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Pioggia di cartelli "cedesi attività" nelle vie del centro

Pioggia di cartelli "cedesi attività" nelle vie del centro
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di Chiara Pozzati

Vendite in caduta libera, affitti alle stelle, conti che non tornano: per qualcuno saranno ferie «fatali». Aumenta la sfilza di «affittasi», «vendesi», «cedesi attività» appiccicati su vetrine svuotate e si teme che a settembre saranno in molti a non risollevare le saracinesche.
 La voce arriva direttamente dai negozianti del centro che si guardano con sospetto e apprensione. Intanto le associazioni di categoria avvertono: è un’estate difficile, culmine di un «annus horribilis», un centinaio di negozi rischiano di scomparire entro il 31 dicembre. Basta perdersi tra le vie dello shopping e dintorni per notare il vorticoso rincorrersi di negozi sgombri e cartelli che invitano all’affitto. Tra i più colpiti sicuramente borgo Angelo Mazza: due negozi vinti dalla crisi e qualche trasferimento «forzato» nell’arco di pochi mesi. Il tutto a una manciata da via Cavour. La chiusura più recente risale a due settimane fa: dove una volta spiccavano camicie d’alta sartoria (l'inconfondibile insegna His Royal Highness ha resistito) ora c'è il vuoto. «Se è per questo - confida uno dei veterani del borghetto - "Olivia" è sfitto da circa un anno». C'è poi la sfilza di «affittasi» di via Repubblica, che si rincorrono da piazza Garibaldi a barriera. E se c'è chi approfitta delle vacanze per un trasferimento strategico («Chiuso per ferie, riapriamo il 5 settembre in via Nazario Sauro», recita il cartello piazzato sulla vetrina di «It's me officina delle idee»), c'è chi ammette candidamente la riapertura con tanto di nuova gestione. Ma il turn over di vetrine più impressionante è quello di via Mazzini, dove gli esercizi commerciali (escluse le grandi catene e gli storici) durano mediamente un paio d’anni. Luca Vedrini, numero uno di Confesercenti, parla di un aumento della cessazione delle attività commerciali stimato tra il 6 e il 10%, «e secondo le nostre previsioni - che speriamo rimangano su carta - sono un centinaio i negozi di Parma e provincia che rischiano di chiudere i battenti entro il 31 dicembre». 
Si sprecano scongiuri e appelli «ma la verità - prosegue Vedrini - è che il centro rischia di tramutarsi in un deserto». «Si tratta di un trend fortemente negativo per le imprese commerciali - rincara la dose Cristina Mazza, vicedirettore di Ascom - a testimonianza della perdurante e crescente difficoltà delle imprese di Parma e provincia a resistere sul mercato». Secondo i dati relativi alle iscrizioni e alle cessazioni nel Registro Anagrafe Camerale, forniti da Movimprese, sono 127 le imprese che hanno chiuso i battenti nel primo trimestre 2011 (contro 47 iscrizioni) e la situazione non migliora nel secondo (65 cessazioni contro 48 iscrizioni). 
«Purtroppo - afferma la Mazza - l’attuale trend negativo potrebbe perdurare con risultati sempre più devastanti per il tessuto economico della città. Ci spiace inoltre constatare che ad abbassare la saracinesca sono prevalentemente botteghe storiche, consolidate nel territorio, mentre le nuove iscrizioni sono prevalentemente attribuibili a partite iva generiche, di servizi vari o relative ad attività non classificate».
 

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  • Geronimo

    15 Agosto @ 18.56

    Non tutti capiranno questo messaggio ma diciamo che la grande distribuzione sta anche generando il peggioramento della qualità dei prodotti del territorio, avete mai preso un panino al prosciutto in una qualsiasi bottega in città o in qualche paese? Cos'è meglio quello o il prosicutto che si prende al supermercato?

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  • andretto monica

    14 Agosto @ 02.04

    grazie di aver ascoltato un grido soffocato dalla paura .... grazie davvero!!!

    Rispondi

  • marco

    13 Agosto @ 19.04

    L'APERTURA "senza cognizione" DI CENTRI COMMERCIALI, desertifica il centro storico, che vive, da sempre, come centro amministrativo, culturale e commerciale. La funzione commerciale doveva essere governata, invece è stata DROGATA... del resto cosa potevamo aspettarci ?

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  • TheHunter

    13 Agosto @ 17.56

    @Paolo Reggiani: QUOTO IN PIENO. Aggiungo che a differenza di grandi crisi del passato (vedasi appunto quella del '29 negli Stati Uniti), ora abbiamo un'economia e soprattutto una produzione industriale basata in larga parte sulla creazione in quantità , modi e tempi incredibili di beni NON di prima necessità. E' ovvio che sono i primi ad andare in crisi, infatti guarda caso le aziende che reggono abbastanza bene sono quelle alimentari (avete visto qualche panetteria chiudere???). Sicuramente le astutissime campagne di marketing di queste industrie unite all'indole umana che una volta acquisita una comodità sembra non poterne più fare a meno, hanno consentito a questo sistema economico di continuare ad esistere anche in questa difficile situazione (in parte perchè bene o male la maggioranza della popolazione ha ancora un lavoro da cui trarre risorse per acquistare questi beni fondamentalmente inutili, e in parte perchè a differenza del passato, pur di continuare a vivere con il tenore di vita a cui si è abituati, le persone sacrificano in tutto o in parte gli esigui risparmi). Inutile dire che la fine di tutto questo è prossima ed è pura chimera sperare che le cose possano tornare come prima. A chi pensa che non sia vero non si faccia illusioni: indubbiamente ci vorrà ancora tempo, magari anche qualche lustro, non sono cambiamenti che avvengono in poco tempo. Pensandoci bene stiamo tornando a una situazione simile a quella feudale: ricchi signori e grandi masse di poveri. La colossale differenza e che allora il povero cercava solo di sopravvivere perchè le comodità, la vita agiata e il progresso non li aveva mai conosciuti, ora invece il povero "moderno" li conosce eccome, oppure li vede tutto intorno a se, ne viene bombardato tutti i giorni dai mass-media. Si salveranno solo quelli che sapranno tornare ad una vita austera fatta solo di cose veramente utili (da quì sicuramente una grossa rivalutazione anche dei veri valori della vita che attualmente sono finiti sotto le suole delle scarpe). E per chi possiede della terra....tenetevela stretta: tra qualche decennio potrebbe tornare a sfamarvi come una volta.

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  • sabcarrera

    13 Agosto @ 17.13

    Ci sono molti settori che stanno cedendo all'internet. Neanche i centri commerciali possono contro questo

    Rispondi

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