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Visto da Parma - Con i simboli non si scherza

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di Pino Agnetti

Adesso che le acque si sono almeno parzialmente calmate, c’è modo e spazio per porre una semplice domanda: che bisogno c’era? Che bisogno c’era, in questa estate già destinata a entrare negli annali come una delle più tristi e anche vergognose della storia di Parma, di andare a inventarsi un incredibile quanto mortificante dualismo toponomastico fra due eroi immortali della Repubblica, quali appunto Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, e due “eroi” sì - ma del piccolo schermo e della risata - come Raimondo Vianello e Sandra Mondaini? 

Eppure, l’impresa non solo è stata pensata e tentata, ma addirittura difesa a oltranza con argomentazioni di una goffaggine pari solo alla totale assenza del ridicolo. Salvo poi compiere una – ahimé – tardiva e abbastanza contorta retromarcia quando il disastro (l’ennesimo) anche di tipo mediatico era già stato fatto. Tanto da essere ripreso, con toni giustamente a metà fra l’allibito e lo scandalizzato, pure dalla grande stampa nazionale. Di questo passo, va già bene che sotto i Portici del Grano non si siano fatti venire l’idea di sostituire la statua di Garibaldi nella principale piazza cittadina con quella di Mike Bongiorno. Il quale una statua la meriterebbe pure (per la verità ci hanno già pensato in parecchi). Ma che, di fronte alla colossale gaffe al limite dell’insulto storico che ha coinvolto indirettamente i suoi grandi amici Sandra e Raimondo, sarebbe stato costretto a mutare il suo proverbiale motto “Allegria!” in un afflitto e sconsolato “Malinconia!” (dal dizionario dei sinonimi e contrari ).
E poi scusate. Si voleva dare un lustro maggiore ai due magistrati trucidati da Cosa Nostra tramite l’intitolazione di una via o di un luogo ancora più rilevanti nel contesto urbano locale? Benissimo. Ma allora la cosa andava affrontata non nel chiuso di una Commissione o di una riunione di Giunta. Bensì, alla luce del sole. Coinvolgendo e “sondando” preventivamente la città. Quella stessa collettività che, da anni ormai, conosce e frequenta il parco in questione. E per la quale quest’ultimo resterà, per sempre, “il posto di Falcone e Borsellino”. D’accordo. Niente più di un prato verde su cui giovani e anziani si ritrovano a camminare e a sostare sotto gli alberi. Ma, proprio perciò, legato indissolubilmente a un simbolo che - per chi c’è stato e vi si è raccolto dinanzi in silenzioso omaggio - rappresenta un pezzo di storia insieme tragica e nobile della Nazione: l’albero di Falcone a Palermo. 
Anche per questo dire con toni palesemente stizziti che la decisione finale “spetta a chi governerà Parma nel 2012”, invece che riparare la tela, la lascia spiacevolmente quanto inutilmente strappata. Anche perché buttato lì senza neppure abbozzare un semplice (e certo assai più convincente e apprezzabile): “E’ vero, anche se non era questa la nostra intenzione, ci siamo sbagliati…”. Motivo in più per ribadire oggi che quel parco dovrà continuare a chiamarsi comunque, e a prescindere dai futuri assetti amministrativi di Parma, come si chiama adesso. E’ l’opinione non solo di chi scrive. Ma di tutti i parmigiani, non importa di quale colore politico, convinti in cuor loro che si può anche scherzare su tutto. Ma non con i simboli.
 

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  • Pino Agnetti

    13 Agosto @ 20.11

    Vedo che nemmeno l'imminente Ferragosto induce al riposo e a un salutare consiglio il "signor Nocciola" (o chi per lui). Il quale, tra un'offesa gratuita di qua e una sparata da neurodeliri di là, insiste nel difendere l'indifendibile e nel coprirsi di ridicolo. Il tutto però mascherandosi - stavolta sì saggiamente - dietro il solito anonimato che, tanto per restare in argomento, sa tanto di cultura mafiosa. Non varrebbe nemmeno la pena di rispondere se di mezzo non ci fossero i nomi di Giovanni Falcone e di Paolo Borsellino. Forse mentre loro lottavano e morivano per difenderci, qualcun altro studiava già come difendere la "casta" sperando di ricavarne in cambio qualche misero avanzo. Auguri dunque di buon ferragosto, "sig. Nocciola": la sua brava parte l'ha fatta anche stavolta e certo qualcuno le sarà riconoscente. Prima, però, lasci che mi complimenti con lei per il freudiano e davvero geniale soprannome. Cos'è: forse le si è rotto qualcosa? Pino Agnetti

    Rispondi

  • Nocciola

    13 Agosto @ 10.13

    non so chi sia sto Pino Agnetti, di sicuro è uno che non ha letto una riga di quanto accaduto su questa vicenda e, soprattutto, non ha letto le numerose precisazione di Fecci. Ma vabbeh, si sa che fare orecchie da mercante è un'abitudine molto diffusa. Di sicuro non conosceva nemmeno i Vianello, dato che "allegria" era il motto di Mike Bongiorno. Forse sarebbe il caso di far scrivere i commenti a persone più scrupolose, che si leggono gli articoli e tengono in considerazione TUTTI gli aspetti della vicenda in questione. Ma si preferisce ignorare la delibera del 2007, così come si preferisce ignorare che Fecci si è insediato nel 2009. Quindi le pretese di lasciare certe questioni a chi verrà in futuro, non tiriamole fuori solo quando fa comodo.

    Rispondi

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