere. Una donna che sa gestire il potere, senza sensi di colpe: «Io  rispetto i ruoli. A patto che non mi facciano perdere tempo». Nel 2011, quando è scoppiata la polemica sulle mense, l’ha risolta in breve. La proposta era quella inserire un aiuto «esterno» nella custodia degli alunni durante il tempo mensa dei moduli (ora l’assistenza è affidata ai docenti). Levata di scudi dei sindacati. Donata Donata non si è squassata. Ha convocato gli insegnanti: «Ragioniamo. Ho parlato di un utilizzo migliore delle risorse del corpo docenti, quelle ore di assistenza mensa potevano diventare ore di didattica, visti i tagli alla scuola. Un’idea sensata. Perché insorgere? Gli insegnanti sono qui a lavorare, non sono i padroni della scuola, come non lo sono io». Battaglia vinta.
 Come il braccio di ferro sulle pulizie. Non ha mollato: «Ho tolto le squadre delle pulizie dalla scuola elementare. Nelle medie hanno sempre pulito i bidelli, personale dello Stato. Nelle elementari gli spazi delle pulizie erano divisi: alcuni, tipo gli uffici, rimessi a posto dai bidelli. Altri, le aule, la palestra, dalle squadre di pulizie, cioè da personale delle cooperative». Stesso piglio: «Sono stata un paio d’anni a discutere con i miei bidelli delle elementari. Passavo e dicevo: lì c’è una ragnatela. Risposta: colpa della squadra. E io: ma voi dovete collaborare. Un giorno mi sono stancata». E allora? «Ho detto: bene, rinuncio alle squadre di pulizia. Era il 2005. Questo voleva dire che il ministero mi avrebbe dato qualche bidello in più. E che i bidelli avrebbero dovuto pulire tutta la scuola. Ho chiamato i sindacati provinciali. Chi viene qui, deve lavorare e pulire tutto, anche alle elementari. Ora sento i miei colleghi che non sanno da parte guardare: da settembre le singole scuole sono state delegate a indire l’appalto per le pulizie. Una grana. Per fortuna, io l’ho risolta».
 Una scalata. Bore, Salso, Langhirano, quartiere Montanara, Oltretorrente, centro storico: dieci scuola, su e giù da autobus e corriere, gradino dopo gradino, tappa dopo tappa. Dalle aule delle materne alla scrivania da preside. «A Bore, si partiva in pullman alle 6,45, si tornava alle 8 di sera». La laurea in lingue, sempre lavorando. Il concorso per la cattedra alle elementari, nell’84. E ogni giorno tra i bambini. Tenacia, sacrifici. «Lo dico sempre, ogni corso mi è servito a qualcosa».  Ricordi: «Alla Cocconi, io e una collega, avevamo una classe complicata.  Ci abbiamo dato il sangue. Alla fine, siamo riuscite a costruire per loro un ruolo diverso nella scuola. Una classe con un valore riconosciuto. Da tutti. E poi li abbiamo portati in gita. Bello».
  Organizzatrice del lavoro, manager, sindacalista. Riunioni, carte, confronti. Ma il cuore torna sempre là. Alla prima  scelta: i bambini. Anni ’80, corso da psicomotricista al Don Gnocchi: «Quanto fervore. Un’equipe stupenda, con Maria Emiliani, Romano Superchi, Giulio Magnani, Eugenio Ghillani. Studiavamo i meccanismi di apprendimento e maturazione: osservando un bambino disabile, vedi quando si ferma. E allo stop, sai che devi aggirare l’ostacolo e trovare un’altra strada. Capisci meglio anche la normalità». Gli anni alla Cgil: «Ho avuto un distacco sindacale di due o tre anni. Un  punto di vista diverso. Alla fine sono tornata in classe. Era quello che volevo».
Non si è fermata. Anni ’90, preparazione al concorso direttivo: «Andavo a Bologna il sabato e la domenica. Anche lì, un bel gruppo: l’ispettore Cerini, Sergio Neri. Le menti che a livello di ispettori e pedagogisti tiravano tutto, in Emilia Romagna». Corso da dirigente scolastico, nel ’99: «Direttori e presidi a lezione,  mesi molto impegnativi».  Impari. Impari da tutto. Strade nuove, da pioniere: nel ’95 mette in piedi «Qui passiamo noi», anticipazione dell’attuale «Piedibus»: «Percorsi casa-scuola per i bambini, in autonomia. C’era il “Negozio amico”, i bambini si potevano fermare e chiedere aiuto. Coinvolgimento del territorio, dei genitori. Oggi “Piedibus” è troppo costoso: l’adulto accompagnatore va pagato, invece bisognerebbe responsabilizzare di più i bambini».  Il progetto sull’apprendimento, che è oggi è diventato pratica di screening in tutte le scuole, l’introduzione della psicologa: «Paola Mendogni, bravissima, che è ancora con noi».  Il sabato a casa: «Cambiamento epocale. Ci siamo arrivati pian piano. Adesso hanno iniziato anche le altre scuole. Ho avuto un gruppo di genitori che me l’hanno chiesto, ho detto: perché no? Siamo andati avanti».  Gli altri l’hanno rincorsa.
 Adesso riflette sul salario indifferenziato degli insegnanti: «Mi ricordo quando ero insegnante alle materne. Le arrabbiature per avere lo stesso stipendio di chi non lavorava come me. Le colleghe che per anni e anni facevano sempre le stesse schede. Lo devi differenziare questo benedetto salario. Ci vuole una valutazione. Partiamo e arriviamo tutti allo stesso modo: lavativi e no. Bisogna cambiare. Non si possono chiedere più soldi se non c’è una valutazione della qualità del lavoro. Anche del mio».
  Aria. Ossigeno. Idee. Quelle finestre Donata Donati non le ha chiuse più.

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  • Vincenzo

    25 Luglio @ 08.59

    Visto che la classe dirigente politica della nostra città fa acqua, mi piacerebbe che persone come la dott.sa facessero un'esperienza di amministrazione per dimostrare cosa significa laorare con passione, competenza, onestà, buon senso. Voteremmo tutti più sereni e non il meno peggio.

    Rispondi

  • salvatore pizzo

    25 Luglio @ 00.30

    In merito alle notizie che da più parti vengono accreditate circa una presunta “battaglia vinta”, da parte della signora Donata Donati, “a fronte di una levata di scudi dei sindacati”, evidenziamo che la dirigente dell’Istituto Comprensivo “Sanvitale – Frà Salimbene”, si sta ponendo come protagonista di un qualcosa che pone interrogativi molto delicati: è aperta sostenitrice dell’ingresso nelle scuole di operatori di certe ditte private i quali non possiedono alcuna qualifica per insegnare, ciò al fine di sostituire impropriamente i docenti che mancheranno nel corso del prossimo anno a causa dei tagli statali. Il gruppo Maestre e Maestri, autoconvocati, di Parma e Provincia, ricorda alla signora Donati, la quale ha anche un trascorso di autorevole rappresentante della Cgil, che: “Mai i rappresentanti sindacali dei docenti sono stati consultati ufficialmente su questa aberrazione che si sta compiendo a Parma, hanno ricevuto un informativa da un politico solo a cose fatte. Al tavolo tecnico aperto in municipio non è stato coinvolto alcun rappresentante degli insegnanti, tantomeno il collegio dei docenti della Scuola che ella stessa dirige, ha mai deliberato qualcosa che riguardasse questo aspetto”- il portavoce Salvatore Pizzo – fa presente che con gli avvocati si sta valutando di chiedere alla magistratura, di verificare se il fatto di destinare in questo modo soldi pubblici ai privati, sia o meno compatibile con il codice penale. Il fatto si vogliano destinare a ditte private, le risorse economiche messe gentilmente a disposizione dal Comune per tamponare i tagli alla scuola” – continua Pizzo – “sta diventando occasione di lucro per qualche soggetto interessato, questo è sciacallaggio. I soldi devono essere conferiti alle scuole, che hanno a disposizione graduatorie zeppe di personale qualificato che da anni lavora con i bimbi”. Conclude il portavoce Pizzo: “E’ ora di iniziare a sostenere quelle proposte di legge che propongono l’elezione dei presidi, è ora che insegnanti, bidelli e impiegati si liberino di certi decisionisti e valutino chi periodicamente amministra la loro vita lavorativa”. A Parma nella sola scuola elementare ci sono 480 docenti precari, vi lavorano da anni, è gente che non ha più voglia di abbozzare, sarebbe bene che chi di dovere si metta in testa che oltre ad essere elettori con famiglie a carico, possiedono anche i mezzi idonei a reagire e difendersi.

    Rispondi

  • andrea

    24 Luglio @ 20.09

    Tanti auguri, è un peccato perdere un Dirigente così

    Rispondi

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